Lega: “Sull’ecomostro c’è poco da rallegrarsi, tantomeno in modo ‘trionfale’ come ha fatto il sindaco”

"Ci chiediamo se i cittadini di San Miniato possono ringraziare l’amministrazione comunale per come ha gestito la parte di sua competenza"

“Data la complessiva situazione, si suppone che l’entusiastico comunicato sia stato fatto dal sindaco in quanto socio o amico della casa culturale, non certamente come responsabile dell’amministrazione comunale di San Miniato“. Lo dice la Lega di San Miniato commentando l’annuncio del sindaco Simone Giglioli sulla ripartenza del cantiere ex Etruria a San Miniato Basso (qui) “alla fine la casa culturale è riuscita a ritornare in possesso dell’immobile per portarlo a definitiva realizzazione. Dobbiamo ringraziare chi ha lavorato duramente per arrivarci”.

Il sindaco, per la Lega, “ha giustamente ringraziato i responsabili della casa culturale per il risultato da loro ottenuto nella gestione delle ‘loro cose’, ma ci chiediamo se i cittadini di San Miniato possono ringraziare l’amministrazione comunale per come essa ha gestito la parte di sua competenza, cioè ‘le sue cose‘ (che poi sono le cose dei cittadini), per far si che in quella struttura la farmacia comunale potesse avere una sede di proprietà, quale logica conseguenza dell’anticipato versamento al Consorzio Etruria di ben 1.080.000 euro di denaro pubblico, il tutto garantito da una fidejussione assicurativa di pari importo, ma al dunque contestata e disattesa.

E’ il caso di ricordare che le ‘sinergie’ operative messe in campo tra Comune, farmacia comunale, Consorzio Etruria e Unipol per la costruzione dell’edificio che avrebbe dovuto essere anche sede della farmacia comunale, si sono risolte per le casse pubbliche in una perdita finanziaria ingente il cui ammontare ha sfiorato il valore dell’immobile che si voleva costruire. Nonostante le ingenti risorse pubbliche assorbite dalla vicenda la farmacia comunale non è riuscita ad acquisire la proprietà dell’immobile ed è stata quindi costretta ad esercitare la sua attività in locali gentilmente concessi in affitto dalla Coop al canone annuale di 48mila euro.

In sintesi, dalle casse pubbliche sono usciti tanti soldi (700/800 mila euro?), senza avere in cambio niente. Un vero affare. E’ indubbio che la vicenda della mancata, ma pagata, sede della farmacia comunale, unitamente alla storiaccia del project financing datato 2005, hanno rappresentato il punto più basso immaginabile di una pubblica capacità amministrativa. Per questo riteniamo che nella vicenda dell’ecomostro ci sia veramente poco di cui rallegrarsi, tantomeno in modo ‘trionfale’, come ha invece fatto il sindaco”.

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