Fame di grano, Confagricoltura: “La semina di 60mila ettari in Toscana non basta”

Il presidente: "“Il decreto non risolve i problemi, il settore è in difficoltà”

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“Il decreto ministeriale che consente la semina di 60 mila ettari in Toscana per sopperire alla mancanza di grano è un primissimo passo, ma non basta. La fame di grano va affrontata in modo strutturale”.

Così il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri commenta il decreto firmato dal ministro delle Politiche Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli che rende operative le deroghe per ottenere il pagamento di inverdimento e la riammissione di oltre 200 mila ettari a livello nazionale (60mila in Toscana) per poter essere coltivati.

Spesso fanno parte di questi ettari zone che gli agricoltori non coltivano perché poco fertili o limitate in aree residuali dei propri appezzamenti. Il quadro del settore – dice Neri – è chiaro. Gli agricoltori hanno preso batoste in serie: siamo partiti dal problema della siccità, per poi arrivare al prezzo alto delle materie prime, all’aumento esponenziale del costo del carburante. Poi è scoppiata la guerra in Ucraina. Apprezziamo da un lato l’iniziativa del governo per cercare di venire incontro agli agricoltori, ma servono mosse più strategiche e interventi che risolvano la stessa sostenibilità dell’impresa agricola”.

Per sbloccare il grano – circa 22 milioni di tonnellate – stoccato nei porti ucraini, aggiunge Neri, “è necessaria un’azione diplomatica che consenta di velocizzare il processo, accelerando appunto lo sblocco del grano fermo nei porti. Tutte le alternative, dalle ferrovie alle rotte stradali, richiedono tempi più lunghi: non possiamo permettercelo”.

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