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“Aderire a Italia viva per noi donne sarebbe come prostituzione?”, il professore nella bufera

Le iscritte di Pisa e provincia rispondono con una lettera: “Esigiamo scuse e rispetto”

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Una volta le donne in difficoltà finivano nella prostituzione. Oggi fanno scelte ancora più umilianti: diventano renziane”. A questo tweet di Massimo Minelli hanno risposto con una lettera aperta le donne di Italia Viva di Pisa e provincia.

“Purtroppo, abbiamo avuto modo di leggere il suo post molto offensivo su Twitter rivolto alle donne che lei definisce ‘renziane’. Ci piacerebbe confrontarci con lei signor Minelli, visto che risulta svolgere la funzione di docente e quindi di educatore. Non le nascondiamo per questo la nostra sorpresa nel leggere le parole che lei ha utilizzato.

Andiamo ad analizzarle: ‘donne in difficoltà’ che non possono fare altro che finire nella prostituzione, già qui si può esprimere l’orrore per la sua considerazione. Poi si passa a etichettarle come donne ‘renziane’, quindi donne che decidono, in piena autonomia e coscienza, di aderire ad un partito, Italia viva, lei ritiene di sminuirle ponendole come appartenenti ad un uomo politico, che evidentemente e in maniera legittima lei non apprezza, e addirittura le equipara alla condizione di ‘prostitute’. Quindi, per lei l’affermazione delle idee politiche delle donne di Italia viva, che ogni giorno, vivono la propria appartenenza politica, democratica, vivace, libera, pulita, (evidentemente lontana anni luce dalla sua), sarebbe solo lo svolgimento di una pratica di prostituzione”.

“Signor Minelli – continua la lettera -, mi dispiace comunicarle che non sarà certo un commento misogino di così bassa statura a fermare il nostro orgoglio di appartenere a questa comunità democratica. Pertanto, la invitiamo a chiedere scusa e a portare rispetto. Quel rispetto insito, che dovrebbe avere, chi come lei svolge la sua professione. Ma che evidentemente, noi tutte, dubitiamo fortemente, Lei possa, come educatore, saper insegnare e trasmettere. Le donne di Italia viva porgendole i saluti, la invitano perciò, a presentarsi (sempre che lei lo voglia), per meglio comprendere le ragioni della scelta che lo hanno spinto a scrivere tali bassezze che non le fanno certo onore né come uomo né tantomeno come insegnante”.

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