Cgil, Cisl e Uil: “Primo maggio senza manifestazioni ma ancora di più festa dei lavoratori”

I sindacati: "Tornare a dare centralità all'economia reale e non alla finanza e alle rendite"

Un Primo Maggio senza manifestazioni ma ancora di più festa dei lavoratori. Questo il messaggio che hanno voluto inviare i responsabili fiorentini dei tre sindacati confederali, Paola Galgani (Cgil), Roberto Pistonina (Cisl) e Paola Vecchiarino (Uil), scrivendo una lettera aperta per l’occasione, indirizzata a tutti i cittadini, per ribadire il valore del lavoro che la pandemia non può e non deve cancellare.

“Sarà davvero un Primo maggio inedito – si legge nella lettera -. Una ricorrenza che viene celebrata in tutto il mondo dal lontano 1889, quando fu istituita a Parigi per ricordare l’orribile strage consumata a Chicago 3 anni prima, quest’anno non avrà manifestazioni. Un sentimento contrastante caratterizza allora questa festa del lavoro: da un lato l’amarezza, per l’assenza di iniziative e manifestazioni, che tradizionalmente si tengono, in Italia e nel mondo; dall’altro la voglia di vivere in modo ancor più intenso questo Primo maggio, di assaporarne più a fondo il valore”.

“Oggi – proseguono i leader sindacali – non possiamo scendere in strada a festeggiare, non lo possiamo fare perché un nemico impalpabile, subdolo, pericoloso, non ci consente di riunire il popolo del lavoro, quel popolo che rende migliore la nostra vita ed è indispensabile per portare avanti il Paese come la chiusura delle attività produttive ha dimostrato. Ma possiamo e dobbiamo comunque portare avanti le parole e le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici che rappresentiamo. A partire da coloro che troppo spesso sono invisibili ai grandi mezzi di comunicazione e che invece hanno mostrato quanto il loro lavoro sia importante: dagli addetti alle pulizie ai commessi e agli autisti. Che in questi settori (e non solo) si annidi lavoro povero e precarietà è una ferita che dovrà essere sanata rapidamente. Troppo spesso sentiamo parlare del lavoro a sproposito, per lo più senza cognizione di causa, talvolta accusando i lavoratori e chi li rappresenta di inefficienza o, ancor peggio, di essere la fonte di molti problemi del Paese. Oggi, solo oggi, è evidente a tutti l’importanza del lavoro, di quel mondo che non vive di rendita, non alimenta la bolla finanziaria, ma viceversa crea la ricchezza che rende grande un’economia reale e non fittizia; un mondo che consente, attraverso il lavoro, la realizzazione e la crescita democratica delle donne e degli uomini. Perché il lavoro, a differenza della rendita e della finanza speculativa, non consente solo la crescita individuale, ma anche e soprattutto quella collettiva, di tutta la comunità, nazionale e umana”.

“Quest’epidemia ha portato anche a valorizzare il lavoro pubblico – prosegue la lettera – troppe volte accusato ingiustamente di scarso impegno e inefficienza e ora invece esaltato per quello che il sindacato ha sempre rivendicato: il suo valore per tutelare tutte e tutti, per raggiungere il miglioramento del benessere economico, sociale, ambientale delle comunità. Noi aggiungiamo che serve tornare a dare centralità al pubblico nell’erogare welfare, superando la logica del mero profitto e del sistema degli appalti per ridurre costi e salario”.

“Nei prossimi mesi dovremo svolgere un lavoro ancor più importante – proseguono i sindacalisti -: garantire la salute e sicurezza per tutti coloro che lavorano, a partire da quanto previsto dal protocollo del 24 aprile, contrattare orari e ritmi di lavoro e di vita adeguati ai nuovi tempi, essere vigili per non lasciare indietro nessuno, soprattutto i più deboli e le fasce sociali più fragili, e impedire che la riorganizzazione produca perdita di occupazione”.

“Si aprirà una stagione con sfide difficili – conclude la lettera – noi puntiamo sulla tutela di un lavoro di qualità, dignitoso e giustamente retribuito come volano per un modello sociale più equo. È questa la sfida che lanciamo al Paese, alla politica e alle imprese”.

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