Toscana 2020, il decreto ha l’ok dal Senato: si vota in autunno

Anche per il referendum sulla riduzione dei parlamentari. Monni e Mazzeo chiedono un'alternativa ai seggi nelle scuole

Il Senato oggi 19 giugno ha approvato la fiducia chiesta dal Governo sul decreto legge relativo alle consultazioni elettorali del 2020 dopo che il voto era stato annullato giovedì perché mancava il numero legale.

L’assemblea ha così dato il si definitivo al provvedimento che ridisegna il cronoprogramma delle elezioni, anche quello fermato dall’emergenza sanitaria da coronavirus. La finestra elettorale va dal 15 settembre al 15 dicembre: sarà il governo a decidere quando. L’intenzione sembra quella di puntare sulla prima settimana utile: 20 e 21 settembre. Oltre alla Toscana, ne 2020 votano anche Veneto Liguria, Marche, Campania, Puglia e Valle d’Aosta: 18 milioni di elettori.

Oltre a posticipare i termini del voto, il decreto da convertire in legge prevede l’estensione del principio dell’accorpamento delle consultazioni per lo svolgimento del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari e viene ridotto il numero minimo di sottoscrizioni richieste per la presentazione di liste e candidature nelle elezioni comunali o regionali del 2020.

L’idea è un election day, anche se i promotori del referendum sul taglio dei parlamentari sono contrari e minacciano ricorso alla Corte costituzionale.

In Toscana

Intanto i consiglieri regionali del Pd Monia Monni e Antonio Mazzeo hanno presentato una mozione, approvata all’unanimità, per trovare in Toscana edifici idonei allo svolgimento delle elezioni da utilizzare in alternativa alle scuole.

L’idea è di scongiurare ulteriori disagi per famiglie, studentesse, studenti, insegnanti e altro personale scolastico derivato dall’interruzione dell’attività didattica. Nella mozione i consiglieri esprimono “totale contrarietà all’ipotesi di indire nuove elezioni a scuole riaperte” e impegnano la giunta “ad attivarsi tempestivamente, con tutti i livelli istituzionali interessati, per effettuare su base regionale una ricognizione di edifici idonei e alternativi alle scuole”.

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