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Depurazione industriale, sì unanime in commissione regionale per abrogare l’emendamento

I consiglieri della Lega: "Senza l'inchiesta in corso questa marcia indietro non ci sarebbe mai stata"

E’ stata votata all’unanimità in commissione la proposta di legge che abroga dalla 20 del 2006 il contenuto dell’emendamento introdotto il 26 maggio 2020, ritenuto “superfluo alla luce delle valutazioni attuali e dal fatto che non ha prodotto alcun effetto”, come ha spiegato il presidente della giunta Eugenio Giani in commissione.

“Abbiamo recepito l’esatta volontà del consiglio e quindi di tutte le forze politiche – ha ribadito Giani che in merito alla sua mancata presenza nella seduta precedente ha chiarito -. È la prima volta che partecipo ad una riunione di commissione. Non sono mai stato invitato e non potevo sapere che era richiesta la mia presenza”. Circostanze confermate dalla stessa presidente De Robertis. “Al presidente e all’assessore non era stata inviata alcuna convocazione, perché non vi era necessità della loro presenza, stante il dibattito che c’era stato in Consiglio – ha spiegato -. Abbiamo deciso di aggiornare la prima seduta su richiesta dei commissari di minoranza, che avevano posto domande cui il funzionario della Giunta presente non poteva obiettivamente rispondere”.

Il testo licenziato passa ora all’esame dell’aula. Nel corso della seduta è stata riproposta, dal vicepresidente della commissione Alessandro Capecchi di Fratelli d’Italia, dalla capogruppo della Lega Elisa Montemagni e dal portavoce dell’opposizione Marco Landi, la domanda inerente i motivi per cui la Regione ha deciso di difendersi contro l’impugnativa del Governo. E il motivo per cui, dopo alcuni mesi, si è invece deciso di abrogare la norma oggetto della stessa impugnativa.

“Si difendono gli atti qualsiasi essi siano – ha precisato l’avvocata generale della Regione Lucia Bora – e dopo si verifica la possibilità di un superamento dei motivi del contenzioso. L’impugnativa è arrivata ad agosto, e i tempi previsti per la risposta regionale sono strettissimi. Abbiamo scritto una memoria difensiva e basilare, non un parere perché la redazione dell’emendamento in questione non aveva coinvolto gli uffici della Giunta e perché c’era da difendere il sistema di depurazione misto molto diffuso in Toscana, potenzialmente messo a rischio dall’impugnativa. Non è mai accaduto che la Regione non si sia difesa da una impugnativa. Essa, poi, non ha il potere di abbandonare il ricorso, quanto di far presente cosa accadrà”.

“Il ricorso è un atto dovuto – ha aggiunto l’assessora all’ambiente Monni -. La pratica difensiva va utilizzata ed è stata impostata per difendere la legge nel suo complesso. Agli uffici non arrivano richieste di applicazione di una norma ma sono disponibile a ricostruire il quadro autorizzativo nel suo complesso, integrando quanto detto ad aprile su Aquarno”.

“Abbiamo votato, nell’odierna competente commissione, a favore della Pdl 40, perché riteniamo opportuno superare, dal punto di vista giuridico e legislativo, un grave errore commesso dalla maggioranza nel maggio 2020 – hanno commentato i consiglieri regionali della Lega Elisa Montemagni e Marco Landi -. Ma ciò che non possiamo sottacere è che la ratio dell’emendamento non sia stata ancora spiegata e che lo stesso abbia agevolato alcuni ambienti. Il tutto, è figlio di una strategia chiara che ha visto due protagonisti: prima il Gruppo del Pd, che compatto ha approvato un emendamento furtivamente in aula, poi la giunta regionale, che ha difeso il contenuto dell’emendamento contro il ricorso promosso dal Governo. Di sicuro, senza l’inchiesta in corso, questa marcia indietro non ci sarebbe mai stata. Tale indagine, ha imposto, quindi, al Pd toscano di rimediare a un errore molto grave in quanto potenzialmente a vantaggio delle mafie e a svantaggio della tutela ambientale e della salute dei cittadini. Una questione che la neonata commissione d’inchiesta, presieduta da Elena Meini, avrà, comunque, modo di vagliare con attenzione”.

 

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