L’evento culturale sfocia in politica, Deidda all’opposizione: “Fondano la loro attività sul fanatismo”

La presentazione del libro di Vannino Chiti sull'interazione interreligiosa diventa l'occasione per 'regolare i conti' con i consiglieri di minoranza

Doveva essere un momento di carattere culturale, per altro con ospiti di livello e ben curato dagli organizzatori dell’Anpi e invece è finito in politica. Dagli argomenti di ampio respiro, che poco avrebbero a che fare in termini culturali con la politica, che diventa solo il modo di dare corso a delle idee e valori, come il dialogo interreligioso e la conseguente l’interazione interreligiosa, ma il sindaco Giulia Deidda alla fine lo ha virato sulle strette vicende santacrocesi per finire con il dare dei fanatici, neppure troppo tra le righe agli esponenti dell’opposizione politica in consiglio comunale.

Politica e religione nel libro di Vannino Chiti, presentato dall'Anpi a Santa Croce sull'Arno

Il contesto è quello della presentazione del libro di Vannino Chiti, Le religioni e le sfide del futuro, evento di oggi, sabato 11 gennaio che si è svolto nella biblioteca Adrio Puccini di Santa Croce sull’Arno. Alla prima iniziativa del nuovo anno presentata dalla sezione Anpi ha partecipato, tra gli altri, anche l’Imam di Firenze, Izzedin Elzir. Deidda non ha perso tempo e nel contesto dell’Anpi, che probabilmente ritiene più vicino alla sua area politica, ha voluto suonare la carica e provare a prendersi una rivincita dialetto-ideologica contro l’opposizione politica, che nelle ultime sedute del consiglio comunale aveva cercato di attaccarla e metterla in scacco su vari temi: dalla questione dei presepi, a quella delle tradizioni culturali di alcuni popoli di cultura islamica. Deidda è partita con il rivendicare la validità del modello di integrazione di Santa Croce sull’Arno dove, come ha detto la sindaca, ci sono “più di 60 nazionalità”. La stessa Santa Croce dove due maestri del centro islamico a giugno scorso sono stati arrestati in via cautelare nell’ambito di un’operazione della squadra mobile della questura di Pisa per presunte violenze fisiche e psicologiche su minori che frequentavano il centro.

Sia chiaro, il coinvolgimento delle due persone nulla toglie all’importante lavoro di integrazione svolto dal centro stesso. È questo quello che ha rivendicato Deidda a margine della presentazione del libro di Chiti. “A Santa Croce abbiamo superato le 60 nazionalità – ha iniziato così il sindaco – quindi capite come quello delle religioni sia un tema centrale nella nostra comunità. Fanatismo è una parola chiave che è uscita e mi sento di dire che all’interno di questo consiglio comunale ci sono dei rappresentanti che fondano l’attività politica sul pregiudizio e sulla presunzione di conoscenza delle religioni. Hanno cercato di impegnare un’amministrazione laica a fare i presepi in tutte le scuole. Queste persone fanno dei seri danni e mi stupisco dei cattolici che non si indignano di fronte a chi li dipinge in questa maniera. Gli avrei risposto – ha detto Deidda provocando ilarità nella sala – va bene il presepe in comune, ma lo farei fare a don Armando Zappolini. Anche i ‘compagni‘, persone che ci votano, mi hanno chiesto se davvero ho vietato i presepi. Ho dovuto mettere le foto su facebook per dimostrare che tutte le scuole di Santa Croce hanno un presepe”.

Poi Deidda continua dopo aver letto un passo di una mozione presentata in consiglio comunale dal gruppo di minoranza Per un’altra Santa Croce in cui si parlava specificatamente della comunità islamica: “L’Istituto culturale islamico che dal 2007 è a Santa Croce – ha detto la sindaca – tutti i venerdì trasmette la diretta facebook del sermone fatta nel centro. Una cosa trasparente, immediatamente controllabile. I ragazzi stanno facendo un lavoro straordinario di apertura alla comunità collaborando con i Fratres e Pubblica Assistenza, per esempio. Questo è il modello Santacrocese per i prossimi quattro anni e mezzo”.

Queste parole le ha pronunciate Deidda dopo che Izzedin Elzir si era complimentato per la sala di preghiera che veniva incontro alle esigenze della comunità santacrocese. Nel suo intervento Deidda esprime il suo punto di vista che può essere condiviso o meno. Un dubbio, però, può sorgere sull’opportunità di usare una iniziativa culturale – e non politica –, di stampo accademico, per screditare la controparte politica, per di più senza contraddittorio. C’è una sottile differenza tra il dibattito politico e il dibattito culturale su temi legati alla politica e il confine tra questi due, pur se sfumato, esiste.

Il dibattito comunque è stato interessante anche sul fronte l’interazione interreligiosa, difficile, faticosa, – come emerso dalle parole dei relatori – che troppo spesso sfocia in ostilità più che in dialogo. E come se non bastasse, a complicare il tutto, spsso – è emerso nel dibattito – è intervenuta la politica, che da anni fa un uso strumentale della religione. Una strumentalizzazione bipartisan, alla bisogna, che può venire da una parte o dall’altra dello scacchiere politico. Il riferimento non è soltanto all’uso dei simboli religiosi che in anni recenti è sempre più frequente nelle piazze della politica: i baci al rosario e i santini sventolati da Matteo Salvini sono un’eredità che viene da ben più lontano.

Il caso italiano è particolare: già nel secondo dopoguerra Palmiro Togliatti, storico segretario del partito Comunista, decise, in sede di Assemblea costituente, di votare a favore della ratifica dei Patti Lateranensi nella costituzione che sarebbe nata. I patti che furono firmati nel ’29 da Mussolini e dal cardinal Gasparri per conto della Chiesa. Alla base di questa strategia c’era anche un motivo religioso: Togliatti sapeva che nel suo partito, pur essendo il partito Comunista, c’erano tanti cattolici, e nessuno voleva una nuova ‘questione romana‘.

Gustavo Zagrebelsky, giurista e accademico italiano, nel suo libro Le parole del nostro tempo, si sofferma sull’espressione ‘scendere in politica‘. Questa espressione, dice l’autore, rievoca una politica come missione a opera di un salvatore che si trova in alto e discende per sacrificarsi. Un linguaggio, quello usato dalla politica, assolutamente assimilabile alla sfera del religioso. Tutto questo per dire che l’intromissione della politica nella religione non è un fenomeno nuovo.
In maniera periodica il discorso religioso entra a far parte dell’agenda politica e questo è il caso dei mesi sotto Natale, per esempio, quando inizia la discussione presepe si presepe no anche a Santa Croce.

Questa discussione che trova origine nella politica nazionale si è riverberata anche nei comuni: a maggior ragione in quei comuni dove la presenza di persone con credo differenti è più alta e dove ci sono stati precedenti legati proprio ad ambienti religiosi. In questo l’Anpi di Santa Croce ha colto l’importanza di portare il dibattito e il dialogo fuori dall’ambito politico, creando dei momento come quella di oggi dove invece di fare politica si sarebbe voluto produrre conoscenza e fare divulgazione, perché alla fine la tolleranza e quindi il dialogo possono nascere solo dalla reciproca conoscenza e della capacità di comprendere l’altro fuori in modo profondo fuori da retaggi ideologi e di partito, e lontano dal qualunquismo culturale.

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