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Concerie, bufera sull’emendamento cancellato. Le opposizioni: “Bisogna chiarire se qualcuno ha fatto il furbo”

Il dibattito in consiglio regionale. Galletti (M5S): “Sono bastate poche righe per gettare discredito su un intero sistema produttivo”

L’emendamento finito nelle indagini della Dda è stato abrogato ieri (25 maggio) durante la seduta del consiglio regionale (leggi qui), ma non senza richieste di chiarimento da parte delle opposizioni. C’è chi chiede di sapere se “non sia servito a niente” quell’emendamento o se, invece, qualcuno “abbia tentato di fare il furbo”.

Voto negativo è stato annunciato da Elisa Tozzi (Lega), durante l’intervento con il quale si è aperto il dibattito sulla proposta di legge che abroga l’emendamento introdotto il 26 maggio 2020 e la normativa sulla depurazione industriale. “Risale al 2018 il primo tentativo di modificare la legge regionale – ha ricordato Tozzi – Tentativo che riceve un primo stop, perché presentava profili ambigui e di dubbia legittimità. Oggi ci troviamo a dover mettere una pezza su una voragine enorme. È un metodo che rifuggo e spero non vedere più. Enrico Rossi ha ricordato che la Giunta aveva detto no, ma il Consiglio ha modificato la legge in modo surrettizio e subdolo. Invito la maggioranza a fare chiarezza”.

“La questione è così complessa e delicata, che ha portato alla revoca del capo di gabinetto – ha osservato Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) – Quando si interviene su una legge oggetto di contenzioso, sarebbe il caso di dirlo nel preambolo. Non ci si limita a togliere di mezzo l’emendamento Pieroni, ma ci sono altri due commi rimasti ancora lì”. A suo parere, gli uffici del settore ambiente hanno subito una doppia pressione: da un lato quella di avere detto no alle richieste dei conciatori, dall’altra quella del Consiglio che faceva passare una norma con profili di illegittimità. “Fu Arpat a scrivere che le quantità giornaliere di percolato di discarica superavano i 75mmg il giorno” e “per questo l’installazione del consorzio Aquarno doveva essere soggetta all’autorizzazione integrata ambientale”. Arpat definisce “questo impianto privato. Come ha detto Ceccarelli, l’unicum toscano deriva dalla gestione di alcuni impianti che mischiano reflui industriali e civili. Nel caso di Aquarno si tratta di 30mila metri cubi di roba scaricata nel fosso dell’Usciana al giorno”. Capecchi sottolinea che già il parere nel 2017 da parte di Arpat evidenziava “il rischio che continuare ad inserire questi impianti all’interno del sistema integrato idrico fosse un errore” tanto è vero che “il parere che accompagna la proposta di legge di oggi dice che ciò si fa a seguito di una rinnovata valutazione”. Si ribadisce che “la scelta delle Regione Toscana di mischiare reflui industriali e civili, quando quelli industriali sono la maggioranza, deve essere quella di sottoporre l’impianto a tutte le prescrizioni più stringenti

“C’è un problema politico che deve essere affrontato – ha rilevato Irene Galletti (M5S) –. Ci sono maglie allentate nel nostro lavoro, che aprono la strada a impugnative, a forzature dall’altissimo prezzo. Sono bastate poche righe di un emendamento per gettare nel discredito un intero sistema produttivo e un’intera regione. Fino a quando si vuole proseguire su questa strada? Se l’ex presidente Rossi ha affermato che avete fatto una stupidaggine, qui voi mettete su un tribunale contro le opposizioni. Mi devo sentir dire che siamo noi che non portiamo rispetto alla magistratura invece di sentire che c’è stato un arrocco da parte della maggioranza. Uscendo da qui le persone dicono che questa maggioranza si piega agli interessi dei privati. Qualche slabbratura nel sistema istituzionale c’è stata. Non si può sentir dire che è l’opposizione ad avere responsabilità”.

Secondo la consigliera Federica Fratoni (Pd) una cosa è certa: “L’emendamento in questione – ha detto – niente ha a che vedere con la vicenda Keu e con le infiltrazioni mafiose nella nostra regione”. E dopo aver compiuto una ricostruzione dell’operato della Giunta regionale nella scorsa legislatura, soffermandosi in particolare sul passaggio di competenze dalle province alla Regione nel 2016, e ai conseguenti contenziosi apertisi, Fratoni ha ricordato come Aquarno abbia inviato alla Regione una proposta di modifica della normativa che, soggetta agli approfondimenti da parte degli uffici, non fu trasformata in alcun atto da parte della Giunta regionale. “Alla Magistratura lasciamo fare il proprio lavoro – ha concluso la consigliera – qui siamo chiamati a considerazioni di merito sulla volontà politica, e di come la politica possa dare mano a quel distretto mi sembra sia stato poco dibattuto”.

