Cuoio da unire e Sinistra da ricostruire, intervista a Fontanelli

Ex sindaco di Pisa e ora anche ex deputato del Pd. Paolo Fontanelli, nato a Santa Maria a Monte 63 anni fa, resta deputato e questore della Camera, ma da un nuovo gruppo, quello di Articolo 1 movimento democratico e progressista. Stasera 18 maggio sarà a Montopoli insieme a Pierluigi Bersani (qui A cena con Bersani per aiutare Articolo 1 Mdp) per incontrare amici e curiosi sulla nuova esperienza.

 

Quali temi affronterete? 
“Bersani parlerà della situazione politica e dei temi più caldi, da quelli economici e sociali, cominciando dal lavoro, fino alla legge elettorale, che rappresenta il problema più delicato di questo momento. Poi, ovviamente, saranno proposte le ragioni che hanno portato alla nascita di Articolo Uno e le sue proposte per imprimere una svolta nelle vicende politiche italiane”.
Le primarie del Pd hanno consacrato Renzi segretario con due milioni di voti. Pensate che qualcuno dei “non allineati” si sposti verso il vostro movimento? C’è posto per chi non si sente più membro della famiglia Pd dopo le primarie?
“C’è posto per tutti. Siamo e vogliamo essere un soggetto politico inclusivo e convinti dell’esigenza di unità per la sinistra e il centrosinistra. Questo è in nostro orizzonte politico. Su questo piano stiamo dando voce e casa a chi si è allontanato dal Pd proprio perché deluso dallo snaturamento di un progetto che aveva le radici nella sinistra e invece è diventato centrista. Ma un malessere c’è anche in molti che sono rimasti nel Pd con la speranza che le cose cambino”.
Ricostruire il centrosinistra attraverso un percorso politico che potrebbe portarlo ad essere un forza aggregante per molti. Che alleanze ci dobbiamo attendere a livello locale e nazionale? C’è margine per fare un percorso a fianco del Pd?
“Le alleanze sono necessarie ma dentro lo schema del centrosinistra. In questo senso, visto lo sgretolamento dei vecchi assetti politici, anche certe esperienze di liste civiche possono far parte di questo disegno, purché sui contenuti programmatici ci sia una intesa reale. Il Pd fa parte del campo del centrosinistra, o dovrebbe. Lo dico perché alcuni toni di autosufficienza usati da Renzi non sembrano andare verso la riconferma di questa vocazione. Certo se il Pd non vuole stare nel centrosinistra lo faremo con chi ci sta, come ha giustamente detto l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia”.
Cosa rimane oggi di valido dell’esperienza comunista e socialsita del secolo breve e cosa si propone di recuperare il vostro movimento?
“Il discorso sarebbe troppo lungo, perché la catena dei meriti e degli errori è notevole. Però penso che i valori di uguaglianza, di giustizia sociale, di libertà e democrazia, che hanno incarnato quella storia siano ancora del tutto validi e vivi. Possono attenuarsi un po’ in certe fasi, ma poi riemergono invitabilmente perché sono legati ai bisogni delle persone e delle comunità”.
Nella ricostruzione di un movimento che ha una coscienza di centro sinistra dovrete affrontare una questione storica e attuale ovvero quella dei cattolici di centrosinistra. A quanti affondano le proprie radici culturali e politiche nella sinistra sociale cosa dite?
“Diciamo che il nostro intento è quello di riprendere il cammino originario del centrosinistra, che si fondava e si fonda sull’incontro e la collaborazione di orientamenti ed esperienze culturali diverse, ma pienamente convergenti sui valori della nostra Costituzione”.
La legge elettorale è al centro di un dibattito vivace a livello nazionale, mentre i territori attendono la loro sorte. In Valdarno, il comprensorio del cuoio è stato spaccato: Montopoli aggregato al collegio ‘pisano’, mentre il resto dei comuni farà parte del collegio del Valdarno. Sara possibile correggere questo squilibrio? E sopratutto chi ci ha guadagnato?
“La legge elettorale voluta da Renzi, l’Italicum, ha rappresentato un punto di arretramento grave nelle posizioni del Pd sulla base dell’idea che ciò che conta è solo la governabilità e non la rappresentanza. In questo modo si toglie agli elettori la possibilità di incidere e contare sulla scelta dei candidati e si sacrificano le ragioni territoriali attraverso collegi enormi e disomogenei. È quello che è avvenuto con la suddivisione della zona del Valdarno in due collegi. Ora, dopo la bocciatura del ballottaggio fatta dalla Consulta, si sta lavorando a un aggiustamento. Ma per adesso pochi sono i ripensamenti sui capilista e la dimensione dei collegi. Noi non voteremo nessuna legge che riproponga questi punti, per questo chiediamo che sia modificata profondamente restituendo il potere di scelta agli elettori con collegi piccoli”.
A livello locale, il movimento sta affrontando il tema dell’unione dei comuni del Valdarno: il mondo imprenditoriale lo chiede da tempo, l’Irpet parla già di città policentrica con fulcro a Santa Croce, tirando nel Valdarno anche Cerreto Guidi. Ad oggi però è tutto fermo, perché e come superare questo stallo?
“Condivido il proposito. Si tratta di un obiettivo giusto che va costruito innanzitutto con il concorso delle comunità locali. Però il problema è quello di tenere la barra con coerenza nella giusta direzione. Sicuramente decisioni come quella che ha portato alla separazione dei Comuni in due collegi elettorali non aiutano questo processo, anzi lo complicano. Anche per questo sarebbe utile cambiare la legge elettorale”.

Nei prossimi giorni sarà con Bersani nel comprensorio per parlare ad amici e curiosi, quali temi affronterete?

 

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