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Opere pubbliche, Guazzini: “Il percorso ciclopedonale ha determinato il nostro voto”

Gli emendamenti rigettati e la visione a lungo termine su scuole, turismo e investimenti: “Che fine ha fatto il programma partecipato?”

“Il primo punto del programma elettorale del sindaco era il bilancio partecipato. Eppure, nei due bilanci approvati finora non c’è traccia di alcun percorso partecipativo. È vero che c’è stata la pandemia, ma non si può usarla come scudo per scrollarsi qualsiasi responsabilità”. Così Manola Guazzini, capogruppo di CambiaMenti in consiglio comunale a San Miniato all’indomani dell’approvazione del bilancio (qui la notizia). Un bilancio a cui CambiaMenti ha votato contro, così come contrario è stato il voto per il piano triennale delle opere pubbliche e per il documento unico di programmazione. Per una serie di ragioni metodo e di merito che non hanno convinto Guazzini. A nulla sono valsi i 22 emendamenti complessivi presentati, di cui solo due sono stati approvati (qui).

“Quest’anno – ha detto la capogruppo – come forza di opposizione ci siamo mossi per tempo e già da ottobre, prima che il Dup fosse consegnato, abbiamo fatto delle proposte. Proposte che l’amministrazione comunale ha recepito con un incontro a soli dieci giorni dalla discussione del Dup, quando ormai il documento era già confezionato. Avremmo gradito un coinvolgimento istituzionale che andasse oltre la convocazione di un paio di commissioni consiliari e un coinvolgimento del territorio: il Dup è stato inviato ai coordinatori di consulta una volta pronto, senza possibilità di confronto”. Le critiche di metodo riguardano la gestione dei tempi: quella che si chiama agenda setting, la calendarizzazione, attraverso cui si possono influenzare gli esiti delle decisioni.

Entrando nel merito, l’ago della bilancia è stato il rigetto da parte della maggioranza dell’emendamento sulla realizzazione di una passerella ciclopedonale che collegasse Molino d’Egola a Ponte a Egola. Questo era il primo dei quattro emendamenti al piano delle opere pubbliche ed è stato argomento di trattative tra la maggioranza e l’opposizione di CambiaMenti. “Se fosse stato approvato questo emendamento – ha detto Manola Guazzini – non avremmo votato contro al piano delle opere pubbliche, ma ci saremmo astenuti”. Da qui si capisce il peso del progetto, che poi è legato a doppio filo sia con il turismo che con la mobilità interna. “Noi abbiamo ripreso un progetto della legislatura Gabbanini – ha insistito Guazzini – che abbiamo rilanciato come priorità perché favorisce la mobilità dolce e perché, in vista della realizzazione della casa della salute a Ponte a Egola è necessario ripensare la viabilità e i collegamenti”. Il progetto andrebbe finanziato, secondo CambiaMenti, cancellando o rimandando le spese per l’installazione di una tensostruttura a San Miniato Basso da usare come palestra per le scuole o con l’accensione di un mutuo.

Parcheggi e collegamenti tra le frazioni, ma anche opportunità per un turismo lento che vuole scoprire il territorio. Proprio il turismo è stato un terreno di scontro anche in occasione della votazione sul bilancio 2021: “Quando il sindaco dice che la seconda gamba dell’economia del territorio è il turismo e poi prevede solo 86mila euro da destinare al settore vuol dire che, al di là dei proclami, non prende seriamente in considerazione la realtà”.

Altra questione è la ridefinizione urbanistica di Ponte a Egola: il tema della riqualificazione delle concerie dismesse, secondo CambiaMenti, nel Dup è affrontato soltanto in parte e sicuramente non in maniera esaustiva. “L’amministrazione fa riferimento solo a via Gramsci – ha detto Guazzini – ma questo è un passaggio limitativo: il problema delle concerie dismesse esiste in tutta la frazione. Per questo abbiamo presentato un emendamento con scadenze perentorie e un percorso condiviso con la cittadinanza e gli altri enti”. Anche questo, tuttavia, non ha trovato l’accordo della maggioranza.

Una proposta di più ampio raggio è quella dell’istituzione di un’assemblea e di un tavolo comprensoriale che si occupino delle “fondamentali scelte sui grandi servizi, le infrastrutture e la pianificazione urbanistica” e che in essi siano rappresentate tutte le forze politiche: “non è possibile – si legge nell’emendamento respinto – che la dimensione comprensoriale si esprima soltanto attraverso i contatti dei sindaci”.

Poi ancora le scuole: sul liceo Marconi CambiaMenti si è espresso nel dibattito di questi giorni a favore di uno studio di fattibilità che riguarda la vecchia sede di via Catena, ma l’altra grande partita si gioca sulle scuole dell’obbligo di Ponte a Egola. “Abbiamo chiesto di avviare un ragionamento serio su un polo scolastico per Ponte a Egola e tutta la Valdegola – ha spiegato Guazzini -. Serve un polo e una visione a lungo termine perché con il tempo avremo un problema di cambiamento demografico e di disponibilità economica. Nel lungo periodo è vincente un presidio scolastico, secondo noi da collocare a La Serra per la sua posizione baricentrica”. C’è la consapevolezza di ragionare per gli anni a venire, di parlare di progetti che vanno oltre la scadenza di una legislatura. Proprio per questo, per il tempo necessario che questo richiede, secondo CambiaMenti è fondamentale avviare sin da subito una discussione.

Punti di contatto sulle cosa da fare ci sono stati: “condividiamo – detto Guazzini – gli interventi che riguardano la messa in sicurezza del versante di via Bagnoli, la realizzazione della scuola di Ponte a Elsa per la quale se non dovesse arrivare il finanziamento regionale noi abbiamo insistito affinché si accenda un mutuo, non va male il terzo lotto di via maremmana anche se sarebbe stato meglio farla tutta insieme e va bene la messa in sicurezza scuole”.

Insomma, il poco coinvolgimento ha fatto scegliere il voto contrario sul Dup, mentre sulle opere pubbliche ha influito molto il rigetto della proposta di punta, cioè quella della pista ciclopedonale. Il voto contrario sul bilancio riguarda, invece, alcune importanti lacune: “Mancano investimenti sul lavoro – ha chiosato Guazzini -. Non ci sono politiche attive per il lavoro. Inoltre, non si riesce a capire qual è la destinazione di risorse a settori come la cultura, la scuola, l’associazionismo, le attività produttive”.

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