“Quei sacchi erano in un atrio, non per strada”: Cossan prova a chiudere la vicenda

"Se uno nella nostra comunità sbaglia deve pagare. Nel caso contrario (come adesso) denunceremo con forza l'ingiustizia"

“Con l’intenzione di mettere fine a questo goffo episodio che non fa fare una bella figura né a lei né alla sua formazione, lasciamo agli onesti cittadini santacrocesi trarre le dovute conclusioni”. Lo scrive l’associazione Cossan di Santa Croce sull’Arno, replicando ancora una volta alle dichiarazioni del consigliere comunale Alessandro Lambertucci sui rifiuti abbandonati.

“La nostra comunità – spiegano – è lontana dall’essere perfetta anche se dà l’anima per una Santa Croce sull’Arno prospera e di tutte le comunità che ci sono, è quella più attenzionata da certi politicanti dell’ultima ora”. Con una foto e una testimonianza, infatti, l’associazione sostiene che “La proprietaria dei sacchi neri ha ammesso i fatti. E’ stata lei ad aver messo in quel inusuale posto questi sacchi neri divenuti famosi suo malgrado, per un motivo così semplice e disarmante: lavori in casa. Senza voler violare la privacy della persona interrogata da alcuni membri della Cossan che si occupano di ambiente, sfatiamo subito anche un’altra affermazione azzardata del nostro amico consigliere: i cibi, oggetto della sua (jihad o crociata, scelga lei) contro l’inciviltà di alcuni cittadini (o non cittadini) extracomunitari, non sono stati abbandonati tra i rifiuti, come da lettera aperta ma bensì completamente chiusi e ben custoditi nei famosi sacchi neri”.

“Non si può negare ciò che si ha sotto gli occhi”, dicono citando un proverbio senegalese. Che “sembra dare ragione al nostro caro consigliere della Lega che con una sfilza di foto ha voluto portare una prova schiacciante delle sue asserzioni. Manca solo la dimostrazione che si tratta dell’opera di un extracomunitario e il gioco è fatto. A questo punto, ci rivolgiamo direttamente ai cittadini santacrocesi dotati di ragione e di una minima capacità di osservazione.

Fin da subito, noterete che questi sacchi neri, seppur ben legati non sono stati abbandonati sulla pubblica via (o per strada) come intitolava nella sua lettere aperta del 17 maggio (e continua a sostenere tutt’ora) il nostro amico consigliere. I sacchi, come tutti possono osservare in foto, sono all’interno di un atrio di un condominio ma comunque ben nascosti in un angolo e certamente non fuori. Non si può non notare anche la bicicletta da bimbo poggiato sui sacchi. Domanda: chi, per i tempi di pandemia che corrono abbandonerebbe la bicicletta dei suoi bambini (con la quale magari giocano tutti giorni) fra la spazzatura? Chiunque sia stato meriterebbe non soltanto una denuncia ma anche l’arresto. Non siamo a fare l’avvocato del diavolo, se uno nella nostra comunità sbaglia di fronte alla legge, saremo i primi a dire che deve pagare. Nel caso contrario (come adesso) denunceremo con forza l’ingiustizia”.

Tanto che Cossan invia una foto che, nelle loro intenzioni, “fa cadere come un castello di carta e menzogne, in modo definitivo, le accuse d’abbandono di spazzature per strada (che non esiste) e di cibo per bisognosi buttato via (cibo attualmente in consumo e ancora disponibile ). L’impianto diffamatorio, ingenuamente architettato, con una chiara intenzione di gettare il discredito su qualcun’altro cade rovinosamente in mille pezzi.

Adesso, spieghi Lei ai santacrocesi (visto che io non l’ho capito), come si è passati da un appello a non disperdere le mascherine nell’ambiente della Sindaca alla violazione del domicilio, della privacy (i sacchi neri sono stati deliberatamente aperti) di una povera cittadina che aveva bisogno soltanto di un po’ d’aiuto e di serenità. Caro consigliere, con la pubblicazione di questa foto si è di fatto dato la zappa sui piedi. Non si tratta più di sola diffamazione ma di altri tipi violazione ben più gravi. Se scatta una denuncia non sia affatto sorpreso. Da un uomo di legge come Lei, questo ci lascia sgomenti. Pensare che rappresenterebbe il 50% dei santacrocesi ci lascia senza parole”.

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