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Cafaro (Pd): “La filiera produttiva faccia chiarezza al suo interno e chiuda la porta alle mafie”

Il capogruppo in Consiglio a Fucecchio esprime la posizione del partito a livello comunale: "Si discute di migliaia di posti di lavoro, della serenità delle nostre famiglie, della salute nostra e dei nostri figli"

Consiglio comunale di Fucecchio, parla il capogruppo Alberto Cafaro. È intervenuto sul tema delle indagini che interessano il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno riportando la posizione del Pd locale.

Questo l’intervento integrale nell’assise comunale.

“Da subito, in quello stesso Consiglio – dice –  espressi preoccupazione e sgomento a nome del gruppo consiliare del Partito Democratico, ribadendo la nostra convinzione che fosse necessario acquisire più elementi e, in ogni caso, attendere l’esito del lavoro degli inquirenti. Al contempo, chiedemmo che le amministrazioni assicurassero il regolare funzionamento delle infrastrutture pubbliche necessarie al nostro distretto e verificassero che nessun nuovo danno venisse inflitto ai nostri territori. Perché intendiamoci, qualunque sia l’esito delle indagini, la grancassa mediatica ha già inferto un gravissimo danno d’immagine all’intero comprensorio in Italia e nel mondo. Trascorsi alcuni giorni, pur senza cercare di sostituirsi alla magistratura, come i rappresentanti di altre forze politiche hanno maldestramente cercato di fare, è opportuno che – in questa sede istituzionale – si ribadiscano alcuni principi”,.

“Il distretto Industriale di Santa Croce sull’Arno – comprendente anche i Comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Maria a Monte, San Miniato e Fucecchio – rappresenta in Italia e sullo scenario internazionale una riconosciuta eccellenza nel campo della lavorazione conciaria. Nel distretto è concentrato circa il 35 per cento della produzione nazionale di pelli. L’incidenza delle esportazioni sul fatturato totale supera il 70%, contribuendo sensibilmente all’equilibrio della ‘bilancia commerciale’ del nostro sistema paese. Nel distretto sono presenti circa 600 aziende tra concerie e lavorazioni conto terzi, con 8mila addetti. Grande è il contributo delle attività del cosiddetto indotto, che comprendono servizi e produzione di beni: composti chimici, macchine per conceria, manifatture dell’abbigliamento, della pelletteria e delle calzature. Dalla collaborazione fra settore pubblico e privato sono scaturite iniziative di fondamentale importanza per i nostri territori. Si è qui parlato di Poteco, ma penso anche e soprattutto al grande depuratore. Quest’ultimo, gestito dal consorzio di costruzione del depuratore e dal Consorzio Aquarno, ha consentito lo svolgersi stesso di un’attività come quella conciaria, altamente inquinante. Ricordo che l’Italia, paese membro dell’Unione europea, non avrebbe altrimenti potuto consentirla. Negli anni, il depuratore ha così favorito un sensibile miglioramento della salubrità delle acque dei nostri fiumi e dei nostri territori stessi. È bene inoltre precisare che le attività gestionali di queste ed altre infrastrutture, che vedono la componente politica – in realtà minimale – affiancare quella privata, sono soggette al rispetto di normative europee, nazionali e regionali che fissano elevati standard di verifica a tutela della salute di tutti“.

“È bene si chiarisca  – ha detto Cafaro – che in questo preciso momento si sta mettendo in discussione tutto questo. Da questo consiglio comunale vorrei che si parlasse con serietà di questi temi, a tutela dei nostri concittadini e dei nostri territori, delle imprese che operano correttamente, portando ogni mattina nelle fabbriche tanti imprenditori e lavoratori. È la festa dei lavoratori e quanto dico acquista se possibile ancor più significato. Mentre certo attendiamo l’esito delle indagini, con rispetto per il lavoro della magistratura e per la tutela dei diritti degli indagati, riteniamo che tutti si debba prendere atto della gravità della situazione. Non è possibile definire altrimenti le presenti circostanze: se la magistratura confermerà le risultanze del proprio impianto accusatorio, avremo l’ennesima riprova che la capacità di penetrazione delle mafie nei tessuti economici e sociali del nostro paese non risparmia nessuno. Tale pervasività non può che farsi più forte in un contesto segnato prima dalle conseguenze della crisi economica del 2008 e oggi da quelle del Covid. Il procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo, alla guida dell’indagine Keu, ha spiegato come ci siano ‘tutti i margini per intervenire prima che [la situazione] diventi [preoccupante]’, perché ‘la Toscana non è una terra pervasa dalle mafie e questo non solo grazie all’azione della magistratura e della polizia giudiziaria, ma anche per una più profonda presa di coscienza da parte della popolazione e della politica’”.

“È questa dunque una sfida per tutti noi e, forse, non ve n’è mai stata una più importante – prosegue –  Come il procuratore Creazzo, noi siamo convinti che il nostro tessuto socio-economico e produttivo abbia le energie e gli anticorpi per resistere alle aggressioni della malavita organizzata e, se saranno acclarate irregolarità, ad espellere i responsabili di atti illeciti, ripristinare il rispetto rigoroso delle normative e recuperare la credibilità infranta con la forza del lavoro onesto e di una maestria che è riconosciuta in tutto il mondo. In attesa dell’esito delle indagini, auspichiamo che coloro che nei predetti consorzi sono stati – per obbligo di legge – sospesi dalle proprie funzioni, ne prendano atto con un passo indietro, per facilitare all’intero distretto la ripresa della piena attività, in coordinamento con le istituzioni e gli organi di controllo. Al contempo, chiediamo che le istituzioni, gli enti preposti ai controlli e gli amministratori pubblici tutti rafforzino la vigilanza e verifichino che i nostri territori non abbiano a subire ulteriore danno. Invitiamo infine l’intera filiera produttiva a fare chiarezza al proprio interno, a chiudere le porte alle mafie e a quei pochi che con le mafie risultino eventualmente collusi, perché – con chiarezza – l’intero settore conciario riprenda a lavorare nel modo che è sempre stato suo proprio, un modo corretto, non meno attento alle esigenze della salute che a quelle dell’economia. Qua non si discute delle prossime elezioni, ma di generazioni di lavoratori e imprenditori che hanno reso il comprensorio del Cuoio uno dei più vitali distretti economici italiani. Si discute di migliaia di posti di lavoro, della serenità delle nostre famiglie, della salute nostra e dei nostri figli – tutto questo deve essere tutelato. Questo è in discussione, nulla di meno e questo volevamo che – ad alta voce e a chiare lettere – fosse detto ai nostri concittadini dai rappresentanti di questo Consiglio“.

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