“Vittoria indiscussa, ma nel Valdarno Inferiore elettorato a destra”, l’analisi del voto del Pd di Montopoli

"Pochi giovani alle urne: vanno coinvolti nel governo del territorio"

“Abbiamo atteso alcuni giorni prima di commentare i risultati della tornata elettorale di domenica 20 e lunedì 21 settembre, per poter meglio valutare i dati e misurare le parole. Non ci sono dubbi: da un punto di vista complessivo, e ancorché in un contesto di alta frammentazione generalizzata, la coalizione di centrosinistra guidata da Eugenio Giani ha conquistato al primo turno la fiducia della quasi maggioranza assoluta dei cittadini toscani”. Arriva a molti giorni di distanza dal voto l’analisi del Partito democratico di Montopoli in Valdarno. Un’analisi che rivendica la vittoria ma non nasconde le criticità del voto comprensoriale.

“La nostra circoscrizione ha ribaltato il dato politico del 2019 – dicono dal Pd montopolese – che consegnava la provincia di Pisa al centrodestra. Eppure, da un punto di vista più locale, dobbiamo rimarcare che nel Valdarno Inferiore l’orientamento politico dell’elettorato permane, se si eccettua il caso di San Miniato, città natale del candidato presidente, ben ancorato a destra. Certo c’è stata comunque un’inversione di tendenza, seppur di pochi punti percentuali, in particolare a Montopoli, che se ha premiato il Partito democratico e penalizzato la Lega di Salvini, ha però provocato una sensibile crescita dell’estrema destra. Provando a spiegarne le motivazioni, si coglie il riacutizzarsi di tensioni sociali, che hanno provocato nell’opinione pubblica una polarizzazione del voto, in un territorio dove nuovi cittadini stanno conquistandosi con fatica la loro piena legittimazione scontrandosi con una opinione pubblica alimentata continuamente da propaganda xenofoba. E, in questo contesto, come anche le elezioni comunali ed europee dello scorso anno hanno dimostrato, se come partito siamo ancora capaci di esprimere per i singoli territori buoni amministratori, si pone sempre più pressantemente la necessità di tornare a svolgere, in maniera complementare alle amministrazioni, quel ruolo di ascolto delle persone, di mediazione degli interessi e di prevenzione dei conflitti che, in un passato neanche troppo lontano, era avvertito come un compito quotidiano da parte dei militanti di ogni partito. Superando quelle divisioni che, da un punto di vista più politico, dividono in tanti spezzoni il fronte del centro sinistra e, da un punto di vista di territoriale, limitano fortemente le politiche d’area, non facendoci agire secondo logiche di sviluppo di tipo comprensoriale”.

Poi la riflessione vira su altre componenti del voto: “C’è anche un’altra cosa che questo voto ci mostra – dicono -: se vi è stata una buona affluenza, dovuta in parte all’inasprirsi dei toni della campagna elettorale e, soprattutto, alla contestuale consultazione referendaria (che riconsegna al Parlamento il compito di riscrivere le regole di funzionamento delle nuove Camere con un numero di componenti ridotto, oltre che di elaborare una legge elettorale che garantisca rappresentatività ai territori ed alle istanze politiche), si sono visti pochi giovani alle urne. Si badi: se non torniamo, tutti, a rendere le giovani generazioni parte integrante dei processi di governo del nostro territorio, continuando piuttosto a pensare a loro come ad un bacino elettorale, ci aspetta un futuro molto complicato. Pertanto, dopo questo voto siamo ancora più convinti di voler portare avanti attività che coinvolgano i giovani per renderli parte attiva alla vita della propria comunità, e che più ingenerale si pongano nel solco della formazione, civica e culturale, per stimolare il loro interesse e la loro partecipazione.

In conclusione, queste elezioni ci consegnano il compito di tornare a rappresentare ed essere percepiti come un mezzo di progresso per la persona ed uno strumento di prossimità, per far dialogare fra loro i territori nel comune interesse di tutti i cittadini”.

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