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Inchiesta Dda, la sinistra radicale torna in piazza: “Chi ha contribuito allo smantellamento dei controlli non può essere chi riorganizza il sistema” foto

Parola d'ordine trasparenza: "In politica un gruppo dirigente che ha preso le imprese come unico centro di interessi di riferimento"

Erano circa una quarantina questo pomeriggio (14 luglio) al presidio in piazza del Popolo a Santa Croce sull’Arno per ribadire la posizione politica della sinistra radicale sull’inchiesta Keu e sui suoi effetti sul territorio.

In piazza rappresentanti di Rifondazione Comunista Toscana, Sinistra Anticapitalista, della lista pisana Una Città in Comune, dell’assemblea No Keu, del sindacato Usb e dell’Unione Inquilini.

Ad aprire la manifestazione Leonardo Becheri, della segreteria regionale del Prc: “Non si può delegare la salute – dice – ad organizzazioni che poi si scopre che non hanno contrastato ciò che stava accadendo. L’inchiesta è sempre più larga, più diffusa“.

Rincara la dose Ildo Fusani della Sinistra Anticapitalista: “Da una trentina d’anni almeno si è venuto formando in Toscana un gruppo dirigente che ha preso le imprese come unico centro di interessi di riferimento”.

Francesco Auletta, consigliere di Una città in comune aggiunge: “Un percorso importante che inizia qui oggi, in un luogo importante come la piazza del popolo. Un messaggio per contrastare quello del partito democratico, che in questi giorni ci dice “meno se ne parla meglio è”. Abbiamo per anni detto che i tappeti rossi al sistema privato andavano contrastati. Parlare dell’inchiesta Keu è l’unico antidoto al sistema affaristico. È inaccettabile ciò che ci raccontano Pieroni, Nardini, sostegni, Mazzeo e altri. Se un consigliere regionale dice di non sapere cosa stava votando è bene che si dimetta. I miliardi di euro che stanno arrivando dall’Europa non possono essere messi a disposizione di questo modello”. “Gesualdi – prosegue – anni fa denunciava il livello di sfruttamento in questo territorio, così come noi denunciavamo il calo dei controlli ambientali. Anche per questo Arpat deve essere più forte e più autonoma. Noi col tavolo degli affari non abbiamo niente a che spartire”.

Parola a Tiberio Tanzini dell’assemblea No Keu: “Noi ci siamo costituiti subito in assemblea permanente non appena uscita l’ordinanza del Gip. La zona dove è stato smaltito il Keu, la 429, è una zona non servita dal acquedotto. In secondo luogo era almeno una settimana che il Comune e la Regione non si facevano sentire. Alle nostre domande ha risposto solo Arpat, dopo due mesi di nostro impegno“.

Si aggiunge Giuseppe Novino, responsabile provinciale ambiente di Rifondazione Comunista: “Rimanevano due problemi da affrontare: gli scarichi idrici e il recupero del cromo. In quegli anni si è cercato di smantellare tutte quelle forme di controllo in una zona che fino ad allora era stata portata a modello in tutta la regione. Ci dissero che da Pisa avrebbero fatto di più e meglio. Certe persone che hanno contribuito allo smantellamento non possono essere certo quelle che riorganizzano. Se il cromo trivalente o esavalente è presente, i controlli servivano. La trasparenza è il primo passo di qualsiasi riorganizzazione. Tracciare tutto è il modo di evitare le infiltrazioni”.

Chiude Luca Scarselli, presidente dell’Unione inquilini sezione Valdarno Inferiore: “Non è la prima volta che si parla di rifiuti nella zona del Cuoio e di infiltrazioni mafiore. Ricordo i tempi di Schiavone e della terra dei fuochi. Non solo. Il depuratore di Ponte a Cappiano venne chiuso dalla Dda nel 2012 perché sversava. Con questo scandalo si è usciti dal seminato: non sapremo mai in quanti siti è stato messo il Keu. È inutile mettere la testa sotto la sabbia. Arriveranno i rinvii, e arriveranno altri scandali. E saremo sempre alle solite. E anche i sindacati hanno avuto comportamenti discutibili”.

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