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“Pd, io ci sono”: Letta ha detto si. E il pisano si candida alla guida del partito

"Non cerco l'unanimità, ma la verità nei rapporti tra di noi". Nardini: "Felice che abbia accettato"

Sarà l’assemblea del Partito Democratico di domenica a decidere, con la proclamazione del segretario alle 15. Ma dato il pressing ricevuto in questi giorni dall’ex premier Enrico Letta e la benedizione ottenuta dal dimissionario Zingaretti, la partita sembra vinta. Impossibile, però, non mantenere qualche cautela, dato che gli ex renziani, quel “Enrico stai sereno”, potrebbero anche essere pronti a rispolverarlo, tanto di più che i pochi punti percentuali di consenso di Matteo da Rignano sono bastati a far cadere Conte.

“Lunedì non avrei immaginato che sarei stato qui ad annunciare la mia candidatura al Partito democratico – ha detto Letta -, quel partito che ho contribuito a fondare e che oggi vive una crisi profonda. Parlerò domenica all’assemblea e chiedo a tutti coloro che voteranno di votare sulla base delle mie parole, sapendo che non cerco l’unanimità, ma cerco la verità nei rapporti tra noi per uscire da questa crisi. Aprirò un dibattito in tutti i circoli, poi faremo insieme sintesi e troveremo le idee migliori per andare avanti”.

“Sono felice – è il commento dell’assessore regionale e componente della direzione nazionale e dell’assemblea nazionale del Pd Alessandra Nardini – che Enrico Letta abbia accettato di guidare il Partito Democratico e lo abbia fatto dicendo che non cerca l’unanimità, ma la verità nei rapporti tra noi per superare questa crisi e guardare lontano. È una figura di grande autorevolezza, proposta dalla stessa maggioranza che ha sostenuto Nicola Zingaretti e può proseguire quel processo di cambiamento che le elettrici e gli elettori delle primarie hanno chiesto con una valanga di voti due anno fa e che era iniziato nel partito.

Il suo deve essere un mandato pieno ed è fondamentale che l’avvio della sua segreteria coincida con una discussione vera e profonda sui problemi strutturali del nostro partito, a partire dalla linea politica e dal lavorio distruttivo interno permanente, temi che hanno portato alle dimissioni di Zingaretti e che sono tuttora sul tavolo. I temi che ha posto Zingaretti nella sua lettera di dimissioni non possono essere sottaciuti o messi comodamente da parte, per poi ricominciare, come se niente fosse accaduto, con il logoramento continuo e l’unanimismo di facciata.

Il Pd deve discutere a fondo delle regole del proprio stare insieme e della propria proposta politica, caratterizzandosi per un’agenda basata sulla lotta alle disuguaglianze e su un nuovo modello sostenibile di sviluppo, anche grazie ai ministeri chiave in cui abbiamo nostri esponenti, continuando la ricostruzione del campo del centrosinistra e del dialogo proficuo con il M5S a guida Conte. Il messaggio deve essere chiaro: non si torna indietro al Pd isolato e perdente del 2018. Anche da toscana e da pisana sono felice che Letta metta il suo spessore umano e politico a servizio del partito, con una autorevolezza nazionale e internazionale che può essere decisiva sia nei rapporti con il governo, sia nel contesto europeo.

A Nicola Zingaretti ancora un grande ringraziamento per il lavoro che ha portato avanti e per la sua generosità, confermata anche dal suo ultimo gesto. A Enrico Letta l’augurio di poter portare avanti un grande lavoro insieme, ricostruendo una vera comunità di donne e uomini uniti da obiettivi e valori comuni, che sappia dare al Paese un orizzonte di speranza e di giustizia”.

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