I consiglieri della Lega sulle foibe: “Essere italiani bastava per essere uccisi”

L'intervento di Roberto Ferraro, Beatrice Calvetti e Federico Gregorini

“Decine di migliaia furono gli italiani prelevati dalle case e fatti sparire. Essere italiano o semplicemente non condividere la nuova dittatura che stava nascendo era sufficiente per essere uccisi”. Lo hanno voluto ricordare i consiglieri comunali Roberto Ferraro, Beatrice Calvetti e Federico Gregorini della Lega di San Miniato nel loro intervento nel consiglio comunale aperto di lunedì 10 febbraio.

Nel giorno del ricordo per le vittime delle foibe, alla seduta in forma aperta hanno partecipato anche i ragazzi delle scuola.

“Il giorno 10 febbraio – hanno ricordato i consiglieri -, dedicato al ricordo delle tragiche vicende che oltre 75 anni fa videro coinvolta la popolazione italiana di Trieste dell’Istria e della Dalmazia è stato solennemente celebrato a San Miniato con una seduta aperta del consiglio comunale, alla quale hanno partecipato alcune classi delle scuole cittadine, esponenti della comunità samminiatese e rappresentanti della Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Le testimonianze raccolte e narrate hanno ricordato le centinaia di migliaia di persone che dal 1943 fino agli inizi degli anni 50 furono sottoposte a una calcolata e feroce azione di repressione da parte di un regime dittatoriale che aveva come obiettivo quello di intimorire e se necessario eliminare tutti coloro che avrebbero potuto opporsi ai suoi progetti politici ed espansionistici”.

Decine di migliaia – continuano – furono le persone assassinate trovate nel fondo delle foibe. Furono 350 mila i cittadini dell’Istria e della Dalmazia che per la propria sopravvivenza e per non sottostare alla dittatura di Tito ritennero di abbandonare quelle terre.

Quello che forse risultò ancora più grave della ferocia messa in atto dalle bande armate del nuovo dittatore fu che per oltre 50 anni queste vicende vennero caparbiamente negate e tenute nascoste al popolo italiano e, anzi, furono oggetto di dileggio contro coloro che ebbero l’ardire di portare all’attenzione della opinione pubblica queste tragiche vicende. Una mattanza belluina che si sarebbe tragicamente ripetuta 50 anni dopo, alla caduta del regime comunista di Tito e che il mondo imparò a conoscere con il lugubre nome di ‘pulizia etnica’. Una pratica feroce che ha contributo a far comprendere agli italiani di oggi le sofferenze patite dai nostri connazionali in terra istriana e dalmata e quindi l’importanza di ricordarli con rispetto e riconoscenza”.

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