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Inchiesta Dda, presidio in piazza della Lega: “Chi è coinvolto deve fare un passo indietro” fotogallery

Manifestazione davanti alla sede del Comune al grido di "Siamo tutti santacrocesi". L'obiettivo: "La sindaca pensa di poter continuare a non dare risposte ai cittadini"

C’era tutta la Lega toscana in piazza del Popolo a Santa Croce. Al grido Siamo tutti santacrocesi, gli esponenti locali, regionali e nazionali del partito hanno portato in piazza stamani (8 maggio), la propria posizione sull’indagine che da un mese ha sconvolto il comprensorio. “Un territorio che porta nel mondo l’eccellenza del made in Italy, e che non merita di essere tacciato come corrotto per colpa di pochi”, è stato sottolineato subito in apertura, dal palco montato proprio di fronte all’ingresso del municipio.

Obiettivo della manifestazione, del resto, era proprio quello di sottolineare la vicinanza del Lega al comparto conciario e ai cittadini del Valdarno, “le vere vittime di tutta questa storia”, ha detto la consigliera comunale e responsabile locale della Lega Valentina Fanella. “Se oggi siamo qui – ha aggiunto – è perché il comportamento di pochi sta screditando tutto il comparto, distruggendo l’immagine di sé che Santa Croce ha saputo costruire nel tempo con fatica e sacrificio. Perché le nostre industrie sono sane, fatte da persone che hanno investito tante risorse per la sostenibilità ambientale”.

Un’etica del lavoro e del rispetto che viene da lontano, ha aggiunto Alessandro Lambertucci, capogruppo della lista di opposizione Per un’altra Santa Croce, portando la testimonianza della propria famiglia: “Vengo da tre generazioni di conciatori – ha ricordato Lambertucci – e sono nato nella casa di mio nonno che era praticamente attaccata alla conceria. Quindi conosco bene gli sforzi fatti nel tempo per migliorare le produzioni e renderle ecocompabitili, come conosco bene cosa provano gli imprenditori in questo momento. Ed è proprio per rispetto alle nostre aziende e ai 100mila cittadini del comprensorio che devono esserci per forza delle conseguenze politiche: i soggetti coinvolti devono necessariamente fare un passo indietro, perché altrimenti getteranno sempre un’ombra grigia sul comparto conciario e sugli abitanti del caomprensorio. Invece in questi giorni il Pd pretende chiarezza dagli altri ma evita di farlo al proprio interno”.

Una chiarezza che la Lega chiede anche a livello regionale, attraverso l’apertura di un’apposita commissione d’inchiesta, come ricordato dalla consigliera regionale Elisa Meini, intervenuta stamani a Santa Croce insieme ai colleghi Elisa Montemagni, Luciana Bartolini e Marco Casucci. “Gli imprenditori di Santa Croce sono gente per bene – ha detto la consigliera Meini -, hanno creato circa 6mila posti di lavoro all’interno di 300 concerie e circa 200 terzisti, per un fatturato annuo di 2 miliardi e mezzo. La politica ha il compito di tutelare questo distretto. Invece Giani si è nascosto per due settimane da quando è scoppiata l’inchiesta. Vi prometto che all’interno della commissione d’inchiesta lavorerò con determinazione e senza paura per andare fino infondo”.

Dopo Meini è stato il turno sul palco dei deputati toscani della Lega: Mario Lolini, Donatella Legnaioli, Manfredo Potenti e Edoardo Ziello, che nel suo intervento si è soffermato soprattutto sul coinvolgimento nell’inchiesta della sindaca Giulia Deidda, riportando alcuni passaggi delle intercettazioni che la riguardano. “Un sindaco che ha fatto certe dichiarazioni – ha detto Ziello – dovrebbe convocare un consiglio comunale aperto per spiegare ai cittadini di Santa Croce quello che è successo. È impossibile continuare a sopportare la spocchia della sindaca che pensa di poter continuare a non dare risposte ai cittadini”.

Sulla stessa linea l’eurodeputata ed ex sindaca di Cascina Susanna Ceccardi: “La nostra presenza qui serve per portare la solidarietà ai cittadini santacrocesi che in questa situazione sono le vere vittime, perché finora hanno sempre lavorato per contribuire a uno dei distretti più importanti d’Italia, ma sono amministrati da una sindaca che non ha ancora fatto un passo indietro, continuando ad andare in municipio e in giro per il paese come se niente fosse. Ma dov’è la superiorità morale tanto decantata dalla sinistra? Giani non può dire di non sapere cosa stava votando con quell’emendamento. Le cose sono due: o sapeva benissimo di cosa si trattava, oppure se non lo sapeva allora vuol dire che non è capace di governare una regione. Gli aperitivi sono finiti caro presidente Giani. Dopo tanti anni che si amministra una regione si creano delle incrostazioni. È arrivata l’ora di cambiare aria, aprire le finestre e svuotare i cassetti”.

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