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Ex scuole San Sebastiano, per èViva: “Investimento sbagliato” foto

"Quel luogo doveva essere riconvertito in una piccola zona residenziale con aree a verde"

“In questi tempi di crisi e scarsità di risorse, ogni investimento dovrebbe essere realizzato nel rispetto delle priorità e maggior valore aggiunto creato alla collettività e razionalità, visto che ogni mutuo acceso va ad aumentare il livello di indebitamento medio pro capite. Ci sembra di poter dire che nulla si stia facendo con una visione più lunga del periodo di scadenza elettorale e i cocci rimarranno nelle mani dei cittadini”. Ne è certa e’Viva Valdarno Inferiore, che interviene sulla riqualificazione delle ex scuole di San Sebastiano a Santa Maria a Monte.

C’è “Troppa approssimazione sulla gestione del pubblico denaro”, secondo e’Viva, che ritiene l’investimento sull’area delle ex scuole “sbagliato. Quel luogo doveva essere riconvertito in una piccola zona residenziale con aree a verde e di rispetto dell’abitato circostante. Bassa densità abitativa e polmone verde e di rispetto dell’abitato esistente.

È un’area difficilmente servibile dai mezzi pubblici e necessitante di una prioritaria bonifica in quanto gli edifici esistenti sono vetusti e insalubri. Questo lo si sapeva bene quando furono spostate le scuole nel complesso di via Querce. Gli investimenti su opere pubbliche non si possono criticare a priori o per partito preso, ma gli investimenti possono essere produttivi o improduttivi. Chi amministra la cosa pubblica ha questa grande responsabilità di scelta dalla quale non si può sottrarre.

Come abbiamo fatto circa due anni fa, intervenendo, sul distretto sanitario, crediamo che anche in questo caso dire la nostra serva, se non ad altro, a mantenere un punto di memoria storica magari utile a chi verrà dopo questa amministrazione di destra guidata dal Sindaco socialista. Si vuol fare un centro polivalente per tutte le età? Bene ma si è capito come verrà gestito?

Non crediamo che il comune voglia diventare anche operatore socio culturale e gestire direttamente il tutto: quale business plan circa la gestione, ci sono convenzioni pubbliche? Da dove arriveranno le risorse necessarie all’intervento e alla gestione? Dovrà metterle il comune come avviene per il distretto sanitario nel caso si vogliano ampliare i servizi offerti? Non possono essere questioni secondarie queste.

Abbiamo sempre ritenuto che lo splendido e caratteristico centro storico di Santa Maria a Monte dovrebbe tornare a vivere e ritrovare il senso di comunità tipico dei centri storici di un tempo: la completezza dei servizi di vicinato, il senso di vetrina e immagine di un comune che si erge su di una colline che domina la zona del Valdarno, tutti intenti che possono risultare essenziali per difenderlo dallo spopolamento e dal degrado. E allora un luogo polivalente di qualità o lo si fa dentro il centro storico a due passi da quei servizi da difendere o lo si fa in una località come Ponticelli (per fare un esempio) dove può essere facilmente fruibile e gestibile per gli accessi e la gestione quotidiana dei servizi offerti.

Solite identiche riflessioni che a suo tempo furono fatte per l’infelice collocazione del nuovo distretto sanitario di Santa Maria a Monte. Tutto questo proprio per difenderli i servizi, per far sì che, nel tempo, siano in grado di decollare, funzionare e camminare con le proprie gambe senza la necessità che il comune continui, pur di vederli vivere, ad impiegarci risorse proprie. Gli incentivi possono essere utili ma devono essere l’eccezione, non la normalità.

Il tema dei parcheggi, per queste attività, così come la facilità di accesso rimane una condizione indispensabile, ma vediamo che queste questioni rimangono sempre in secondo piano rispetto ai facili cartelli che annunciano investimenti e, anche su questo argomento, dobbiamo constatare che nel centro storico il problema rimane aperto e irrisolto, anzi, forse peggiorato rispetto a prima.
Questo intervento mira a pensare il capoluogo di Santa Maria a Monte come valore aggiunto al sistema dei luoghi da difendere del Valdarno Inferiore e lo vorrebbe vedere collocato in un progetto integrato di rilancio che guarda oltre, che pensa al sistema economico del distretto, al turismo, alle infrastrutture, ai servizi di area vasta che ha a che fare con la lotta ad una crisi che i sindaci non possono pensare di superare da soli singolarmente”.

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