Guerra, crisi economica e inflazione alle stelle: “Rischio fuga delle imprese”

Il segretario Fiom Cgil: "Bonus del governo insufficiente. Bisogna redistribuire gli extraprofitti a famiglie e aziende"

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“Il settore siderurgico e metallurgico sono i più esposti all’aumento del costo del gas e materie prime. Si può rischiare una fuga delle imprese. Il prezzo della crisi non la devono pagare i lavoratori. Bisogna fermare la guerra”. Parole del segretario generale Fiom Cgil Toscana Massimo Braccini, che in merito all’attuale crisi economica prodotta dalla guerra in Ucraina, esprime forti preoccupazioni per le sue conseguenze su famiglie e imprese.

“Siamo entrati in un’economia di guerra dagli scenari imprevedibili – continua Braccini – bisogna mobilitarci per fermare la guerra e costruire la pace. Aver determinato una dipendenza dal gas russo è stato un grave errore. In Italia il costo dell’energia era già più alto che in altri paesi europei, con l’impennata dei costi si apriranno scenari non conosciuti per quanto riguarda il sistema produttivo, con il rischio di utilizzo di ammortizzatori sociali e licenziamenti”.

“Ci vuole di nuovo un blocco dei licenziamenti come durante la pandemia e strumenti adeguati per gestire la fase di crisi che si aprirà, siamo di fronte ad un passaggio epocale per la nostra industria e per il mondo del lavoro. Se il governo e l’Europa non intervengono subito, le imprese possono valutare di andare a produrre dove il costo dell’energia è più basso”.

“Bisogna tenere presente – spiega il segretario – che le multinazionali hanno sedi in vari paesi europei, se non si tiene una linea comune, si possono creare attenzioni a spostare produzioni da una parte all’altra, con tutto ciò che ne può conseguire da un punto di vista produttivo e occupazionale. Senza considerare che il costo dell’energia in America è 10 volte più basso”.

“Hanno consentito una finanziarizzazione del costo del gas, scegliendo come riferimento un mercato speculativo come quello di Amsterdam, privilegiando acquisti di corto respiro rispetto all’individuare contratti di lungo periodo. L’indebolimento dell’euro aggrava ulteriormente l’impennata dell’inflazione e i lavoratori non arrivano più alla fine del mese. A fine anno si calcola la perdita di una mensilità che riteniamo vada assolutamente recuperata”.

“Riteniamo il bonus del governo insufficiente – sottolinea Braccini – ci vuole un intervento che redistribuisca gli extraprofitti a famiglie e imprese, chi ha guadagnato molto ha una responsabilità sociale, va redistribuita la ricchezza. Per quanto ci riguarda nei rinnovi dei contratti aziendali terremo a riferimento una precisa linea sindacale volta ad aumentare i salari”.

“Avvieremo una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro – conclude il segretario della Fiom Toscana – per discutere di come affrontare la difficile fase che si sta aprendo, ben sapendo che sarà un autunno difficile e che avremo bisogno di lottare per tutelare i diritti dei lavoratori”.

 

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