“Senza questa guerra l’annata sarebbe stata incredibile”. Estate in conceria con il pensiero a settembre: la nuova stagione sarà in ritardo

"L'aumento dei costi di depurazione è una mazzata nel conto terzi, con bollette più che triplicate". A far ben sperare c'è la ripresa del turismo

“Il problema non è adesso, ma è per dopo le ferie: in questo momento si lavora bene, come sempre. Solo che la testa è all’incertezza che ci attende. A quanto sappiamo, gli ordini dell’estivo di settembre rischiano di arrivare a ottobre e nel frattempo si aggiunge incertezza all’incertezza”. Quelle che derivano da una nuova ondata pandemica e dalla crisi di governo con annesse elezioni, che si inseriscono in una guerra in Europa destinata, anche finisse stasera, a cambiare l’ordine geopolitico mondiale.

Insomma, non se la sente di gioire Loris Mainardi, segretario provinciale Filctem Cgil, per questa estate in conceria. Un’estate in cui le aziende e i depuratori funzionano come sempre e in cui ci sono da finire le consegne sull’invernale “però, sia concerie che calzaturiero sono in un momento in cui il lavoro c’è”. Tanto che dopo questi due anni col freno a mano a causa della pandemia, “il rammarico grosso è che senza questa guerra, l’annata sarebbe stata incredibile”.

Ma la guerra c’è, oltre al caro energia e al costo delle materie prime. “Per il presente si potrebbe anche stare tranquilli, ma il punto interrogativo enorme è sull’estivo” che già di per sé significa un calo del 30% sulla produzione (da uno stivaletto a un sandalo, per esempio, ci corre). Ma qui si sta parlando di ordini a ottobre e non a settembre“. Non una certezza chiaro e non per tutti. Ma una previsione che basta a tenere il Distretto con il fiato sospeso.

In un clima di incertezza che parte da ogni lato della filiera e che si incontra nelle aziende: dal lato della produzione, i costi energetici mangiano il margine di guadagno mentre da quello del prodotto non sono chiari i piani delle grandi firme, anche loro ‘vittime’ di questo clima di incertezza. Nel mezzo ci sono imprenditori che non sanno bene cosa aspettarsi, che guardano alla crisi geopolitica in atto e anche a quella della campagna elettorale, conseguenza della caduta del governo arrivata mentre, per esempio, si parlava di taglio al costo del lavoro.

“E se le aziende sono in difficoltà, per i lavoratori che hanno dentro è anche peggio“. A parità di busta paga infatti, la vita sta diventando più cara: mentre aumentano benzina e bollette è partito anche il rincaro di pane e pasta, frutta e verdura. Poi sarà l’olio, data la scarsità di olive, conseguenza della siccità.

Insomma, se un’economia che funziona ha bisogno di gente che investe, si rischia un autunno caldo, ma non sul fronte del meteo. Dal punto di vista occupazionale, “nel calzaturiero un po’ di cassaintegrazione c’è ma, non fa tendenza ed è tutta al termine: alcune aziende l’hanno aperta perché avevano finito gli ordini e così sono arrivati alle ferie, altri perché non riuscivano a reperire il materiale e hanno dovuto aspettare per produrre”. Niente, però, destinato a segnare il comparto. “Il rischio occupazionale che abbiamo tanto temuto per ora non c’è. Valvola di sfogo è stato il lavoro in somministrazione, che non è ripreso nel post pandemia. Ci sono realtà in sofferenza però, che vanno monitorate”. Perché basta poco a far precipitare una situazione. “L’aumento dei costi di depurazione è una mazzata nella filiera del conto terzi, con bollette energetiche più che triplicate. Questi aumenti dei costi a monte, strizzano ancora di più una filiera già strizzata che non sappiamo quanto possa reggere”.

A far ben sperare, intanto, c’è la ripresa del turismo, in genere spinta forte agli acquisti di alta moda. “Se riparte il mercato interno è già un buon segnale. Con i flussi turistici, per esempio, si sta lavorando bene nei duty free degli aeroporti e quelli sono importanti per il nostro fatturato di Distretto”.

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