Anche Francesco Torselli (FdI) ha invitato a non confondere l’inchiesta della Magistratura e la vicenda emendamento, specificando che per la forza politica da lui rappresentata i due temi sono stati sempre separati: “A noi il compito di parlare di politica e di decidere sull’abrogazione, al di là del ruolo della Procura. Oggi arriviamo alla modifica della legge – ha continuato – ma siamo di fronte ad una situazione surreale perché non è chiaro se l’emendamento non sia servito a niente o se qualcuno abbia tentato di fare il furbo. Quando leggiamo dichiarazioni e interviste come quelle rilasciate dall’ex Governatore Rossi i nostri dubbi non possono che aumentare”. Riprendendo infine le considerazioni della Fratoni, il consigliere ha affermato che non risponde a verità che tutto il dibattito ruoti attorno all’emendamento e che nessuno si preoccupi delle prospettive del distretto conciario, “ricchezza e valore aggiunto per la nostra Regione”.

Se non ci fosse stata l’inchiesta della Magistratura forse oggi non saremmo a discutere dell’abrogazione dell’emendamento”. così ha esordito, intervenendo nel dibattito, il portavoce dell’opposizione Marco Landi, sostenendo che la decisione assunta dalla Giunta regionale di costituirsi nel giudizio pendente sul ricorso del Governo alla Corte Costituzionale non fosse affatto un atto dovuto, e che peraltro la questione di legittimità costituzionale, sollevata dall’esecutivo nazionale, riguardasse solo la parte emendata e non l’intero complesso normativo. “Noi siamo d’accordo all’abrogazione ma a governare ci siete voi – ha sottolineato – e ancora non ci avete fornito motivazioni politiche convincenti”. Infine, anche Landi (Lega), ha ripreso il tema della difesa del distretto conciario e della necessità che la vicenda giudiziaria non determini condizioni di difficoltà per la competitività del sistema, ribadendo come da subito tutte le forze politiche di opposizione della Toscana abbiano prestato particolare attenzione all’aspetto produttivo e alle sue conseguenze occupazionali. “Stiamo cercando di capire la ratio di questo emendamento e chiedo alla consigliera Meini che venga audito in commissione d’inchiesta l’ex presidente Rossi, perché ci preoccupa anche la questione politica”.

“Non possiamo che accogliere l’abrogazione di questo emendamento che ha portato a scrivere una brutta pagina della politica regionale – dichiara in aula la consigliera Elena Meini (Lega), presidente della nuova commissione d’inchiesta su infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata in Toscana – Ho sentito dire dallo stesso presidente Giani, quando è venuto in commissione, che sarà proprio la commissione d’inchiesta a fare chiarezza: domani presenterò piano di attività per arrivare a fare chiarezza sull’iter che ha portato all’approvazione di questo emendamento e mi impegnerò perché tutti insieme si possa far sì che questo non debba ripetersi”. Si tratta di ripercorrere, dice Meini, “i vulnus normativi” per capire “come il Consiglio regionale dovrà procedere” per non vedere ulteriori emendamenti approvati in quel modo. “Saremmo arrivati all’abrogazione di questo emendamento se non ci fosse stata l’inchiesta keu?”, si chiede la consigliera in risposta all’intervento di Federica Fratoni (Pd). E chiarisce: “Non accetto lezioni riguardo alla tutela del comparto. Conosco tantissime aziende, so le preoccupazioni che hanno oggi di fronte alle telefonate delle grandi firme che chiedono spiegazioni” e ricorda una mozione a sostegno “che ho presentato del comparto ed è stata respinta dal Pd. Al presidente Giani rinnovo l’appello per l’apertura di un tavolo. Lo chiedono le aziende attendono tante risposte dalla Regione: non sono arrivate risposte politiche e neppure amministrative”.

“Un tema fondamentale riguarda la serietà dell’azione del legislatore e la collega Fratoni l’ha posto perfettamente – dice Francesco Gazzetti (Pd). – Torselli ha speso parole chiare, utili alla comprensione di questa vicenda: l’emendamento non ha niente a che fare con le infiltrazioni della grande criminalità. E sono stati gli uffici stessi della Regione a dare un’interpretazione che ha reso la funzione di quell’emendamento sostanzialmente inapplicata e inefficace”. Ora, prosegue Gazzetti, “non dobbiamo sprecare questa occasione, bisogna fare un passo diverso e soprattutto in avanti”. E ricorda l’attività svolta, nella passata legislatura, dalla commissione d’inchiesta sulle discariche poste sotto sequestro, della quale è stato vicepresidente: “La fondazione Caponnetto, così come le forze dell’ordine definirono la Toscana un’oasi felice per la natura delle relazioni e il fortissimo interscambio tra le realtà istituzionali presenti sul territorio. Quello è il patrimonio da difendere il bene sul quale dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi a tutela della legalità”, dice Gazzetti. Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, il consigliere richiama in Aula “un’espressione di Peppino Impastato: la mafia è una montagna di merda. E qui, in Toscana, nessuno pensi che ci sia chi abbassi la voce. Si tratta di temi che ci devono vedere schierati tutti insieme da una sola parte, per rafforzare gli anticorpi che ci sono e dare concretezza e azione comune su alcune tematiche che sono nel Dna della nostra regione”.

