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Turismo all’aria aperta in Toscana: previsioni buone per l’estate 2021

I condizionamenti della pandemia continueranno però a farsi sentire: sarà in massima parte il turismo domestico a movimentare gli affari

Resistere aspettando che tornino i turisti stranieri. È la parola d’ordine delle imprese toscane del turismo all’aria aperta per l’estate 2021, che si dovrebbe comunque prospettare positiva.

Secondo l’indagine previsionale effettuata da Side Note Scc per conto di Faita-Confcommercio Toscana, infatti, l’attività di campeggi e villaggi turistici porterà in Toscana 11,4 milioni di pernottamenti e una spesa complessiva intorno ai 500 milioni di euro, per una crescita media dell’1,5% di presenze e dell’1,9% di fatturato rispetto all’estate 2020, con un rimbalzo più forte nell’entroterra, che lo scorso anno aveva registrato le perdite peggiori.

Il comparto confermerà così la sua importanza nell’economia turistica regionale, in particolare nelle aree costiere. Nel 2019, prima della crisi pandemica, assorbiva il 21% delle presenze toscane, il 48% di quelle legate al turismo balneare. In pratica, un turista su due di quelli che sceglievano la Toscana per andare al mare (uno su cinque in generale) dormiva in strutture ricettive all’aria aperta. E anche quest’anno c’è chi (6 operatori su 10) scommette che i risultati del settore serviranno a tamponare le perdite degli altri.

I condizionamenti della pandemia continueranno però a farsi sentire: tre ospiti su 4 (75%) di campeggi e villaggi sulla costa saranno connazionali. Anche per l’estate 2021, quindi, sarà in massima parte il turismo domestico a movimentare gli affari. Per gli stranieri è anzi atteso un ulteriore calo del 7,5%, dopo la riduzione del 48% segnalata per l’anno 2020, penalizzando l’area costiera (-11%) e in particolare il grossetano. Molto dipenderà però da eventuali iniziative legate alle destinazioni Covid free, che potrebbero ribaltare il risultato.

Il 51% degli imprenditori intervistati prevede un ritorno degli ospiti stranieri già nella stagione 2022, il 30% lo colloca nel 2023 e il 19% non prima di tre anni. Una percentuale di pessimisti, dunque, ancora piuttosto alta. Grande aspettativa è riposta negli arrivi dalla Germania, a condizione che i contagi in Italia siano sotto controllo (32%) ma, principalmente, che sia istituito il passaporto sanitario (39%).

Nel frattempo, gli operatori del turismo all’aria aperta cercano soluzioni per fronteggiare l’emergenza in attesa di ritrovare lo sprint: oltre l’80% interverrà sul personale, riducendo al minimo l’impiego di lavoratori stagionali; c’è poi chi ha deciso di rinviare gli investimenti previsti per questa stagione e infine chi taglierà le spese in comunicazione (pubblicità e presenza sui social).

Per il futuro, le carte vincenti del turismo all’aria aperta saranno sostenibilità, esperienze legate al territorio, benessere e socialità. Essenziale, secondo gli imprenditori, sarà puntare su una campagna di comunicazione specifica per il settore, poi investire nel rinnovo delle attrezzature fisse di proprietà delle strutture. La richiesta dei clienti è infatti sempre più orientata a declinare il soggiorno a contatto con la natura all’insegna della comodità: meno tende coi sacchi a pelo e più bungalow con ampio bagno in camera, insomma.

“Il mondo del turismo sta attraversando un momento estremamente difficile, non solo per il calo dei viaggiatori, ma anche per la grande incertezza che lo caratterizza –  spiega il presidente di Faita-Confcommercio Toscana Giampiero Poggiali . La stagione passata, cominciata nel pessimismo, a consuntivo si è rivelata migliore delle aspettative: il 2020 si è chiuso limitando le perdite ad un -10%, grazie al fatto che il turismo nazionale ha sostituito, seppur parzialmente, quello internazionale, in particolare lungo la costa, mentre nell’interno le difficoltà sono state molto maggiori. Per la stagione 2021 ci aspettiamo risultati in linea con quella precedente e ci auguriamo una ripresa anche per le zone più penalizzate lo scorso anno”.

“Questa sostanziale tenuta  – sottolinea Poggiali – è importante nell’ottica della gestione delle imprese e della tenuta occupazionale, ma lo è ancora di più per il sistema economico dei territori, in particolare nelle aree costiere, dove i posti letto nei campeggi e villaggi turistici raggiungono quasi il 60% dell’intera offerta delle strutture ricettive. Sono sicuro che la strada che stiamo percorrendo ci porterà verso una ripresa stabile e che nell’arco di un paio di stagioni vedremo anche il ritorno degli stranieri. Ma non sarà indolore e la ripresa richiede un impegno di tutti, in un lavoro comune che deve vedere le imprese affiancate, ascoltate e sostenute da Stato e Regione”.

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