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Emergenza profughi, Zucchi: ‘Da alcuni Comuni giustificazioni risibili’

“I comuni del nostro territorio hanno sempre dato la propria disponibilità. Altri purtroppo lo hanno fatto molto meno. E sentire motivazioni e giustificazioni risibili ci lascia interdetti”. Così l’assessore al sociale di Santa Croce, Carla Zucchi, ha commentato la notizia della “fumata nera” di ieri pomeriggio, giovedì 30 giugno, nel tavolo in Prefettura convocato per affrontare la cosiddetta “emergenza profughi”.

Con l’arrivo dell’estate e un numero di migranti che appare più che mai destinato a crescere, il Prefetto aveva convocato la riunione per “sollecitare tutti i sindaci (della provincia) a reperire a stretto giro soluzioni alloggiative, ma anche a coinvolgere gli altri enti pubblici e privati a fare la propria parte”. La reticenza di alcuni comuni e la ferma opposizione di altri, come il comune di Cascina guidato dalla neosindaco leghista Susanna Ceccardi, hanno risolto l’incontro in un nulla di fatto. Una questione tuttavia solo rinviata, e destinata a tenere banco nelle prossime settimane. L’occasione per tornare sull’argomento è stata offerta dal dibattito con la giunta di Santa Croce ospitato alla Festa dell’Unità.
Un tema che Zucchi ha voluto affrontare ricordando i numeri e l’impegno del comune di Santa Croce: “Il nostro comune ha una storia di accoglienza – ha spiegato -. Una storia iniziata con la prima emergenza del 2009, poi ripetuta nel 2011 fino ad arrivare nel 2014 alla nostra adesione al cosiddetto progetto ‘Sprar’: un sistema integrato, interamente finanziato dal ministero, che sostiene vitto e alloggio dei migranti in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato. Sono le cooperative che gestiscono il servizio, senza che i ragazzi coinvolti ricevano direttamente il denaro. Attualmente, a Santa Croce, abbiamo 14 ragazzi con la Sprar, di cui 5 in un appartamento e 9 nel centro di via don Puglisi. Il 7 luglio riceveremo anche una visita ispettiva del ministero. Nel frattempo, grazie al progetto ‘Inside’, alcuni di questi ragazzi sono stati coinvolti in particolari attività, ad esempio come volontari alla Pubblica Assistenza”.
Un primo fronte quello dello Sprar, al quale si affianca poi la cosiddetta “emergenza profughi” gestita invece dalla Prefettura. “Periodicamente il Prefetto ci convoca per valutare la nostra disponibilità. In questo momento abbiamo altri 26 ragazzi per l’emergenza profughi, garantendo per tutti un’accoglienza diffusa in piccoli nuclei. Quindi il nostro modello di accoglienza in questo momento regge”. Un modello, tuttavia, che rischia di vacillare se anche altri comuni non si decideranno a fare la loro parte: “I comuni del comprensorio hanno dato la loro disponibilità – ha detto Zucchi – mentre altri comuni lo hanno fatto molto meno. E sentire motivazioni e giustificazioni risibili ci lascia interdetti”.
La sensazione, insomma, è quella di un problema che con l’estate rischia di esplodere. Il tutto nel bel mezzo di uno scontro fra i comuni che ritengono di aver già dato e altri che preferiscono farne a meno. L’ingresso sulla scena del primo sindaco leghista della Toscana, ovviamente, ha ulteriormente scompaginato il quadro. Si inserisce in questo senso anche l’intervento del sindaco di Pontedera Simone Millozzi contro la collegha di Cascina Susanna Ceccardi che proprio ieri, durante l’incontro in Prefettura, ha pubblicato un post scrivendo: “Li prendano (i profughi) quei sindaci che sostengono o sono sostenuti da questo governo”.
“Quel post ha ricevuto oltre mille apprezzamenti, circa trecento condivisioni ed un centinaio di commenti di sostegno – dice Millozzi -. Sono andato a leggerlo e l’unica cosa che mi pare serio rilevare è che la “persona” non ha ancora colto il senso della “carica” (ci riuscirà senza dubbio con un po’ di tempo ed esperienza). Sotto un primo profilo schiettamente di metodo rilevo come un Sindaco, di qualunque estrazione politica, debba rispettare in primo luogo il valore delle istituzioni dello Stato. Deve altresì rispettarne le leggi al cui interno, e solo lì dentro, può declinare l’autonomia che gli è propria in quanto primo presidio istituzionale di quel territorio. Sono certo che il Prefetto di Pisa, autorità realmente competente sul tema, saprà gestire la situazione “amministrativa” di gestione dei flussi migratori attraverso una ripartizione tra tutti i comuni, in modo equo, organizzato, proporzionale e solidale. Frasi del tipo “Li prendano quei sindaci che sostengono o sono sostenuti da questo governo” evidenziano una mancanza di lucidità e di consapevolezza sul ruolo che la sua comunità le ha conferito. Se valesse il principio affermato dalla Ceccardi i suoi concittadini che non l’hanno votata avrebbero diritto, ad esempio, a non rispettare le delibere del comune oppure le ordinanze che lei emetterà”.
“Sotto un profilo di merito – attacca ancora Millozzi – mi sento di rivendicare come la campagna elettorale sia ormai conclusa a meno che il sindaco di Cascina non decida di renderla permanente al modo di Salvini, giocando con gli umori e le preoccupazioni legittime dei cittadini e si ostini a soffiare sul fuoco dell’odio, della paura, dell’intolleranza e della xenofobia. Quelle parole hanno lo stesso marchio di fabbrica della “ruspa” leghista: un effetto comunicativo dirompente, irresponsabile e incurante delle “macerie” culturali e sociali che lascia nelle comunità dove riesce a penetrare sfruttandone le fragilità. Il tutto peraltro senza alcun effetto pratico se si pensa che un leader leghista chiamato a fare il Ministro degli interni anni fa non ha potuto far altro che cercare di distribuire nei vari territori d’Italia l’accoglienza dei profughi arrivati nel nostro paese. Le città, senz’altro le nostre in Toscana, sono laboratori di reale integrazione gestita quotidianamente con straordinario impegno da migliaia di volontari del terzo settore, da un sistema associativo diffuso e variegato, dal mondo della cooperazione, dalle parrocchie e da tutti gli altri luoghi dell’ascolto e dell’accoglienza del disagio sociale. Iniettare messaggi di questo tipo in città che con i fenomeni della migrazione sono chiamate a confrontarsi significa ammassare fieno nei magazzini dell’intolleranza con la consapevolezza, o peggio ancora la volontà, di usarlo per bruciare quella coesione sociale costruita faticosamente negli anni”.

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