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Inchiesta Keu, la sinistra radicale torna in piazza. E chiede le dimissioni di tutti i politici indagati

Appuntamento in Piazza del Popolo mercoledi prossimo (14 luglio) alle 18. Chiesto l'osservatorio regionale sullo stato dei servizi pubblici

Appuntamento in Piazza del Popolo mercoledi prossimo (14 luglio) alle 18, per la sinistra radicale, nello specifico Rifondazione Comunista Toscana, Sinistra Anticapitalista, la lista pisana Una Città in Comune ed sindacato Usb, che chiamano a raccolta militanti e cittadini intorno agli sviluppi della questione Keu.

L’obbiettivo è quello di non far cadere l’attenzione su una vicenda che ancora oggi attanaglia l’amministrazione santacrocese a guida Pd e non solo, con l’inchiesta che ancora è nella sua fase operativa. L’intento delle forze comuniste è quello di chiedere un nuovo piano regionale dei rifiuti, oltre che massima chiarezza sui rapporti intercorsi fra potere politico, economico e le organizzazioni mafiose chiamate in causa dagli inquirenti. Senza dimenticare il monitoraggio ambientale del danno ai territori.

“Di fronte ad un Partito Democratico che attraverso suoi esponenti regionali e locali dice che della vicenda Keu non si deve parlare per non danneggiare le imprese, noi crediamo che si debba fare tutt’altro – ha dichiarato il consigliere di Una Città in Comune Francesco Auletta – La vicenda di Santa Croce ci insegna invece che la criminalità organizzata si innesta su un terreno che altri hanno preparato. Da anni, ormai, il Pd non fa che smantellare tutta la rete di monitoraggio e controllo ambientale per favorire l’impresa privata. Il depotenziamento di Arpat a San Romano di Montopoli, e quindi in tutto il comprensorio del Cuoio, ne è la prova. Tutto ciò crea un contesto accogliente alle organizzazioni criminali in settori strategici, facendo enormi danni ambientali e pure economici anche nei contesti vicini: ne sono dimostrazione anche i due siti rimasti invischiati nell’inchiesta che abbiamo a Pisa: l’ex sito industriale Vacis e l’aereoporto militare, per il quale da ormai due mesi chiediamo al ministero di sapere come quei materiali contaminati sono riusciti ad entrare in un simile cantiere. Il primo campanello di allarme quando si reperiscono materiali per l’edilizia è il prezzo. Quanto ha pagato quella terra il ministero? Ancora non ce lo han detto”.

Ribadiscono la richiesta di dimissioni in blocco di tutti gli attori politici locali coinvolti i militanti di Rifondazione Comunista. “Abbiamo letto con piacere in queste settimane delle dimissioni, seppure tardive, della presidente dell’Associazione conciatori Maila Famiglietti e di quelle che hanno riguardato Acquarno – avevano scritto anche alcuni giorni fa da Rifondazione Comunista Zona Cuoio – ma un messaggio deve passare forte e chiaro: dimettersi non basta. Si cerca di minimizzare gli effetti della valanga che sta travolgendo il distretto narrando i risultati positivi ottenuti dal 1974 ad oggi, dimenticandosi che furono frutto di una parte politica che faceva, all’epoca, il suo mestiere, rendendosi portavoce non di ogni desiderata dei conciatori, ma di un territorio che ad un certo punto della sua storia ha chiesto a gran voce depurazioni, controlli, miglioramento della qualità della vita. Non solo lavoro, quindi, ma lavoro sano, equo, compatibile con la salute, l’ambiente, la legalità”.

Una mobilitazione, mercoledì, che vuole essere l’inizio di una vera e propria campagna regionale a tutto tondo. “Se la responsabilità penale è personale, il “sistema” diffuso ci dice che si è scoperchiato il vaso di pandora della responsabilità politica, siamo all’anno zero e ci vuole una svolta radicale, al di là di quello che diranno le inchieste – spiega Leonardo Becheri, della segreteria regionale del Prc – Se sono molti anni che la Toscana è al centro di inchieste su infiltrazioni della criminalità organizzata, di tentativi per bypassare le tutele ambientali – si pensi alle vicende dei fanghi di Bagnoli a Piombino, delle terre di scavo della tav, dello smantellamento dei presidi Arpat nel comprensorio del cuoio – è nel contempo vero che abbiamo assistito ad una privatizzazione di fatto o di diritto dei servizi pubblici essenziali. Il “modello toscano”, in altre parole, fa acqua”.

Le proposte

Di qui la richiesta della costituzione di un osservatorio regionale sullo stato dei servizi pubblici, anche in vista di una sere di snodi cruciali della politica toscana dei prossimi mesi: in primis, il piano rifiuti. “E’ in atto un vero e proprio mutamento dei ceti dirigenti toscani, che da anni ormai guardano alla privatizzazione come unico mezzo di gestione dei servizi. – dice Ildo Cusani, di Sinistra Anticapitalista. – È necessaria dunque una mobilitazione per fermare questa scelta scellerata, e che si realizzi un osservatorio permanente sui servizi pubblici (acqua, ambiente, trasporti, energia) effettivamente costruito da cittadini, partiti, movimenti, associazioni, oltre a nuove regole per tornare a aziende effettivamente pubbliche (di diritto pubblico) e ad un ruolo effettivo dei consigli elettivi”.

Parole d’ordine alle quali le forze politiche aderenti fanno seguire anche altre proposte, come l’apertura di una campagna di ripubblicizzazione dei servizi, l’inserimento della cultura della legalità e del contrasto al crimine organizzato fra le finalità dello statuto regionale e degli statuti comunali, la costruzione di una proposta di legge regionale dove si estenda a tutte le persone giuridiche pubbliche e private che ricevono finanziamenti per le loro attività il divieto di finanziamento privato alla politica (e ai politici), una revisione ed un potenziamento del ruolo di Arpat e dei ruoli ispettivi dell’Autorità nazionale anticorruzione, una legge sull’incompatibilità di incarichi amministrativi di vertice e dirigenziali (secondo definizione civilistica) per periodi superiori a cinque anni e molto altro.

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