“Un bilancio di genere da redigere entro due anni”, la proposta di CambiaMenti

La mozione sulle pari opportunità e contro la violenza di genere piace solo alle opposizioni

“Investire in progetti, attività e iniziative che tendano a sostenere e favorire la nascita e lo sviluppo di un associazionismo femminile, puntino a contrastare la violenza di genere, coinvolgendo tutte le associazioni presenti nel territorio che si occupano del tema, attraverso il potenziamento della rete dei centri antiviolenza, dei centri d’ascolto e delle case rifugio; promuovano la conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro, attraverso il miglioramento dell’organizzazione sociale e dei servizi, partendo da quanto di competenza diretta del Comune” con un bilancio di genere da redigere entro i prossimi due anni.

Sono questi gli impegni che il gruppo consiliare CambiaMenti e i consiglieri Manola Guazzini e Matteo Squicciarini hanno chiesto al sindaco di San Miniato e all’assessore alle pari opportunità. Lo hanno fatto con una mozione nel corso dell’ultimo consiglio comunale del 2019. La mozione, però, è stata respinta dai gruppi di maggioranza Pd, Uniti si può, Riformisti e votata da quelli di opposizione: oltre a CambiaMenti, anche Lega e Forza Italia.

Le richieste di CambiaMenti nascono da una serie di presupposti. “Il Comune di San Miniato – spiega la mozione -, nell’articolo 3 dello Statuto, individua tra i propri principi ispiratori ‘la promozione di azioni positive volte a superare le discriminazioni di fatto esistenti tra i sessi, a garantire pari opportunità in campo lavorativo e sociale e a realizzare l’uguaglianza sostanziale fra uomini e donne’: tale finalità è particolarmente attuale, in un Paese come l’Italia che si colloca al penultimo posto (prima della Grecia) tra i paesi Ue per il tasso di occupazione femminile (il rapporto Censis per il 2019 certifica un tasso di attività femminile al 56,2%, lontanissimo dall’81,2% della Svezia, prima tra i Paesi europei); che presenta livelli molto bassi di presenza femminile nei ruoli apicali, sia nel mondo del lavoro pubblico e privato che in politica; che ha conosciuto, negli ultimi anni, l’emersione di dati sconfortanti sulla violenza di genere, in particolare all’interno delle mura domestiche (in Italia i partner e gli ex partner sono responsabili del 62,7% e del 38% dei casi di omicidi di donne)” e “che tali situazioni negative siano incentivate dall’imbarbarimento del linguaggio della politica, che sdogana ogni giorno, oltre che generici incitamenti all’odio e al fanatismo, atteggiamenti e battute sessiste; dalle difficoltà che vengono quotidianamente frapposte all’applicazione della legge 194; dai tentativi effettuati in molti modi, espliciti e impliciti, di riproporre un ruolo della donna confinato nelle mura domestiche”.

La mozione arriva dopo il recente insediamento della commissione comunale Pari Opportunità che, per CambiaMenti, “ha proceduto con un percorso che avrebbe potuto essere di maggiore condivisione all’elezione della propria presidente, a cui il Consiglio offre comunque, in tutte le proprie componenti, la più ampia disponibilità alla collaborazione e augura un buon lavoro, nell’interesse delle donne e dell’intera comunità” anche perché “le politiche di genere e di pari opportunità devono avere un carattere trasversale rispetto a tutti gli ambiti di intervento del Comune” e “visto che le risorse destinate nel Dup 2020-2022 alle politiche di genere e di pari opportunità ammontano a 500 euro, cifra assolutamente irrisoria e sufficiente al massimo all’organizzazione di un convegno, se non si realizzerà, nel riconoscimento di tale dimensione trasversale del tema, un riorientamento di tutte le politiche dell’Ente in direzione della promozione delle pari opportunità e dell’eguaglianza di diritti tra i generi”.

 

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