Cannabis, oltre 22 milioni di europei ne hanno fatto uso nel 2021

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In base al report stilato dalla EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, ossia l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze), nel corso del 2021, poco più di 22 milioni di adulti (il 7,7% della popolazione) residenti all’interno dell’Unione Europea hanno consumato cannabis. Il dato riguarda il campione statistico rappresentato dai soggetti di età compresa tra i 15 e i 64 anni; restringendo il campo al segmento dei “giovani adulti” (15-34 anni), i consumatori sono 15,8 milioni, pari al 15,5% della popolazione. Il dato cresce ulteriormente in relazione alla fascia anagrafica 15-24 anni: la stima di quanti abbiano fatto uso di di cannabis è del 19,1%, ossia 9 milioni di persone.

Il contesto europeo

L’Unione Europea rappresenta un contesto piuttosto eterogeneo, per quanto concerne il consumo di cannabis; in particolare, la percentuale di coloro i quali ne fanno uso almeno una volta nella vita varia sensibilmente, spaziando dal 4,3% degli adulti di Malta al 44,8% in Francia.

Il report, inoltre, sottolinea come vi sia una maggiore apertura verso la legalizzazione degli usi di carattere personale a scopo ricreativo. “Gli sviluppi in quest’area” – si legge – “sembrano essere influenzati in parte dalla creazione di un mercato della cannabis ricreativa nelle Americhe e in parte dal crescente interesse commerciale nello sviluppo di prodotti di consumo che contengono estratti della pianta di cannabis”. In virtù di questa duplice tendenza, l’analisi condotta dall’EMCDDA sottolinea come “l’orizzonte delle politiche sulla cannabis in Europa si sta gradualmente ampliando ed ora include, in aggiunta al controllo delle sostanze illegali, la regolamentazione della cannabis per uso medico nonché forme ed utilizzi emergenti, tra i quali vi sono ingredienti alimentari e per i prodotti di cosmesi”.

Il consumo di cannabis nell’era post-Covid

Le restrizioni alla mobilità imposte per contenere la diffusione della pandemia hanno avuto un impatto notevole anche sul traffico dei derivati della cannabis. I principali bacini di produzione (Balcani e Marocco) sono stati parzialmente soppiantati dalla produzione interna che, nel 2020, si è imposta come una delle fonti primarie di approvvigionamento.

In aggiunta, il Web Survey on Drugs del 2021 ha evidenziato, come sottolinea il report dell’Osservatorio, che la marijuana è stata utilizzata dal 95% di coloro i quali hanno fatto uso di cannabis nel corso dell’ultimo anno mentre il 32% ha consumato resina (hashish) e il 25% ha optato per prodotti commestibili. “La pandemia” – si legge – “ha modificato le abitudini di consumo, con i consumatori abituali di marijuana che hanno aumentato il proprio consumo mentre quelli non abituali ne hanno fatto un uso minore o mediamente uguale”.

La situazione attuale in Italia

In Italia, le sostanze ricavate dalla cannabis vengono già da tempo utilizzate per produrre farmaci cannabinoidi, caratterizzati da un tasso di THC (la molecola attiva che genere effetti psicoattivi) compreso tra il 5% e l’8%. I prodotti di questo tipo possono essere assunti esclusivamente a fronte di una prescrizione medica e sono finalizzati al trattamento di diverse condizioni patologiche.

In aggiunta, a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 242 del 2016, nel nostro paese vengono commercializzati anche i derivati ‘light’ della canapa, ossia quelli contraddistinti da una concentrazione di THC prossima allo zero (il limite massimo è dello 0,5%). Possono essere reperiti sia nei negozi fisici autorizzati sia online, rivolgendosi a portali specializzati quali www.prodotti-cannabis.it. Dato il contenuto estremamente basso di principio attivo, tali prodotti difficilmente sortiscono effetti psicotropi o psicoattivi.

Per quanto riguarda le sostanze ricavate dalla cannabis con THC medio alto (tra il 15% e il 21%), in attesa di eventuali aggiornamenti normativi, la legge italiana le considera sostanze stupefacenti e quindi illegali.

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