Guazzini dopo le Regionali: “In un quadro politico in movimento, è impossibile affidare a un qualche soggetto politico il cambiamento”

Secondo la consigliera, il centrosinistra ha mancato su molte cose e le risposte a destra non hanno soddisfatto

“E’ forte il rischio che, invece di avviare una riflessione critica, ci si crogioli in un trionfalismo del tutto fuori luogo”. Ecco perché Manola Guazzini, consigliere comunale di Cambiamenti a San Miniato, propone una riflessione sulle elezioni regionali della Toscana. La riportiamo integralmente di seguito.

Non concordo con chi parla di una percezione del rischio leghista in Toscana alimentata ad arte per suscitare una reazione dell’elettorato di sinistra e di centrosinistra. Dai contatti con la gente, era evidente, in particolare in alcune aree periferiche del nostro Comune, che la Toscana è stata davvero contendibile e che lo scarto, superiore all’8% con cui alla fine il candidato del centrosinistra Giani ha superato la candidata leghista Ceccardi è stata frutto di un’ondata di opinione che si è determinata nel corso degli ultimi giorni della campagna elettorale.

Le domande giuste da porsi sono dunque: 1) perché la Toscana è diventata contendibile, 2) perché le risposte della destra non sono apparse, alla fine, credibili, 3) quali sono le ragioni di una tenuta del Pd e delle forze con esso alleate, che si manifesta con grande forza nelle occasioni di confronto locale e, viceversa, entra in crisi tanto più profondamente quanto più il voto acquista una valenza politica generale, 4) quali possono essere le vie per innescare un cambiamento positivo e una profonda innovazione degli elementi del governo locale nelle nostre zone, senza il quale la caduta che questa volta è stata sventata prima o poi (e più prima che poi) arriverà: e questo quarto punto mi sembra particolarmente importante, perché il rischio che, come al solito, invece di avviare una riflessione critica su questo aspetto ci si crogioli in un trionfalismo del tutto fuori luogo mi sembra molto forte.

Proverò ad abbozzare alcuni cenni di risposta a queste domande, facendo riferimento anche alla situazione locale.
1) Molti aspetti della diversità che un tempo caratterizzava positivamente l’azione di governo delle amministrazioni di centrosinistra sono venuti meno e in particolare due di essi: la vicinanza degli amministratori ai cittadini, la partecipazione non formale sulle scelte, la capacità di avere una visione progettuale del futuro e di rendere coerente con essa gli interventi immediati. Quando, come succede a San Miniato, i programmi elettorali sono pieni di slogan sul bilancio che si costruisce insieme, ma non solo non si mettono in atto strategie partecipative, ma si è smesso perfino di fare riunioni informative delle consulte. Quando, di fronte a una situazione come quella che si è verificata sulla riapertura delle scuole, ci si lascia sorprendere da eventi come quello della scuola elementare di Ponte a Egola, quando si reagisce con manifestazioni di insofferenza a cittadini che denunciano situazioni di disagio o si cerca di nascondere sotto il tappeto notizie di criticità ambientali, è evidente che i cittadini, che vivono sempre più spesso situazioni di sofferenza sociale, vivono le istituzioni come qualcosa di indifferente e di lontano.

2) La destra ha dato, su tutti questi temi, risposte divisive, aggressive, urlate, capaci di accrescere l’inquietudine, ma assolutamente non di rispondere in modo rassicurante: credo, ad esempio, che il confronto tra il sistema sanitario toscano e quello lombardo, tra la gestione dell’emergenza covid da parte delle forze del governo nazionale e regionale e gli atteggiamenti, sia istituzionali che comportamentali della Lega, abbiano avuto un grande peso.

3) Il Pd, ormai totalmente inesistente come collettivo capace di discutere, di confrontarsi, di elaborare ipotesi e progetti politici, funziona come confederazione di comitati elettorali che cercano ognuno di collegarsi a settori di opinione pubblica, gruppi sociali, interessi consolidati. Questo, in provincia di Pisa, è stato evidentissimo, ma perfino in queste elezioni che apparentemente segnano un successo elettorale del Pd, il gioco comincia a mostrare la corda: mentre nel 2019, nello stesso giorno della sconfitta epocale del centrosinistra alle Europee a vantaggio della Lega, questo intreccio di interessi restituì al Pd il governo di tutti i Comuni della zona, quest’anno, su un terreno pur sempre locale, le cose non hanno funzionato altrettanto bene: nei comuni di Fucecchio, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto, Santa Maria a Monte, Montopoli e Bientina si vede nelle mappe elettorali una grande macchia blu: il voto alla Ceccardi ha superato abbondantemente il voto a Giani.

E anche se San Miniato resta una macchia rossa, a San Donato e a San Miniato città Ceccardi supera, sia pure di poco Giani e le distanze sono state davvero minime a Ponte a Egola (1273 voti a Giani contro 1141 alla Ceccardi) e a Stibbio San Romano (370 contro 361).
Giglioli pensa di stare tranquillo andando avanti come prima, con una presunzione di autosufficienza degna di epoche migliori e magari puntando sulla collaborazione di Italia Viva, che in queste elezioni ha dimostrato di essere perfettamente irrilevante sia per le vittorie che per le sconfitte del centrosinistra?

4) In un quadro politico che è del tutto in movimento, è impossibile secondo me affidare a un qualche soggetto politico la soluzione del problema di un cambiamento incentrato sulla difesa dei diritti, delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini più disagiati, della tutela dei beni comuni, dell’avvio di processi di partecipazione. Il Pd è più un problema che una soluzione. Si potrà discutere sulle ragioni, ma mi pare evidente una condizione di gravissima crisi anche del M5S. Le piccole forze di sinistra sono in grado di produrre splendidi documenti e di candidare persone per bene, ma restano confinate nelle aree urbane e appaiono totalmente incapaci di penetrare e radicarsi nelle situazioni di disagio vero.

Un’esperienza civica come CambiaMenti, che combina la propria trasversalità e la propria radicalità sui contenuti con lo sforzo costante di costruire una rete di alleanze politiche rappresenta forse, qualcosa su cui riflettere anche rispetto a questo tema”.

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