“Una vita felice fino alla fine”, la segreteria provinciale Psi sulle Rsa

“Si devono recuperare i valori, indipendentemente dal proprio credo religioso o politico, il primo valore è quello della vita di una vita felice fino alla fine”. Ne è certa la segreteria provinciale Psi Pisa, convinta che sulla questione sanitaria nelle Rsa “Si può fare di più, facciano di più e meglio”.

Il Partito socialista ha “la sensazione terribile che in Toscana venga perseguita da parte degli amministratori, con un misto di ipocrisia e impotenza, una selezione terribile nelle Rsa commissariate dalle Usl: alla fine del tragico viaggio, in tempo di covid sars 2020, molti degli anziani ospiti saranno deceduti, lontani dalle famiglie, senza un briciolo di umanità e di cure anche quelle pietose del fine vita, soli e abbandonati al tragico destino. I Comuni si facciano parte attiva nella tutela della Salute dei ricoverati nelle case di riposo del loro territorio”.

Ecco, allora, le proposte e richieste della segreteria di Pisa: “Vengano da parte della Regione inviate risorse per la sanità territoriale dando strumenti e risorse ai medici di base, si mettano a disposizione i vaccini anti influenzali, si rendano operativi i provvedimenti di rafforzamento dei presidi territoriali sanitari, le cosiddette Usca, che siano consolidati quelli esistenti e concretamente operativi”.

Le case di riposo pubbliche, private o commissariate, poi, “siano delle ‘case di vetro’ nel controllo della gestione economica e sanitaria con una particolare attenzione ai protocolli atti a rendere partecipi i parenti tenendo informate le famiglie con chiari e veritieri ‘bollettini settimanali’ e, come già si sta adoperando nei reparti di terapia intensiva del pronto soccorso di Pisa, sia permesso l’accesso, opportunamente tutelato, dei familiari. Nei casi in cui ciò fosse difficile da attuare, si predispongano accessi virtuali al fine di permettere un contatto audio visivo tra gli ospiti degenti e i loro cari”.

“L’involuzione della sanità italiana e toscana -inoltre – che, dagli anni ’90 in poi vede, con la cosiddetta aziendalizzazione, l’obiettivo ‘salute’ subordinato ai tagli draconiani di bilancio, ai medici e alle altre figure professionali si chiede quanto riescono a risparmiare e sempre più raramente quanta salute hanno ‘prodotto’. La situazione è aggravata dal fatto che i cosiddetti manager sono in genere completamente avulsi dalla realtà locale, mentre ‘prima’ un controllo sulle scelte della sanità veniva comunque esercitato dai cittadini attraverso i sindaci e con la mediazione dei partiti nei consigli comunali”.

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