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Inchiesta Dda, CambiaMenti alla manifestazione contro le mafie a Santa Croce sull’Arno

Il comitato cittadino e il gruppo consiliare: "Comune di San Miniato sia parte civile nel processo a carico dei responsabili dell'inquinamento del suolo"

C’è l’adesione del comitato cittadino e del gruppo consiliare CambiaMenti alla manifestazione Non sulla nostra pelle, organizzata da Libera e da altre organizzazioni a Santa Croce sull’Arno per sabato (29 maggio) alle 10 e con per tema la lotta alle mafie. La richiesta al Comune di San Miniato è quella di costituirsi parte civile a carico dei responsabili dell’inquinamento del suolo.

“Quello che emerge – dicono Federico Faraoni per il comitato e Manola Guazzini del gruppo consiliare – sul piano dei fatti accertati, dei virgolettati delle intercettazioni che sono state riportate dai giornali, dei coinvolgimenti istituzionali a livello locale e regionale è tale che ci sembra semplicemente fuori dal mondo rispondere “dobbiamo aspettare le conclusioni dell’inchiesta” o “un tessuto produttivo locale come il nostro, fatto di piccole aziende spesso a conduzione familiare, è refrattario alle infiltrazioni mafiose” o “abbiamo provato per decenni a mettere in piedi uno dei sistemi di economia circolare più efficienti del mondo e ce lo stanno infangando”. Di infiltrazioni mafiose e della penetrazione della ‘ndrangheta e di altre associazioni criminali in Toscana ci sono segnali precisi che sono stati denunciati già da molto tempo. C’è bisogno, più che di cerimonie e di commemorazioni delle vittime della mafia, di azioni concrete di messa in sicurezza dei nostri sistemi produttivi rispetto alle infiltrazioni. È indispensabile ridurre ed eliminare tutti quegli interstizi, dalle false fatturazioni al venir meno del dovuto rigore nei controlli ambientali, in cui le organizzazioni criminali si possono inserire”.

“E, per quanto riguarda i crimini ambientali, è vero che nella nostra zona si è fortemente puntato sulla costruzione di un’economia circolare e su questo si è costruita una “qualità etica” delle produzioni conciarie e calzaturiere: una qualità che è stata ed è per tante aziende del nostro territorio la chiave per accedere al mercato delle grandi firme della moda, e che strategicamente costituisce l’unico e potenzialmente vincente fattore di competitività del nostro comparto locale in una situazione di crescente globalizzazione del mercato. E proprio per questo è vero che fatti come l’utilizzo di materiali non inerti nel riempimento della Ss 429 o del fondo di una pista dell’aeroporto di Pisa costituiscono, oltre che un crimine ambientale, un danno d’immagine gravissimo per i nostri settori produttivi: a questo danno d’immagine non si risponde né col silenzio, né con la sottovalutazione, né limitandosi ad esaltare quanto si è fatto in passato, ma mettendo in atto, senza sconti, tutto quanto è necessario per superare i limiti e gli inceppi del sistema, e per trovare soluzioni pienamente rispondenti al prioritario obiettivo della tutela dell’ambiente e della salute per quella parte dello smaltimento dei residui della depurazione che non potesse eventualmente essere soggetta a riciclo”.

“Abbiamo formalmente chiesto che il Comune di San Miniato partecipi, insieme agli altri comuni coinvolti nel percorso della SS 429 – conclude la nota – a una rigorosa verifica dell’inquinamento del suolo e delle sue eventuali conseguenze sulle falde e sui terreni agricoli e alla promozione delle necessarie opere di bonifica a carico dei trasgressori, e si costituisca parte civile nel processo a carico dei responsabili dell’inquinamento del suolo“.

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