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Unione dei Comuni al palo. Deidda: “Parliamo di fusione”

Era stato il tema per eccellenza nel dibattito politico della prima metà del 2014, quando tutti sembravano remare dritto verso l’Unione dei comuni, l’ente che avrebbe dovuto riunire San Miniato, Santa Croce, Castelfranco e Montopoli per gestire in forma associata alcuni dei servizi delle quattro amministrazioni. Una corsa contro il tempo quella di allora, per chiudere la partita e approvare lo statuto entro le elezioni amministrative. Ed è lì, però, che tutto si è fermato, arenato nelle sabbie della politica e infine rimasto bloccato dalla spinosa questione della riforma sanitaria, che ha visto i comuni divedersi sulla scelta della nuova Asl di appartenenza. È lecito, quindi, chiedersi se quel progetto abbia ancora un senso, capire che cosa non ha funzionato e soprattutto domandarsi se non sia ormai superato, in un’epoca in cui le fusioni tra comuni (e non più le unioni) sembrano andare per la maggiore.

A sollevare la questione, nei giorni scorsi, era stata la consigliera Cinque Stelle di San Miniato Chiara Benvenuti, che aveva chiesto conto dell’Unione intervenendo nella presentazione dei progetti di innovazione urbana (i cosiddetti Piu), che sembrano aver riacceso improvvisamente lo spirito collaborativo tra i comuni, arrivando a coinvolgere anche Fucecchio e Santa Maria a Monte. Nella risposta, il primo cittadino di San Miniato Vittorio Gabbanini aveva definito l’Unione un progetto “auspicabile ma forse non necessario, visto che anche senza l’Unione siamo andati oltre coinvolgendo altri due comuni”. Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce, aveva ricordato come i comuni del Valdarno abbiano alle spalle una storia di collaborazione e condivisione di servizi che “va avanti a prescindere”.
Un passo indietro
Abbiamo provato quindi ad approfondire, parlandone con la stessa Deidda che dal 2014, formalmente, riveste il ruolo di primo presidente dell’Unione. “In realtà – rivela Deidda – il progetto era andato avanti in qualche modo per volontà dei sindaci. Eravamo riusciti a farlo ripartire, costituendo un gruppo di lavoro che doveva capire quali funzioni era opportuno demandare all’Unione per ottenere un risparmio. Capire, insomma, quali funzioni ci avrebbero fatto centrare l’obiettivo. Tra maggio e giungo, i dati raccolti dal gruppo di lavoro sono stati inviati ad Anci, che avrebbe dovuto preparare uno studio di fattibilità”.
L’intervento della riforma sanitaria
Ed è qui che l’iter si è bloccato, perché dai sindaci non è mai arrivato un via libera chiaro ed ufficiale per far partire lo studio di Anci. E il motivo è abbastanza chiaro: “Perché nel frattempo è intervenuta la riforma sanitaria – risponde Deidda – che non è cosa da poco. Non aveva senso continuare a parlare di Unione per poi dividersi alla prima scelta importante”. Una scelta che ha fatto discutere e che i comuni non sono ancora riusciti a sciogliere.
Poi sono intervenuti i progetti Piu. E la speranza di intercettare i finanziamenti della regione ha riacceso la voglia di stare insieme. “Credo che i Piu – dice Deidda – possano essere uno strumento per attrezzare i comuni a fare un passo in più, per provare a diventare davvero una città policentrica. Il tutto, però, senza dimenticare, come risposi anche alla consigliera Benvenuti, che molti dei nostri servizi sono già gestiti in modo associato. Quello che ci manca è uno strumento per mettere a sistema questa collaborazione in modo da farci risparmiare”.
L’ipotesi fusione
Si tratta di capire, quindi, se lo strumento può essere ancora l’Unione, oppure se i tempi sono maturi per provare a parlare di fusione. “Rispetto a due anni fa lo scenario è cambiato – ammette Deidda – All’epoca non c’era lo studio dell’Irpet, mentre adesso anche la regione e lo stesso partito puntano molto sulle fusioni tra comuni”. Lo studio Irpet, ad esempio, suggerisce per il Valdarno la creazione di un unico grande comune accorpando sette amministrazioni (compreso Cerreto Guidi). Un’ipotesi da non scartare secondo Deidda, anzi. “Secondo me – risponde – alla fusione bisognerebbe pensarci, quanto meno iniziare a parlarne, tenendo fermi però alcuni punti fissi: le municipalità, ad esempio, devono essere mantenute”.
Lo scoglio della sanità
Da qui ai prossimi mesi, però, la scoglio da superare rimane lo stesso: arrivare ad una scelta unitaria sulla collocazione sanitaria, mettendo fine alla disputa geografica tra Pisa e Firenze. Un nodo determinante, secondo Deidda, senza il quale ogni strategia unitaria tra i comuni del Valdarno rischia, se non di naufragare, quanto meno di scoprirsi più debole e forse anche poco credibile. “Se guardo ai prossimi mesi – conclude – spero innanzitutto che si possa continuare a parlare dei Piu, anche perché significherebbe che ci hanno finanziato, e poi che si prenda finalmente una decisione unitaria sulla riforma sanitaria. Questa è sempre stata la priorità. Se saremo divisi non è detto che salti tutto, però non capisco come un territorio che aspira ad avere un piano strategico comune non sia in grado di decidere su una cosa così importante”.

 

Giacomo Pelfer

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