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La maggioranza degli infortuni è alla mano, la pandemia ha fatto diminuire incidenti e malattie in conceria

Il lockdown ha contribuito. Il 30% delle denunce nazionali è in Toscana

Tra gli infortuni e malattie professionali nel settore conciario, secondo l’Inail quasi il 30% avviene in Toscana. Scendendo nel dettaglio dei tre distretti principali, sempre negli anni dal 2016 al 2020, il Veneto risulta essere quello maggiormente a rischio di infortunio. Rispetto al totale dei casi denunciati in tutto il territorio nazionale, con una quota media annua del 58,3%, questa area precede la Toscana (29,3%) e la Campania (1,6%). La conceria italiana detiene da anni un ruolo di leader internazionale di settore. Le motivazioni principali sono da attribuirsi all’elevato sviluppo sia in termini di tecnologia utilizzata, sia in termini di qualità raggiunta. Si consideri anche l’impegno in ottica ambientale e l’abilità nell’innovazione del design e dello stile che ne fanno un fiore all’occhiello del made in Italy. L’Inail ha pubblicato un report annuale ad hoc interamente dedicato al settore conciario, con tutti i dati aggiornati fino al 31 dicembre dello scorso anno.

Il quadro generale delle concerie

A livello territoriale, l’industria conciaria si sviluppa tradizionalmente nel distretto veneto (Valle del Chiampo), toscano (in alcuni comuni nelle province di Pisa e Firenze) e campano (nei dintorni di Avellino e Napoli), come riporta l’Unione nazionale industria conciaria (Unic), la più importante associazione a livello mondiale degli industriali conciari. La stessa rileva anche che, nonostante la pandemia abbia reso negativi quasi tutti risultati economici – unica eccezione la filiera delle pelli per arredamento – visto che la crisi ha colpito indiscriminatamente l’industria conciaria mondiale, quella italiana non ha subito cambiamenti nel suo ruolo di leader mondiale. La quasi totalità delle aziende (81,1%) si concentra infatti all’interno di specifici comprensori produttivi territoriali come la Toscana (37,2%), il Veneto (27,2%) e la Campania (16,7%). Dal punto di vista delle risorse umane impiegate in questi tre distretti, le proporzioni variano significativamente. La maggior parte degli “addetti anno” si concentra, infatti, nel Veneto (42,5%), seguito dalla Toscana (34,6%) e dalla Campania (9,6%).

Infortuni in calo ma ha influito molto la pandemia

Dal punto di vista degli infortuni sul lavoro, nel quinquennio 2016-2020 sono stati denunciati complessivamente 2.757 infortuni a livello nazionale. Dopo un aumento iniziale del 7,8% del 2017 rispetto al 2016, si rileva una sostanziale stabilità. L’ultimo anno in esame, il 2020, risulta essere in forte diminuzione rispetto all’anno precedente (-43,0%) ma, essendo caratterizzato dalla pandemia da Covid 19, non può essere considerato come significativo ai fini dell’andamento generale del fenomeno. In Toscana nelle zone del cuoio, stando al report, con tutta probabilità vista la peculiarità delle attività svolte dagli operanti del settore, la sede che più frequentemente viene interessata dagli eventi lesivi è la mano. Nell’arco di tutto il periodo in esame, il 29,6% degli infortuni definiti positivamente, infatti, hanno riguardato le estremità degli arti superiori. Anche le particolari posture assunte durante le lavorazioni di cuoio e pellicce sembra essere una causa di infortunio, poiché l’11,7% ha interessato la colonna vertebrale. Aggiungendo gli infortuni occorsi alle caviglie (8,8%) si oltrepassa la metà di tutti i casi definiti positivamente nel quinquennio. Anche la natura delle lesioni è il riflesso delle tipiche attività svolte durante la preparazione della materia prima, costituita spesso da pesanti rotoli di cuoio, la concia e la lavorazione finale dei materiali effettuata tramite l’utilizzo di specifici utensili o macchinari come taglierine, martelli, scalpelli e smerigliatrici. Fra il 2016 e il 2020, complessivamente, i 2.224 infortuni definiti positivamente sono stati dovuti per il 27,5% alle contusioni, per il 25,0% alle ferite, per il 21,0% alle lussazioni e distorsioni e per 13,0% alle fratture. La natura del restante 13,5% è legata ad altre tipologie di minore rilevo.

