Bambini picchiati, Centrodestra chiede sottoscrizione dei diritti dell’uomo e consiglio aperto

“Ci dicono che quello é un centro culturale, ma in realtà é un centro di ‘indottrinamento’ del Corano. Grazie alle forze dell’ordine sono venute fuori queste cose. Ma qui permangono delle sacche di illegalità”. Lo dice il capogruppo di minoranza in consiglio comunale a Santa Croce sull’Arno Alessandro Lambertucci, in un incontro con tutti i consiglieri del gruppo convocato per commentare i fatti avvenuti all’interno dell’associazione (Santa Croce, arrestati 2 ‘maestri’ dell’associazione culturale islamica – Foto), ma anche per provare a guardare un po’ più in là.

“Come diciamo da tempo, qui ci sono problemi di legalità. Ci aspettiamo che l’Ammistrazione faccia di piú. Noi vogliamo che queste persone rispettino i diritti fondamentali dell’uomo. Ci risulta che i bambini imparano a memoria le sure del corano e si insegna con metodi barbari. Vorremmo una presa di posizione da parte della comunità islamica. Le parole di Deidda non possono essere accettate se escono da un sindaco. E questi episodi dimostrano il fallimento del modello di accoglienza”.
“Quando ci fu l’attentato di Charlie Hebdo – aggiunge Marco Rusconi -, chiedemmo al sindaco che venissero convocati tutti i capi religiosi del territorio e che firmassero la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La mozione fu bocciata e ci dissero che era una forzatura. Ora, visto che la Santa Croce è la città dei diritti dell’uomo e della pace, allora chiediamo che tutte le associazioni culturali che vogliono operare sul territorio utilizzando spazi pubblici o comunque in accordo con la pubblica amminsitrazione firmino la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, come del resto le associazion italiane devono accettare i valori antifascisti. Poi chiederemo un consiglio comunale aperto”.
Una situazione, quella delle associazioni culturali per stranieri, che da tempo – stando a quanto riferito dai membri dell’opposizione – è attenzionata dalle forze dell’ordine. “Alcuni mesi fa, abbiamo saputo, sarebbe stata fatta un’altra indagine in un’altra zona del paese, dove anche qui gli inquirenti indagarono una struttura frequentata da stranieri. Questo è indizio di una situazione forse un po’ in continua ebollizione”.
La posizione dell’opposizione, del gruppo consiliare Per un altra Santa Croce non lascia molto ambito a interpretazioni: il capogruppo Alessandro Lambertucci e i consiglieri Marco Rusconi, Valentina Fanella e Benedetta Cicala e Enzo Oliveri (Asma) chiedono che sia fatta chiarezza in nome della legalità ma allo stesso tempo precisano: “Noi non ne facciamo una questione etnica, culturale o religiosa. La questione è che a Santa Croce non possiamo continuare ad avere sacche di illegalità. Per questo noi non lasceremo cadere la cosa”.
“Sulla questione – precisa Rusconi – dobbiamo chiedere molte cose alla sindaca, non perché le vogliamo sapere noi, ma perché ce le chiedono i cittadini, i nostri elettori che rappresentano circa la metà dei santacrocesi visto che ci hanno votato con il 48% degli elettori. Noi chiederemo che sia organizzato un consiglio comunale aperto, in cui i cittadini possano fare domande e avere risposte”.
Oliveri, conosciuto più con il soprannome di Asma, spiega: “Noi vogliamo risposte sugli aspetti di agibilità di quel fondo di via Michelangelo sia dal punto di vista igenico che della sicurezza perché quello è un luogo dove si ritrovano, pregano e fanno riunioni. Vogliamo sapere se il contratto d’affitto è in regola. La sindaca, quando accadono queste cose, di solito tace come accadde per la questione degli escrementi tirati dalla finestra. Promise che avrebbe fatto chiarezza attraverso un’indagine e poi che si sappia non ha fatto niente”.
Poi Lambertucci torna sulla questione e spiega: “Una vicenda come questa, tra le altre cose, rappresenta un danno anche per l’immagine di Santa Croce e quindi del distretto conciario. I nostri imprenditori hanno fatto molto per avere un’immagine di credibilità del distretto in vari settori, come quello ambientale e del rispetto della regole in generale e poi il nome di Santa Croce finisce sui media nazionali e internazionali accostato a una vicenda come questa dove – come emerge dalle indagini – i bambini vengono picchiati per imparare a memoria le sure del corano. Questa vicenda rappresenta il fallimento del modello di integrazione di Santa Croce sull’Arno”.
Proprio su questo Rusconi e Oliveri precisano: “Abbiamo avuto modo di parlare con le insegnati e se da un lato ci sono parti delle minoranze che risiedono a Santa Croce bene integrate, dall’altra ci sono gruppi dove c’è una resistenza all’integrazione, ad esempio uno dei problemi che ci viene segnalato è quello della lingua: le donne non imparano l’italiano e quindi è difficile integrare i vari membri della famiglia e poi la struttura della famiglia musulmana non aiuta in questi casi, visto che l’educazione dei bambini è affidata al padre che, al massimo la delega alla madre”.
“Questa è una dinamica che c’è sempre stata nelle minoranza – spiega Oliveri –. Anche parte degli italiani in Germania e parlo per esperienza perché la mia famiglia migrò in Germania dal meridione, tendevano a non integrasi: è su questi gruppi che bisogna lavorare”.

 

 

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