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“Serve un polo scolastico”. Nardini su Marconi, sanità, economia e referendum

Alessandra Nardini, giovane consigliere regionale eletta nel collegio Pisa, dopo un primo periodo di lavoro, come si dice ‘a testa bassa’ in consiglio regionale per avviare un’azione politica articolata e realmente rivolta al territorio, torna a parlare della sua provincia, una zona alla volta. Per il comprensorio del Cuoio, ha deciso di parlare con ilcuoioindiretta.it analizzando le criticità, le opportunità e le potenzialità del territorio, a cominciare dalle principali emergenze. Prima fra tutte la questione della scuola e del liceo Marconi in particolare ma non solo. In un’intervista in cui si è parlato anche delle altre questioni più urgenti sul territorio del comprensorio e del tanto dibattuto referendum costituzionale.

Il problema adesso più evidente nel comprensorio del Cuoio è quello che vede 600 famiglie preoccupate per il futuro scolastico dei propri figli. Quale è la situazione dall’osservatorio regionale? Cosa si può fare per la scuola anche spingendo lo sguardo oltre l’emergenza del liceo Marconi?
“Il primo punto è agire per garantire la sicurezza degli studenti, che è una priorità, quindi la procura della repubblica faccia il suo lavoro. Poi si deve operare per risolvere l’emergenza e le istituzioni si devono mettere in condizione di rendere certa la continuità didattica nel più breve tempo possibile, permettendo agli studenti del liceo Marconi di tornare sui banchi di scuola. Su questo punto è importante fare presto. Poi c’è un ragionamento più ampio da fare in un’ottica di politiche scolastiche. Qui, è evidente, c’è una criticità. La soluzione può essere la costruzione di una nuova scuola e la realizzazione di un polo scolastico per tutto il Comprensorio, perché quando si parla di scuola, si parla di futuro”.
La Regione cosa può fare in tal senso in termini di finanziamenti?
“La prima cosa da fare, non avendo competenze dirette, è quella di esercitare un’azione politica sul governo all’interno della conferenza Stato-Regioni, per portare questa problematica all’attenzione del ministero e del governo. Anche noi, come consiglieri regionali del territorio, faremo la nostra parte in termini di azione politica”.
Questione sanità. In questo territorio la riforma della Sanità toscana e la riorganizzazione per macro aree è stata ampiamente dibattuta: per oltre un anno sindaci e assessore regionale alla sanità hanno lavorato a raffinare un sistema che mettesse tutti d’accordo e che ha dato vita al modello di sviluppo recentemente presentato. Questa soluzione ha risolto i problemi di appartenenza definitivamente?
“Penso di sì, o comunque il grosso dei problemi è sicuramente stato risolto. In consiglio regionale abbiamo assistito a un confronto con l’opposizione che ci ha accusato, sbraitando, di allontanare i cittadini dalla sanità. Mi sembra che sul territorio e in particolare su questo del Comprensorio in pratica gli investimenti sono stati forti e c’è stata una forte volontà politica di costruire le case della salute.
Come linea generale, questa riforma mira a legare sanità e sociale. Noi, in questo modo, siamo riusciti a dare servizi più vicini ai cittadini e potenziarli. Era quello che avevamo auspicato e chiesto fin dall’inizio. Noi abbiamo sempre sostenuto che il punto non era andare con Pisa o Empoli, con la zona toscana Centro o con quella della Costa, ma potenziare i servizi sul territorio. Il dato positivo è che questo territorio è rimasto unito, garantendo in questo modo più servizi. Con l’accordo sulla mobilità sanitaria, siamo riusciti anche ad ascoltare le richieste dei cittadini. Qui c’è stata una forte sinergia tra i rappresentanti regionali, quelli del territorio e i sindaci. Questo dimostra che è possibile raggiungere risultati importati quando si lavora in sinergia”.
Sul fronte economico e in prospettiva nel Piano di sviluppo regionale, cosa ci dobbiamo aspettare per il Comprensorio anche in termini di sostegno economico e investimenti?
