Donne al lavoro: formate, occupate ma ci sono diseguaglianze salariali rispetto agli uomini

Poche quelle impiegate in ruoli dirigenziali rispetto agli uomini

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Più formate, occupate, ma con ancora molta strada da percorrere in termini di uguaglianza salariale e di posizioni apicali.

È questa la fotografia della situazione delle donne in Toscana che emerge dal convegno organizzato stamani a Firenze dalla Uil Toscana “Donne Lavoro. Dalla parità dei diritti alle mancate opportunità”, a cui hanno partecipato, oltre alle delegate del Coordinamento Pari Opportunità Uil Toscana, il segretario Generale Uil Toscana, Paolo Fantappiè, la segretaria Uil Nazionale, Ivana Veronese, la segretaria Uil Toscana delega pari opportunità, Triestina Maiolo, l’assessora regionale al Lavoro e Pari Opportunità, Alessandra Nardini, la consigliera regionale di Parità, Maria Grazia Maestrelli. 

Le donne toscane studiano più e meglio degli uomini. Attualmente nella fascia 25-29 anni la percentuale di donne laureate (31%) è superiore di 9 punti a quella degli uomini (22%), nella fascia 30-34 il divario aumenta a 13 punti (donne 36,2% contro il 23% degli uomini). Questa differenza a favore delle donne nei tassi di istruzione è una particolarità italiana e toscana che ci distingue dalla media europea.

Anche nel mercato del lavoro la Toscana mostra, rispetto alla media italiana, alti tassi di partecipazione femminile. I dati forniti dall’Istat ci restituiscono un’immagine di una Toscana i cui l’occupazione femminile ha superato la soglia del 60%, l’11% in più della media nazionale (poco sopra il 49%). Anche i livelli di disoccupazione femminile sono più bassi della media italiana (9%). E la percentuale di donne occupate cresce se cresce il livello di istruzione: il 78% delle toscane laureate tra i 25 e i 54 anni sono attive nel mercato del lavoro, contro il 67% della media italiana.

Resta il nodo del rapporto tra uomini e donne nelle posizioni verticali, penalizzante nei confronti di quest’ultime soprattutto tra i dirigenti. In Toscana le lavoratrici dirigenti sono circa 600 rispetto agli oltre 3.100 uomini. I quadri donne sono circa 7.300 contro 16.200 uomini.

Il divario salariale tra uomini e donne è presente soprattutto nel settore privato, dove le donne arrivano a guadagnare anche il 30% in meno degli uomini a parità di mansione. Nel pubblico il gap si assottiglia, anche se non scompare del tutto. Si assiste al fenomeno per cui il gap salariale è inversamente proporzionale al reddito complessivo: il gap è maggiore per i salari più bassi, mentre diminuisce progressivamente per i salari più alti. In sostanza per le mansioni meno retribuite le donne vengono penalizzate di più rispetto agli uomini.

“Anche in vista del congresso nazionale dobbiamo affrontare temi non più rinviabili – ha detto Ivana Veronese, segretaria Uil Nazionale – A cominciare dalla formazione sulle molestie nei luoghi di lavoro, perché spesso i nostri Rls non sono adeguatamente formati su questo aspetto fondamentale. E poi la contrattazione: penso alla maternità, la paternità, il gap salariale, la precarietà ma non solo. La contrattazione è un tema centrale che richiama noi sindacalisti direttamente in causa. È il nostro lavoro dare garanzie contrattuali”

“Il Pnrr –  ha aggiunto Veronese – è una grande opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire per superare la precarietà nel mondo giovanile, che colpisce in particolare proprio le donne. Dobbiamo costruire lavoro stabile di qualità, andando a colpire tutti quei settori che abusano della flessibilità trasformandola di fatto in precarizzazione”.

“Anche se la Toscana mostra un livello occupazionale femminile migliore rispetto ad altre regioni, ancora non ci siamo – ha detto il segretario generale UIL Toscana, Paolo Fantappiè – Dobbiamo invertire questo trend mettendo in campo strumenti legislativi mirati che garantiscano alle lavoratrici una conciliazione vita-lavoro degne di un paese civile. Anche dal punto di vista salariale c’è un divario inaccettabile tra uomini e donne, dove queste ultime sono troppo spesso penalizzate in modo ingiustificato. È poi inaccettabile che le donne – più istruite e più numerose rispetto agli uomini – siano messe ai margini quando si tratta di scegliere ruoli dirigenziali. Se le donne, infatti, rappresentano il 51%, solo il 28% ricopre posizioni apicali. Serve insomma un grande impegno da parte di tutti nella valorizzazione del capitale umano femminile, riequilibrando il numero delle donne nelle posizioni di vertice, donne che oggi detengono un bagaglio formativo e culturale superiore a quello degli uomini”.

Il Pnrr può e deve essere l’occasione per creare (laddove non esistano ancora) e valorizzare (laddove invece servono interventi) le infrastrutture sociali che possano alleggerire il carico di cura non retribuito che grava in buona parte sulle donne – ha infine detto Triestina Maiolo, Segretaria UIL Toscana con delega alle pari opportunità – Pensiamo al rafforzamento di tutti quei servizi di supporto all’assistenza domiciliare, ai servizi scolastici e di assistenza ai figli in età scolare che mancano o sono carenti anche in Toscana. Ma è proprio questo il punto, il Pnrr mette in evidenza una cultura dominante: il verbo curare è un verbo al femminile. Va spezzato questo schema. Vanno creati dei presupposti per distribuire i carichi di lavoro, perché di questo si tratta a tutti gli effetti, in modo più equo all’interno delle famiglie. Per questo chiediamo che accanto a strumenti e infrastrutture che sono indispensabili, si creino le condizioni affinché la battaglia per la parità di genere diventi culturale e fondante. Attraverso confronti con il mondo del lavoro e quello delle Istituzioni, cercando la parità di genere in ambito sociale, culturale e economico”.

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