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Non passa la mozione sull’ex sindaco Botti, la Casa dei comunisti: “Pagina buia e umiliante”

Il gruppo: "Vengano immediatamente riunite le varie consulte"

“Una pagina buia e umiliante per tutto il consiglio comunale”.  Così la sezione la Casa dei comunisti di Santa Maria a Monte esprime il proprio disappunto per la mancata approvazione della mozione che chiedeva l’intitolazione della sala consiliare al sindaco socialista Giovanni Botti.

“Nell’anniversario del centenario delle dimissioni dell’allora sindaco Giovanni Botti eletto con una maggioranza socialista dove fu imposto di dimettersi da un gruppo di fascisti provenienti da Firenze con la violenza e l’intimidazione – spiega il gruppo -. Solita intimidazione con richiesta di dimissioni fu fatta ai membri della giunta Comunale e all’intero consiglio comunale. Questa violenza fascista con forti intimidazioni al sindaco Botti, alla giunta comunale socialista e a tutti i consiglieri indussero il sindaco e l’amministrazione comunale a deliberare le proprie dimissioni il 17 marzo 2021 formalizzandole al prefetto di Firenze”.

“Di fronte alla mozione che chiedeva di intitolare, nel centenario dei fatti accaduti la sala del consiglio comunale a Giovanni Botti, il sindaco (con lunga storia alle spalle di militante socialista) e la sua maggioranza hanno respinto questa richiesta presentando un loro documento approvato dove viene rimandato il tutto per coinvolgere anche le consulte del territorio – va avanti il gruppo -. Per chiarezza, sgombrando il terreno da ipocrisie, diciamo che solo l’assemblea degli eletti nel consiglio comunale rappresentano per legge la nostra comunità e altre strade anche se meritevoli di apportare il proprio contributo non hanno valore giuridico. Pertanto quanto accaduto con questa decisione a maggioranza rimane una pagina buia e umiliante per tutto il consiglio comunale nelle sue varie espressioni
politiche elettive”.

“Questa maggioranza che amministra la nostra collettività è a favore o no, di intitolare la sala consigliare ad un sindaco eletto democraticamente e fatto dimettere dai fascisti con pressioni e intimidazioni? La risposta e semplice sì o no. Poi discutiamo di tutto, compreso quello di coinvolgere le consulte territoriali, il mondo dell’associazionismo, le varie espressioni civili e democratiche che si muovono all’interno del territorio e così via – conclude la nota -. Adesso metteremo alla prova dei fatti questa maggioranza sulla loro scelta , per questo chiediamo che vengano immediatamente riunite le varie consulte, inviando prima il materiale storico dei fatti avvenuti, avvalendosi del contributo di studiosi e dei vari istituti che conservano e continuano a lavorare perché la memoria di quanto accaduto non si ripeta mai”.

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