“Questa proposta di legge è stata portata in commissione per ben due volte, per chiarire un fatto che tiene la politica sulle pagine dei giornali da tanto tempo”, così interviene Elisa Montemagni (Lega), questa mattina in aula, nella prosecuzione del dibattito sulla proposta di legge che intende abrogare l’emendamento al centro dell’attenzione dopo l’apertura dell’inchiesta Keu. “Nel Pd sembra si giochi allo scaricabarile. Dov’è il consigliere Pieroni – continua Montemagni – il primo firmatario dell’emendamento? E vorrei sentire anche gli altri firmatari, perché presentare un emendamento presuppone la responsabilità, soprattutto verso i cittadini, l’ambiente, la salute e il territorio”. “Non dico che la Toscana sia terra di mafia ma soggetta a infiltrazioni mafiose ed è con l’approvazione di certe leggi che rischiamo di favorire queste infiltrazioni. Noi voteremo la pdl 40 – continua Montemagni – perché riteniamo di dover superare dal punto di vista giuridico legislativo un grave errore fatto dal Pd, perché una legge di manutenzione è stata trasformata in una bomba ad orologeria per il territorio, per i cittadini e per l’ambiente”.

Massimiliano Pescini (Pd) afferma che “si deve parlare della cancellazione di un emendamento e del ripristino della legge”. Pescini domanda: “C’è stato, in questi mesi, da quando è stato approvato quell’emendamento, un calo di tensione nei controlli, dalla Regione? c’è stato un venir meno ai propri compiti già sanciti dalla legge? La risposta è no. Dunque, noi oggi, per valutazioni che riguardano la tutela dell’ente, lo cancelliamo. Non c’era nessuna intenzione da parte dei firmatari di fare qualcosa di diverso dall’ascolto di un settore produttivo”. Pescini continua: “Parlare non significa meno rigore, meno controlli e meno tutela ambientale”, ma significa “avere un rapporto virtuoso con il tessuto produttivo attraverso accordi pubblici come sono quelli di distretto. Siamo convinti di rappresentare la Toscana migliore quella che produce e lavora, che rispetta l’ambiente, attenta alla salute e alle persone e che lotta contro le mafie e la criminalità organizzata, lo facciamo con le leggi”.

Inizia con alcune premesse l’intervento del capogruppo Pd Vincenzo Ceccarelli. La prima è che “la discussione non ha niente a che fare con il Keu né con i collegamenti reali o forzati con la ‘ndrangheta, bensì stiamo parlando di un emendamento che voleva intervenire sul regime delle acque reflue”. La seconda premessa riguarda il “profilo di dubbia legittimità di quell’emendamento che è di legittimità costituzionale rispetto ad una legislazione concorrente con lo Stato e non di dubbia legalità. Sento parlare di un sistema toscano al limite riguardo a questa autorizzazione questo deriva da un percorso iniziato nel 2004 che ha portato a sistema di depurazione mista tra trattamento dei reflui industriali e civili che stanno nel perimetro della programmazione e della depurazione. Quel protocollo ha consentito di avere l’ancoraggio normativo affinché queste cose si potessero fare a vantaggio dell’ambiente; invece di due depurazioni separate, abbiamo avuto la possibilità di una depurazione mista. Questo è il motivo per cui non ci siamo opposti a un atto che voleva abrogare l’emendamento, ed abbiamo presentato una risoluzione per superare le attuali criticità inerenti della depurazione delle acque reflue che abbia come obiettivo le modifiche della legge 20”. La motivazione più forte per superare l’emendamento, conclude Ceccarelli, è “la salvaguardia del regime degli impianti misti”. Il capogruppo ha ricordato che a quell’emendamento nessuno votò contro, e “ora siamo tutti d’accordo per ritornare a una condizione normativa che salvaguardi tutto il percorso e gli investimenti che dal 2004 ad oggi sono stati fatti per salvaguardare tutto il distretto, e siamo convinti che tutti insieme siamo a dire no al malaffare e che combattiamo mafia”.

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