“Questa zona, il distretto del comprensorio del Cuoio, è un motore trainate non solo per la provincia di Pisa, ma per tutta la regione. Sicuramente rispetto ad altri territori qui si è riusciti a reggere meglio alla crisi, ma non per questo quando parliamo di come rilanciare la Toscana costiera e sostenere i territori, siamo autorizzati a dimenticarci di questo comprensorio, altrimenti rischiamo di vederlo andare in sofferenza perché magari lo lasciamo solo. L’attenzione su questa zona deve essere mantenuta alta anche in virtù dei modelli che possono essere esportati in termini di metodo, a cominciare dallo sviluppo del distretto conciario e del rispetto ambientale. Poi qui si è riusciti a creare un collegamento molto importante come Poteco, esempio eccellente di collegamento tra mondo della scuole, della formazione e mondo del lavoro, inteso come imprese. Anche per questo noi dobbiamo tutelare e potenziare questo modello, visto che chi si forma qui riesce a rimanere sul territorio come lavoratore qualificato, spesso attuando anche dei processi innovativi. Inoltre, qui si è riusciti anche a creare delle sinergie che hanno reso importante nel territorio la cultura, penso ad esempio a come nel Comprensorio il teatro riesca a svolgere una funzione sociale e culturale o al lavoro che è stato fatto sul tema fondamentale dell’integrazione con scelte anche coraggiose, ad esempio quella di Santa Croce sull’Arno, dove l’amministrazione ha deciso di non tagliare sugli investimenti per la cultura. Allo stesso tempo, nel Comprensorio esistono anche altre realtà magari più piccole ma molto importanti: penso al teatro Quaranthana o ad altri teatri i cui cartelloni non hanno niente da invidiare a quelli più prestigiosi e che si rivolgono alle famiglie e ai bambini proprio perché è importante svolgere un processo educativo, offrendo opportunità culturali ai cittadini fin da piccoli”.
Ultima, ma non per importanza, la questione politica. Recentemente Lei si è espressa con una posizione assai singolare e originale sulla questione referendaria, stiamo parlando del referendum costituzionale. Una posizione che ha trovato dei consensi anche sul territorio attraverso un documento che è stato raccolto anche da altri esponenti politici, quello riassunto da alcuni con l’espressione “un sì critico”. Cosa significa?
“A maggio feci un documento, firmato da molti esponenti del Valdarno. Non era un documento correntizio e nel testo dicevamo che avrebbero votato sì da sinistra, perché era una riforma di cui si parlava da anni e che permetteva il superamento del bicameralismo perfetto e che sicuramente anche grazie al lavoro parlamentare si era riusciti a migliorarne il testo. Inoltre può aumentare la partecipazione popolare attraverso un nuovo meccanismo referendario dal momento che cambiano le regole per richiedere una consultazione popolare. Nonostante questo, non condividiamo i toni da tifoseria calcistica assunti dalle due parti, inoltre c’era stata troppa personalizzazione del referendum.
Noi vogliamo parlare ed entrare nel merito della riforma e vogliamo informare i cittadini. Vorremo che non si dicesse ai cittadini che vengono tagliati i politici o l’immunità parlamentare, ma soprattutto vorremmo che si informassero le persone su quello che questa riforma realmente dice.
Spero che su questa riforma, che rischia di spaccare il Paese e il Partito democratico, chi è in maggioranza nel partito, lavori per tenere dentro tutte le anime del Pd: questo è un obbligo per chi è in maggioranza. Tutto ciò comporta ascoltare le proposte di modifica che arrivano dai vari esponenti. Come ad esempio la richiesta di modificare l’Italicum con particolare attenzione a questo territorio, il comprensorio del Cuoio (che è andato a far parte del collegio del Valdarno aretino perdendo in termini matematici ogni possibilità di esprimere propri rappresentanti ndr). Nel caso del comprensorio la legge elettorale e la conseguente riorganizzazione dei collegi spezza addirittura in territorio in due tronconi (da un lato il comprensorio, dall’altro Montopoli con Pisa ndr) ed è un errore anche perché mina la possibilità di avere una rappresentanza parlamentare, cosa che, invece al Comprensorio del Cuoio deve essere garantita”.

Gabriele Mori

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