Infermieri stranieri senza riconoscimento del titolo, l’Ordine di Pisa dice ‘no’

Il presidente Carlotti: "Non sottoscriveremo, così come chiesto dalla Regione, la convenzione per agevolare l’esercizio della professione ai colleghi extra Ue"

Infermieri stranieri senza riconoscimento del titolo, l’Ordine di Pisa dice ‘no’.

“La carenza infermieristica era prevista, prevedibile e annunciata e la responsabilità è di una politica a dir poco miope. La pandemia non ne è la causa, questa ha solo anticipato il fenomeno – spiega il presidente Emiliano Carlotti -. La soluzione del Governo, sposata dalla Regione Toscana: elargire permessi per ‘l’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie in deroga alle norme in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie’. Vista la grave carenza, allora si accetta, anche se temporaneamente, personale extra Ue purché abbiano conseguito il titolo secondo specifiche direttive dell’Unione Europea. Prevedere che questo sarà il preludio alla classica sanatoria all’italiana non farà certo di me un veggente. La contrattazione al ribasso della qualità degli infermieri stride con l’enorme numero di colleghi precari impiegati nelle nostre corsie, con una graduatoria concorsuale sostanzialmente ferma, con il ricorso al lavoro interinale e anche, è giusto dirlo, con un contratto di lavoro che sarà rinnovato già scaduto e che non promette niente di quanto promesso. I già decantati eroi si lascino dunque bastare la gratitudine”.

“Il problema è solo ed esclusivamente quantitativo, con buona pace della qualità. Questo personale sarà impiegato nelle Rsa, dove l’obiettivo è reperire personale a basso costo, poco importa che sia qualificato, tanto dovrà solo badare e dare la terapia ai nostri anziani. Per l’assistere e prendersi cura ci sarà tempo: la qualità va in deroga – prosegue Carlotti -. Adesso la Regione Toscana chiede agli Ordini provinciali di sottoscrivere una convenzione per agevolare l’esercizio della professione ai colleghi extra Ue. Ebbene quest’Ordine si assume la responsabilità politica di non sottoscriverla: non la sottoscriviamo sino a quando ci saranno colleghi precari e interinali nelle nostre corsie; non la sottoscriviamo sino a quando non sarà esaurita la graduatoria concorsuale; non la sottoscriviamo sino a quando non avremo un contratto che valorizzi sia economicamente che per quanto riguarda le possibilità di carriera, la nostra professione; non la sottoscriviamo sino a quando dovremmo sottostare all’anacronistico, antistorico, iniquo e sperequativo vincolo di esclusività; ma soprattutto non la sottoscriviamo e non la sottoscriveremo perché convinti che la tutela della salute dei cittadini non possa essere derogata. In effetti, è questo il principale mandato che abbiamo”.

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