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Consenso informato alle terapie, a Careggi il progetto di collaborazione col tribunale

L'equipe specialistica, qualora il paziente non risulti capace di esprimere un valido consenso informato, predispone la documentazione

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Nell’azienda Careggi di Firenze sono 40 nel 2021, i primi casi in Italia, di nomina urgente di amministratori di sostegno provvisori per pazienti in condizioni di non poter esprimere un valido consenso informato alle terapie, l’atto indispensabile a legittimare giuridicamente le cure.

“La procedura – spiega lo psichiatra Rolando Paterniti direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria Forense – è stata avviata grazie alla disponibilità della presidente del tribunale di Firenze Marilena Rizzo e del giudice Silvia Governatori che dirige la Sezione Civile dell’ufficio del giudice tutelare.

“Sono sempre di più, soprattutto a causa dell’età avanzata – prosegue Paterniti – le persone che al momento del ricovero si trovano in condizioni di non poter esprime una volontà consapevole alle cure, una situazione che si è aggravata in epoca pandemica con ospedalizzazioni urgenti per pazienti fortemente debilitati. Nei casi in cui non vi siano le condizioni di assoluta emergenza, necessarie a legittimare comunque un intervento in base allo stato di necessità, i sanitari si trovano in difficoltà poiché il consenso è strettamente personale e la volontà di congiunti o parenti non è sufficiente a conferire piena legittimità all’atto medico”.

“Da queste esigenze – aggiunge Paterniti – si è sviluppato il progetto DeCaCiv (DEgenti CAreggi Capacità di Intendere e di Volere) nell’ambito di una collaborazione con il tribunale di Firenze per la nomina, con procedura urgente, di amministratori di sostegno temporanei che in poche ore, dalla richiesta proveniente dai sanitari, possono validamente esprimere un consenso pienamente efficace a supporto del paziente. Il giudice nomina spesso un familiare, se disponibile, ma anche un legale che non svolgerà la funzione di sostegno in ambito patrimoniale, ma un compito limitato anche nel tempo, finalizzato alla decisione assistenziale di consentire specifici trattamenti terapeutici.

“Il progetto DeCaCiv – conclude Paterniti – è realizzato dalla Unità Operativa di Psichiatria Forense e prevede l’intervento di uno psichiatra forense e di uno psicologo giuridico presso il reparto di degenza, per una valutazione specialistica psico-forense del paziente ricoverato, con l’eventuale somministrazione di test psicodiagnostici e una relazione di consulenza in cartella clinica. L’equipe specialistica, qualora il paziente non risulti capace di esprimere un valido consenso informato alle prestazioni sanitarie, predispone la documentazione che sarà inoltrata dalla direzione sanitaria al giudice tutelare di Firenze, con la richiesta di nominare un amministratore di sostegno provvisorio”.

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