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Confcommercio Toscana: “Canoni di locazione da rinegoziare in virtù dei fatturati”

Il presidente Marinoni: "Serve una presa di posizione più netta da parte del governo"

Se i ricavi delle imprese sono ridimensionati, bisogna fare qualcosa per ridimensionare anche i costi. Come? Prima di tutto rinegoziando i canoni di locazione in virtù dei fatturati, poi con un intervento governativo che aumenti il credito d’imposta e i benefici fiscali di chi trova un accordo. È l’unica via per tutelare imprese, famiglie e mercato immobiliare”.

È il punto di vista che Confcommercio Toscana sta portando avanti da oltre un anno, ora con l’assist servito dai sindacati dei lavoratori e degli inquilini della Toscana (Cgil, Cisl, Uil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini) che hanno rivolto un appello al presidente della Regione Eugenio Giani affinché favorisca gli accordi territoriali per canoni agevolati concordati sulle locazioni commerciali.

“È chiaro ed evidente a tutti, a più di un anno dallo scoppio della pandemia, quanto la nostra associazione sostiene da tempo – sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni – quando le entrate delle imprese sono ridotte o addirittura impedite, occorre almeno fermare le uscite per aiutarle a salvarsi da questa terribile crisi, mantenendo l’occupazione. E quello delle locazioni è uno dei costi più alti da sopportare, soprattutto nei centri storici di città che, come Firenze, hanno ereditato un alto valore commerciale che però non corrisponde più alla realtà, almeno fino a quando non riprenderanno i flussi del turismo internazionale”.

Lungi da noi demonizzare la rendita immobiliare – prosegue Marinoni – che in una economia di mercato è pienamente legittima. Bisogna però prendere atto che certi valori immobiliari dopo 15 mesi di pandemia non sono più gli stessi di prima. Il mercato immobiliare deve ritrovare la misura del reale, sfuggendo dalla logica degli assett strategici che lo ha reso campo di manovra di grande holding finanziarie, ma che gli ha fatto perdere di vista la concretezza del territorio, delle famiglie e delle piccole e medie imprese che lo popolano”

“Tuttavia – avverte il direttore di Confcommercio Toscana – per risolvere la questione non si può fare leva solo sulla riduzione dei canoni e sulla buona volontà dei proprietari, pena il crollo di quel modello italiano che vede nel patrimonio immobiliare un investimento redditizio e vitale per le famiglie. Idem per il blocco degli sfratti: è una soluzione tampone che alla fine scontenta tutti e non mette in sicurezza il giusto valore immobiliare”.

Per questo motivo, oltre agli accordi territoriali per riparametrare i canoni, Confcommercio Toscana sollecita una presa di posizione più netta da parte del governo: “Occorre prevedere un credito d’imposta più alto, maggiori benefici fiscali e sostegni finanziari e creditizi adeguati”.

“Fondamentale è migliorare il dialogo tra le parti e per questo abbiamo stimolato gli incontri tra le rappresentanze della proprietà immobiliare e quelle delle imprese locatarie. Per lo stesso motivo, ora vediamo con favore l’adozione di un protocollo regionale in materia di canoni agevolati e concordati, così come proposto dai sindacati dei lavoratori e degli inquilini toscani. A livello fiorentino siamo già stati tra i firmatari dell’intesa voluta dalla prefettura. Occorre davvero l’impegno di tutti, a livello nazionale come territoriale, per trovare una via che aiuti la nostra economia a reggere botta senza mortificare nessuno. Se non si interviene in modo rigoroso ed incisivo rischiamo di vedere chiusi tantissimi locali, negozi, botteghe artigianali che ora animano le nostre strade. Già prima del Covid la crisi dei consumi era in atto da anni e in certe aree delle nostre città i fondi sfitti erano aumentati…”.

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