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Il Pd: “La parola mafia associata al comparto conciario getta discredito su quanto fatto dalle nostre amministrazioni”

I dem di San Miniato sull’inchiesta Keu: “Non possiamo accettare strumentalizzazioni: la Regione apra un confronto”

Sentire associata la parola Mafia alla parte produttiva nostro territorio, è per noi del Partito democratico particolarmente doloroso e scioccante, da sempre ci siamo battuti e abbiamo appoggiato le amministrazioni per intraprendere e promuovere qualsiasi iniziativa tesa ad allontanare questo pericolo; ci siamo sempre impegnati per sostenere associazioni che combattono la mafia lontano da qui e sicuramente non abbiamo intenzione di abbassare la guardia sul nostro territorio”. Così il Partito democratico di San Miniato, a quasi un mese di distanza dall’operazione della Direzione distrettuale antimafia, interviene sull’indagine Keu, relativa a un presunto smaltimento illecito di rifiuti conciari.

“Da alcune settimane – dicono dal Pd sanminiatese – si è abbattuto sul nostro Comprensiorio uno tsunami nei confronti della credibilità di un territorio che ha come cuore pulsante il sistema conciario di produzione della pelle e del cuoio. Le indagini giudiziarie iniziate con il filone principale riguardante il traffico di stupefacenti gestito da clan facenti parte della ‘ndrangheta calabrese, sono finiti per coinvolgere esponenti dell’associazionismo imprenditoriale, personale tecnico e figure politiche. Leggiamo sulla stampa che i capi di imputazione sono gravi, e riguardano principalmente lo smaltimento illecito di rifiuti industriali con l’aggravante dell’associazione mafiosa e a delinquere. Sicuramente dobbiamo porre massima fiducia nella magistratura e nel risultato delle indagini che si stanno portando avanti, certi che queste potranno fare piena luce sull’operato delle singole persone coinvolte. Quello che non possiamo accettare sono le molte strumentalizzazioni che vengono portate avanti da partiti politici e associazioni, che giungono a conclusioni di condanna sulla base di ricostruzioni giornalistiche frutto della rielaborazione di stralci di intercettazioni”.

“Nonostante in passato alcune interdittive e report hanno evidenziato sporadiche infiltrazioni a carico di singole attivi – ribadiscono i dem -, siamo sicuri che il nostro comparto è per la gran parte lontano dalle logiche imprenditoriali mafiose, ma basato su realtà solide, spesso familiari, che portano avanti da decenni e con successo le proprie attività industriali nel pieno rispetto della legalità. Capiamo che associare l’infiltrazione mafiosa ad un intero comparto possa per molti soggetti politici essere un’arma di visibilità e getti discredito su quanto di buono fatto dalle nostre amministrazioni anche su questo tema nel corso degli anni. Per questo speriamo che le indagini riescano a fare chiarezza in tempi rapidi sull’esistenza o meno di questo tipo di relazioni e su come questo siano state portate avanti, in modo tale da poter prendere le adeguate contromisure. Purtroppo abbiamo imparato che la mafia è un rischio costante e diffuso su tutto il territorio nazionale, per motivi diversi sia dove c’è ricchezza sia dove c’è povertà, ma la forza del nostro territorio sta nella presenza di un comparto solido costruito su importanti realtà associative e consortili che non tendono ad escludere nessuno, alimentando la crescita del sistema nella sua interezza, e limitando di conseguenza la possibilità di infiltrazioni per attività imprenditoriali a delinquere. Ribadiamo la nostra disponibilità nei confronti dell’amministrazione ad un confronto franco e sincero allargato a tutte quelle realtà che hanno interesse a collaborare con noi nella costruzione di un’azione di monitoraggio e salvaguardia della nostra realtà dai tentativi di infiltrazione mafiosa”.

“L’altro aspetto delle attività investigative – continuano dal Pd – è incentrato sul reato di inquinamento ambientale, a seguito dello smaltimento improprio dei residui del processo di depurazione, il cosiddetto keu. Le amministrazioni, supportate dai partiti di sinistra e centro-sinistra, che si sono susseguite alla guida del nostro territorio negli ultimi cinquant’anni hanno sempre posto la salvaguardia e la sostenibilità ambientale come presupposto non derogabile per il proseguo e lo sviluppo dell’attività conciaria nel Valdarno Inferiore. È stato sulla base di tali valori e principi che si sono avviate le prime attività di depurazione su entrambe le rive dell’Arno, che hanno nel tempo portato a studiare, individuare e mettere in atto processi sempre più efficaci ed eco compatibili, portando il nostro territorio alla ribalta internazionale su queste tematiche. Da sempre i politici del territorio hanno avuto un dialogo franco e diretto con l’imprenditoria; una collaborazione che, nel rispetto dei ruoli, ha portato allo sviluppo di pratiche e modelli di governance che ad oggi riteniamo virtuosi. È in particolar modo negli ultimi venti anni, che spinti dalla volontà di eliminare l’utilizzo di discariche come metodo per lo smaltimento dei fanghi di depurazione, che è stato consolidato il progetto ‘produrre senza inquinare’, un modello di economia circolare che consente di utilizzare anche i rifiuti come materia rigenerata per successivi impieghi. Per fare questo da sempre le amministrazioni hanno dialogato con le realtà imprenditoriali del territorio, hanno costruito società consortili pubblico-private che mirassero allo sviluppo del territorio con la garanzia di una salvaguardia ambientale. Ed è all’interno di questo percorso che le amministrazioni hanno costantemente chiesto di rafforzare i controlli di Arpat sul nostro territorio, in modo che potesse essere dato un riscontro del lavoro fatto. Per anni le amministrazioni hanno versato un contributo per mantenere operativa la sede dell’agenzia a San Romano, consapevoli che anche le nuove tecniche di telerilevamento non avrebbero potuto sostituire la garanzia data dalla costante presenza di un presidio attivo sul territorio. In virtù del modello creato, negli ultimi decenni molti sono i progetti finanziati dalla Comunità europea, Ministeri e Regione finalizzati all’individuazione di migliori processi di depurazione e trattamento dei fanghi residui verso una direzione di migliore eco-compatibilità, premiando così la qualità e l’impegno del lavoro profuso da questo territorio da ogni livello. Per questo oggi restiamo sorpresi da quanto apprendiamo dai giornali, vorremmo conoscere quanto prima la realtà dei fatti per comprendere se sono stati commessi errori, e se questi siano attribuibili a singoli o al sistema. Lo scopo deve essere quello di valutare se sia ancora possibile percorre l’idea di un’attività conciaria posta all’interno di un’economia circolare”.

“Siamo consapevoli – concludono -, che nell’attesa di conoscere i risultati dell’indagine, la cosa più costruttiva che possiamo fare è quella di promuovere un processo di discussione aperto a tutti, in particolar modo con il coinvolgimento di esperti del settore, che possano chiarire le dinamiche e i limiti degli attuali processi di depurazione, nonché i futuri scenari. E’ all’interno di questa volontà che chiediamo alla Regione di aprire un confronto con le istituzioni e le realtà associative, non solo imprenditoriali, di questo territorio in modo da rendere fruibile il grande lavoro svolto da Arpat sul nostro comparto, al fine di restituire una fotografia più dettagliata e completa della situazione, consentendo la ricostruzione di un quadro d’insieme che consenta di evidenziare come i processi di depurazione siano quotidianamente controllati e monitorati nel rispetto degli accordi di programma”.

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