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Pd verso il congresso, Pieroni: “Il renzismo delle asfaltature è finito”

La data era già stata fissata in tempi “non sospetti”. Appuntamento il 4 di marzo, quando la segreteria del Pd pisano sarà chiamata a scegliere il nuovo segretario provinciale, dopo le dimissioni presentate da Alessio Lari come conseguenza della bocciatura del referendum (qui Congresso a febbraio, Lari si dimette da segretario provinciale Pd).

Eppure, da qui a pochi giorni tutto potrebbe cambiare, in un clima di attesa generale che costringerà i Democratici a tenere il fiato sospeso fino a questa domenica. Tutte le frequenze sono sintonizzate sull’assemblea nazionale del Pd in programma a Roma, dove si conosceranno i tempi del congresso sul quale il segretario Matteo Renzi è deciso a dare una brusca accelerata.
Una scelta, quella sulla tempistica, che si ripercuoterà a cascata anche sul futuro del Pd pisano, che rischia di dover scegliere il nuovo segretario ad un mese o due dal congresso nazionale del partito. Non a caso, la segreteria si riunirà il prossimo giovedì per analizzare le scelte che arriveranno da Roma e decidere il da farsi. Il dibattito all’interno del partito, però, è già iniziato. Ed è un dibattito che passa necessariamente dal quadro nazionale, nella disputa tra chi spinge per un congresso subito e chi chiede, al contrario, una tempistica meno incalzante e più ragionata, capace di trovare la giunta sintesi tra le varie anime del partito. È questo il disagio della sinistra Pd ma anche dell’ala più centrista, convinta ora più che mai che il renzismo abbia fatto il suo tempo e che sia giunta l’ora di un confronto più sereno, anche e soprattutto per gli effetti sulla politica locale.
È la posizione espressa chiaramente anche da Andrea Pieroni, consigliere regionale, lettiano di lungo corso, che boccia l’ipotesi di un congresso in tempi rapidi “perché si limiterebbe – dice – ad una semplice conta spicciola”.
“È un’ipotesi che io avverso – spiega – perché sono convinto che il renzismo della prima ora, quello della rottamazione e delle ‘asfaltature’, sia finito: è stato sconfitto sonoramente con il referendum ma anche dalle ultime amministrative. C’è quindi la necessità di un congresso di ampio respiro che dia discontinuità. Perché più della scissione minacciata da D’Alema io sono spaventato dalla scissione degli elettori: in un anno e mezzo abbiamo perso una montagna di voti. Proseguire su questa falsa riga significherebbe andare incontro ad una nuova sconfitta alle prossime amministrative”.
Una richiesta nella quale Pieroni rivendica il ruolo della componente centrista del partito: “Perché il disagio dentro al Pd – aggiunge – non è solo quello della Sinistra di cui parla il presidente Enrico Rossi. È anche il disagio dei cattolici democratici. Mi auguro comunque che si arrivi ad un’unica candidatura alternativa a Renzi: una candidatura capace di riaccendere la passione politica e riportare il Pd sui propri binari: quelli di un partito riformista, moderno, ma al tempo stesso capace di non perdere i contatti con il proprio elettorato naturale”.
Nell’attesa, molti degli aspetti toccati da Pieroni saranno più chiari dopo l’assemblea democratica di domenica. Da lì si capirà anche quale strada imboccherà il Pd pisano per dare una guida alla segreteria provinciale. “Se il congresso nazionale sarà fissato per i prossimi mesi, magari tra aprile e maggio – riprende Pieroni – scegliere il nuovo segretario il 4 marzo non avrebbe molto senso. Viceversa, se i tempi saranno meno incalzanti, il problema di indicare un segretario si impone, perché ci sono molte scadenze che incombono. Penso alle elezioni amministrative della primavera 2018, quando si voterà a Pisa ma anche nel comune di Santa Maria a Monte”.
Ancora presto, al momento, per avanzare nomi sui possibili successori di Lari. “Se si dovesse andare all’elezione del nuovo segretario – dice Pieroni – mi auspico che si possa trovare una candidatura di sintesi. Quello che sta mancando, però, è un percorso di coinvolgimento della base. E questo rischia di essere un limite: non si può ridurre la scelta del segretario ad una partita fatta solo di nomi e di appartenenze”.

 

Giacomo Pelfer

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