Consigli sporadici e dettati dalla giunta, protestano le minoranze di S.Miniato foto

Un consiglio comunale sempre più sporadico, “inchiodato” dalla tirannia del tempo e dagli impegni personali della giunta, senza la possibilità di poter discutere e dibattere sulle questioni concrete che riguardano l’amministrazione del Comune. È l’accusa sollevata dalle minoranze di San Miniato che, dati alla mano, lanciano l’allarme sul ruolo e sulla funzionalità di quello che dovrebbe essere il principale organo di partecipazione di controllo democratico.

Un’accusa che i consiglieri rivolgono prima di tutto alla giunta, precisando che nessuna responsabilità può essere ascritta al presidente Vittorio Gasparri. “Dall’inizio del 2017 – sottolinea la consigliera Laura Cavallini di Immagina San Miniato – il consiglio comunale è stato convocato 6 volte in forma aperta, per il giorno della memoria e quello del ricordo, per il pellegrinaggio ai campi di sterminio fino a quello sulla mafia. I consigli comunali consueti, invece, sono stati soltanto tre: a gennaio, a febbraio e l’ultimo il 29 aprile, mentre il quarto è stato convocato per il 26 giugno, quasi due mesi dopo il precedente. Fino ad ora la media dei punti all’ordine del giorno è di 13-14, mentre il prossimo ne avrà 17. In comuni a noi vicini, invece, il consiglio comunale viene fatto una volta al mese, mentre a Empoli ne convocano addirittura 3, di cui uno solo per discutere le mozioni”. A questo, secondo Cavallini, si aggiunge la rigidità nella scelta di giorni e orari, detatti secondo la consigliera dalla sola agenda del sindaco e dei suoi assessori: “Avevamo chiesto di poter fare il consiglio comunale in serata – dice – per venire incontro a chi lavora nel privato, invece è stato fatto il sabato mattina. In vista del prossimo consiglio del 26 giugno, invece, aveva chiesto di convocarlo per le 20,30 perché sarà avrò un impegno, ma mi è stato risposto che non sarà possibile e quindi il consiglio si farà alle 15”
Il risultato, alla fine, è quello di un consiglio comunale sempre meno frequente, dove tanti argomenti si sommano gli uni sugli altri costringendo le minoranze a ritirare mozioni o temi che comunque riguardano la gestione dell’ente. “Da mesi, ad esempio – fa notare Cavallini – leggiamo sulla stampa che il comandante della municipale gestirà anche i vigili di un Comune vicine. Per ben due volte abbiamo provato a portare il tema nella conferenza dei capigruppo ma ogni volta siamo stati costretti a ritirarlo”.
“Anche durante i consigli – aggiunge Chiara Benvenuti del movimento Cinque Stelle – se provi a sollevare un argomento vieni subito richiamato e invitato a stringere. Questo perché ci ritroviamo con consiglio comunali lunghissimi, dove alla fine manca anche la forza di discutere tutto e di giustificare il tuo voto. Ormai non abbiamo più la possibilità di proporre dei temi nostri”.
Sotto accusa, quindi, anche lo strumento dei consigli in forma aperta. “Ormai – dice Cavallini – sembra che i consigli comunali servano solo per farsi vedere e per farsi pubblicità”. “Non solo – aggiunge Carlo Corsi (Forza Italia) –: hanno più possibilità di parola i cittadini che non i consiglieri comunali. Mi sembra che il sindaco e la giunta abbino perso di vista cosa sia un consiglio comunale. Non è possibile che il primo cittadino non trovi 3 ore per svolgere quello che sarebbe il suo incarico principale”.
“Alla fine il consiglio comunale è l’unico organo che ha il compito di controllare l’operato dell’amministrazione comunale. Ma in queste condizioni come facciamo? Quali strumenti abbiamo?”. (g.p.)

 

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