Cinghiali, i dubbi di Montopoli del Cambiamento sulla Zona di ripopolamento e cattura

In un'interpellanza i consiglieri chiedono, tra l'altro, le dimissioni del presidente

“I responsabili e i volontari della Zona di ripopolamento e cattura sono cacciatori appartenenti a una squadra che pratica la caccia al cinghiale, è evidente quindi che il loro interesse personale sia di far prolificare l’ungulato all’interno della zona, per poi cacciarlo durante le battute da loro organizzate nel territorio libero confinante. Tale comportamento, collide e non poco, con la funzione pubblica che invece dovrebbe avere questo istituto”. In un’interpellanza che sarà discussa nel consiglio comunale di Montopoli Valdarno, lo scrivono i consiglieri comunali del gruppo Montopoli del cambiamento

Le zone di ripopolamento e cattura (Zrc) sono aree destinate a incrementare la riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale per far proliferare determinate specie animali fino al riequilibrio ambientale e alla ricostruzione e stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio. Non solo: queste aree servono anche per la cattura degli animali per poi andare a ripopolare altre aree, in questo caso da Montopoli a tutta la provincia di Pisa.

A Montopoli, infatti, la superficie della Zrc è di circa 1200 ettari e ospita una massiccia presenza di selvaggina nobile, come lepri e fagiani. “La nostra area – dicono i consiglieri Cristiano Bertagni, Lara Reali e Silvia Squarcini – per anni è stata il fiore all’occhiello della provincia di Pisa, tanto che i volontari che la gestivano potevano permettersi di cedere lepri di cattura anche ai comuni limitrofi”.

La questione, che apparentemente riguarda soltanto associazioni ed esperti del settore, è ben più ampia. Il tema, infatti, è legato agli ungulati, famiglia a cui appartengono i cinghiali e ai pericoli e danni che ultimamente questi hanno causato ai cittadini che hanno ritrovato o le loro colture danneggiate o, più pericoloso ancora, si sono ritrovati le bestie in mezzo alla strada davanti alla loro auto.

“Dal 2014 – continuano i consiglieri – c’è stato un cambio di gestione e fin da subito si è potuto constatare un drastico abbandono di tale zona con la decimazione della selvaggina nobile che era presente fino a quel momento all’interno, tanto che le catture per l’irradiamento sono arrivate addirittura a essere sospese. L’abbandono e la mala gestione della Zrc sono sotto gli occhi di tutti e hanno causato un aumento smisurato del numero di cinghiali. Durante la precedente gestione, tale specie animale veniva tenuta sotto controllo mediante battute di caccia effettuate da personale autorizzato. La nuova amministrazione, entrata nel 2014, si è ben guardata dal continuare a gestire la Zrc con le precedenti modalità, risultate fino a quel momento valide ed efficaci, al fine di tenere sotto controllo gli ungulati”.

“Questa situazione – sostengono Squarcini, Bertagni e Reali – è degenerata negli ultimi cinque anni (corrispondente la nuova gestione della Zrc) e ne va dell’incolumità dei cittadini che ogni giorno rischiano di incontrare questi ungulati per strada e subire notevoli danni che saranno poi costretti a dover riparare con le proprie risorse, visto che in nessun caso si registrano risarcimenti da parte degli enti preposti né in favore dei malcapitati automobilisti, né nei confronti degli agricoltori”.

Da qui le richieste dei consiglieri che interpellano il sindaco Giovanni Capecchi e la sua giunta “affinché verifichino il corretto operato della gestione della Zrc negli ultimi cinque anni e adottino tutti i provvedimenti necessari volti alla modifica della stessa, la quale viene attualmente utilizzata da un gruppo di persone per interessi propri”. Inoltre, chiedono che la zona di ripopolamento e cattura “torni al suo ruolo istituzionale di salvaguardia della selvaggina nobile e di controllo degli ungulati, oggi presenti in numero smisurato, così da proteggere cittadini e agricoltori dai danneggiamenti”. Ma la richiesta più pungente è quella delle dimissioni dell’attuale presidente, “lasciando spazio a chi veramente ha a cuore la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’agricoltura astenendosi dall’utilizzare questa specie animale per i propri interessi ludici personali”.

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