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Calano i contagi Covid, i punti nascita dell’Asl Centro aprono l’accesso ai neo padri nei reparti di degenza

Al momento il partner può restare accanto alla neomamma e al piccolo al massimo un’ora al giorno

I punti nascita dell’Asl Centro aprono l’accesso ai neopadri nei reparti di degenza.

Da alcuni giorni i neo padri possono finalmente trascorrere un po’ di tempo vicino ai loro piccoli e alla mamma anche durante i giorni di ricovero post parto. E’ questa la scelta del dipartimento ,aterno Infantile, diretto dal dottor Marco Pezzati, in seguito al graduale e costante calo della curva dei contagi da Covid.

L’azienda ha pertanto deciso di consentire l’accesso ai partner nei reparti di degenza, anche durante i giorni di ricovero post parto, in tutti i sette punti nascita aziendali: l’ospedale San Giovanni di Dio, Santa Maria Annunziata di Firenze, l’ospedale del Mugello a Borgo San Lorenzo, l’ospedale Santo di Prato, l’ospedale San Jacopo di Pistoia, l’ospedale San Giuseppe a Empoli e l’ospedale Ss Cosma e Damiano di Pescia.

Con la nuova direttiva aziendale ogni ospedale ha organizzato il percorso di accesso nel rispetto delle misure di sicurezza. L’orario di ingresso al partner è organizzato secondo la disposizione dei posti letto per ciascuna stanza di degenza (letti pari/letti dispari); questo per evitare l’incontro tra partner di donne ricoverate nella stessa stanza e garantire un afflusso ridotto. Al momento il partner può restare accanto alla neomamma e al piccolo al massimo un’ora al giorno. 

 “Sostenere la presenza dei padri e la vicinanza di entrambi i genitori al neonato, significa riconoscere il loro ruolo di capacità curante e non di semplici visitatori. Ma il tema della sicurezza rimane costante e prioritario: abbiamo quindi scaglionato gli accessi dei padri in modo da evitare affollamenti nelle stanze – spiega il dottor Marco Pezzati non è ancora consentito invece l’accesso agli altri parenti e amici. Sono certo che i genitori capiranno che la nostra priorità è conciliare i loro bisogni relazionali con quelli di salute”.

Fin dai primi giorni della pandemia, a marzo 2020, è stato evidente che i percorsi di assistenza delle donne in gravidanza e per il parto necessitavano di una tempestiva riorganizzazione, che ha portato a prendere decisioni drastiche: l’esecuzione del tampone a tutte le donne prima del ricovero, la creazione di reparti covid separati e il divieto di accesso a tutti i visitatori, compresi i partner, nei reparti di degenza.

“Si è trattato di scelte indispensabili, nel momento acuto della pandemia, ma siamo sempre stati consapevoli che il sacrificio chiesto alle donne e alle coppie è stato altissimo – sottolinea la dottoressa Arianna Maggiali, direttore ostetricia professionale Asl Centro – l’impossibilità di far partecipare il padre al percorso nascita nel suo complesso ha creato molta solitudine. Non vorremmo poi indurre il concetto che la presenza del padre sia di secondaria importanza: crediamo invece che lo stabilirsi di una relazione precoce sia necessario per accrescere la fiducia nelle proprie capacità genitoriali. Per questo abbiamo garantito sempre l’accesso almeno alla sala parto, per assistere al travaglio, il parto e le prime ore di vita del bambino”.

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