Malattie professionali in diminuzione, Marche e Toscana le regioni più colpite

Le lavorazioni tipiche del comparto danno luogo, purtroppo, a patologie di origine professionali e nel 2020 sono stati denunciati all’Inail , nel settore di “Fabbricazione di articoli in pelle e simili”, 501 casi (il 7% circa dell’intero settore manifatturiero) di cui 375 nel solo comparto della fabbricazione di calzature (75%); 70 nella preparazione e concia del cuoio e tintura di pellicce (14%) e oltre il 10% (52) nella fabbricazione di articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria. Raffrontando le patologie denunciate nel 2020 rispetto a quelle del 2019 si ha un calo del 26% molto più accentuato rispetto a quello del quinquennio, che raggiunge un -36% per il comparto preparazione e concia del cuoio e della tintura di pellicce e oltre il 22% per la fabbricazione delle calzature.

Tale situazione può essere spiegata dal fatto che il settore, come molti altri, ha risentito, oltre che di una crisi economica che va avanti ormai da un po’ di anni, dalla diffusione della pandemia da Sars Cov 2 che ha indubbiamente intaccato il sistema produttivo e occupazionale e di conseguenza anche il numero di patologie denunciate dai lavoratori (riduzione di esposizione al rischio e difficoltà a raggiungere i presidi sanitari). Oltre l’85% delle malattie professionali (428 casi), nel 2020, vengono registrate nell’area centrale del Paese e quasi esclusivamente nelle regioni di Marche (62,1%; 266) e Toscana (36,9%; 158). Il 9,2% (46 casi) nel Nord (di cui 27 nel Veneto); il rimanente 5,4% (27) nel Mezzogiorno e per i due terzi tra Abruzzo e Campania (rispettivamente 10 casi per la prima e 8 per la seconda).

La concentrazione in alcune regioni, e aree geografiche, dei casi denunciati di malattie professionali, è legata all’attività di concia in Italia sviluppata principalmente in tre distretti, che assieme coprono l’88,6% di tutta la produzione: Arzignano in Veneto, lungo la valle del Chiampo in provincia di Vicenza; Santa Croce sull’Arno in Toscana, tra le province di Pisa e Firenze; Solofra in Campania, tra Napoli e Avellino. Per le imprese calzaturiere il distretto fermano maceratese (quindi la regione Marche) rappresenta la più importante concentrazione territoriale in Italia. In Toscana, nelle zone del cuoio, la quasi totalità delle patologie denunciate (93%) ha interessato lavoratori italiani (466 casi) e il rimanente 7% lavoratori di origine straniera (35) di cui l’80% extra comunitari e di quest’ultimi il 57% occupati nel comparto della fabbricazione di calzature. La movimentazione di carichi e azioni richiedenti tanto sforzo fisico (si pensi alla movimentazione nella concia delle pelli), sedute di lavoro inadeguate con effetti sulla postura e ritmi di lavoro ad alta ripetitività (fabbricazione di calzature e pelletteria in genere), l’utilizzo di macchinari e l’esposizione ad agenti chimici specifici sono tutti potenziali rischi con conseguenze di patologie lavorative caratteristici del settore della lavorazione della pelle.

L’analisi delle denunce di malattie professionali nel 2020, secondo la classificazione ICD-10, mette in evidenza come il numero maggiore di patologie scaturiscano dai rischi suddetti e infatti il 70,3% delle denunce del settore sono proprio quelle a carico del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (352 su 501) con una prevalenza del 77% dei disturbi dei tessuti molli (271 casi). A seguire le malattie del sistema nervoso con 108 casi denunciati imputabili per il 92% alla sindrome del tunnel carpale. Con 19 denunce seguono le malattie dell’orecchio legate principalmente a problematiche relative all’orecchio interno. Pochi i casi tumorali e malattie della cute (rispettivamente 8 e 6 casi); tra i tumori 5 sono tumore maligno alla vescica dovuto probabilmente all’esposizione a sostanze nocive sicuramente utilizzate nella lavorazione del cuoio. Nell’arco del quinquennio tutte le tipologie di malattia hanno registrato un decremento delle denunce che va da un 55,6% per i tumori al -5,1% delle malattie del sistema osteomuscolare, mentre solo per le malattie della cute si registra un incremento passando da 3 a 6 casi. Il quadro è in miglioramento ma bisognerà attendere il prossimo report per dati meno falsati dalla pandemia. Il settore è uno dei più delicati per la salute dei lavoratori.

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