Sindaci amareggiati per il referendum, ma Toti twitta #oraMatteostasereno

Ai numeri vince il Sì, almeno nel comprensorio. Tra i sei comuni del Cuoio la proposta referendaria di Renzi convince più della sua bocciatura, ma è una vittoria di misura, con un punteggio finale di 4 Comuni su 6 al fronte del Sì (leggi qui Referendum, il comprensorio del Cuoio ha detto si. Operazioni concluse a Santa Maria a Monte e San Miniato).

Sicuramente è un dato in controtendenza rispetto alla media nazionale, ma in linea con il risultato regionale e soprattutto con quello delle provincie, dove sull’asse dell’Arno il Sì si muove tra il circa 57% della provincia di Firenze e il 50 e spiccioli del pisano. Un dato che certo non soddisfa il Pd del Cuoio, che guida 5 dei 6 Comuni del comprensorio, dove al di là del deludente risultato nazionale si confidava in una maggiore affermazione anche a livello locale.
Nelle sedi democratiche, ovviamente, si respira tutta l’amarezza del momento, con la difficoltà ad analizzare la distribuzione di un voto trasversale. “È evidente che la riforma è stata respinta dai cittadini – commenta il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda – questo impone una riflessione che sicuramente faremo, sia come partito sia come istituzioni. A Santa Croce tanti miei amici, compagni ed elettori hanno votato sì e tanti altri no. Nel nostro comune alla fine ha vinto il sì, seppur di poco, ma questo non mi consola, anche se mi fa pensare che il clima politico da noi sia stato migliore di quello che c’è stato a livello nazionale”. È questa, secondo Deidda, la differenza che ha caratterizzato questa parte di Toscana rispetto al resto d’Italia. “C’è stato un clima di confronto tra cittadine e cittadini che hanno voglia di partecipare – commenta -. Rispetto al dato nazionale, probabilmente, da noi si è registrata meno paura rispetto ad un’idea di cambiamento. Dobbiamo sottolineare, però, anche il dato positivo dell’affluenza. Adesso sono preoccupata per il governo, ma sono anche certa che il nostro partito saprà trovare la sua strada, visto che le opposizioni stanno cercando di rivendicare una vittoria che non è veramente di nessuno. Il Pd, invece, ha dimostrato più volte di sapersi prendere delle responsabilità importanti, a tutti i livelli”.
A San Miniato, invece, i vertici del partito e dell’amministrazione hanno seguito in religioso silenzio il discorso del premier Matteo Renzo: sguardi bassi e volti contratti all’annuncio delle dimissioni. Il primo a parlare è Simone Giglioli, segretario del Pd: “È una vittoria amara – dice -. A San Miniato è andata bene, si è lavorato con attenzione e la riforma è stata capita: il 60% francamente me lo aspettavo. Il nostro Comune, come dato elettorale, è più omogeneo all’Empolese valdelsa che non al resto del Cuoio. Soddisfatti quindi sul territorio ma amereggiati sul dato nazionale”.
Pacato e riflessivo il commento di Vittorio Gabbanini: “Sono sempre stato sicuro che sul territorio il sì avrebbe fatto un buon risultato, ma sono altrettanto amareggiato per il dato nazionale. Comunque non credo che in Toscana cambi molto: il primo effetto sarà che dovremo nuovamente eleggere i consigli provinciali (verranno rinnovati con un’elezione indiretta, ndr)”.
“Ora Matteo sta sereno”. È questo il post del primo cittadino di Castelfranco Gabriele Toti sul proprio profilo Facabook, in riferimento al noto tweet che lo stesso Renzi dedicò ad Enrico Letta, all’epoca presidente del consiglio, nel 2014. Dopo essersi tolto il sassolino delle scarpe, Toti comunque aggiunge: “Complimenti ai vincitori. Onore a Renzi per le dimissioni. Uniamo il Pd”. “Questo è un voto politico – spiega Toti -: la parte del Pd che ha votato No non la percepisco come avversaria, ma come dei compagni con cui dialogare. Il risultato del sì è un dato da prendere con attenzione anche da parte di noi amministratori locali. Le dimissioni di Renzi, anche in chiave Pd, devo essere rivalutate insieme a chi ha votato No”. Del resto, che Toti fosse un sindaco fuori dal coro, si era capito con la presa di posizione del “Sì nonostante Renzi”. A Castelfranco, alla fine, la partita si è giocata sul filo di 50 vota e ha prevalso il No, con un’affermazione più marcata nel centro storico e nelle frazioni da cui arriva il primo cittadino.

Giacomo Pelfer

Gabriele Mori

 

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