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“Saltano” le deleghe di Salvadori: i retroscena e le motivazioni dietro la spaccatura in giunta

Fuga in avanti e lotte tra le correnti interne: i non detti da una parte e dall’altra

Dimissioni volontarie o revoche delle deleghe. Il botta e risposta tra ex assessore e sindaco in carica ruota attorno a questo dilemma, ma né da una parte né dall’altra si leggono motivazioni credibili del perché i rapporti siano arrivati a un punto di non ritorno. Ieri (15 luglio) è stato uno di quei giorni che segnano la storia politica di Montopoli in Valdarno: i fatti di ieri, e cioè l’uscita dalla giunta di Roberta Salvadori, avranno un peso anche per i prossimi anni, quando i cittadini torneranno alle urne.

“Ho lavorato bene con tutti i dirigenti del comune” dice Salvadori, lasciando intendere che gli attriti non sono certo stati con la parte tecnica “e – continua – le molte attestazioni di solidarietà che sto ricevendo lo dimostrano”. È una questione di rapporti politici: “Una questione di leadership – precisa Salvadori -. Ho riscontrato un attaccamento eccessivo ai ruoli e una paura di perdere la leadership. Il ruolo rimane, ma la leadership se non ti viene riconosciuta la perdi. E temo che in molti non la riconoscano più né a lui (al sindaco Capecchi, ndr) né agli altri”.

Sono scritte fra le righe le motivazioni delle dimissioni. Dichiarazioni equilibrate, ogni singola parola viene soppesata a dovere, ma una cosa l’ormai ex assessore tiene a precisarla: “Io mi sono dimessa il 15 luglio, ma fino alle 23,30 del 14 luglio ho lavorato per il comune”. Il riferimento è al consiglio comunale di del 14 luglio, durante il quale Salvadori ha continuato a esporre il programma della giunta nei suoi interventi. Segno, questo, che lo scontro non è tanto sui contenuti del mandato, quanto sulle modalità. Non si tratta di una dimostrazione di stacanovismo, invece, secondo il resto della giunta rimasta in carica, quanto, piuttosto, di una mancanza di rispetto nei confronti del sindaco, che stava per formalizzare le revoche. Revoche, asseriscono gli assessori, che il Comune è in grado di dimostrare essere arrivate prima delle dimissioni. Intanto, come previsto dal regolamento, il sindaco prepara per la prossima seduta consiliare la relazione con le giustificazioni che stanno alla base della sua decisione. Anche se dall’opposizione insorgono, dicendo che sarebbe stata cosa buona e giusta informare durante il consiglio comunale di due giorni fa.

Sarà un addio alla politica? “Prematuro per dirlo – ha risposto Salvadori – Per ora io lo definisco un inno alla rettitudine. Non mi precludo niente, se sarà un addio o un ulteriore impegno si vedrà”. E lo si vedrà relativamente presto perché la legislatura iniziata a maggio 2019 si avvicina alla sua metà e si inizia a tastare il terreno per la campagna elettorale in vista. Qualche nome come papabile sindaco già circola, anche alla luce del fatto che Capecchi non potrà ricandidarsi, avendo esaurito i due mandati consecutivi previsti per la carica di primo cittadino. E tra le stradine e i vicoli di Montopoli si fa spazio un nome: quello di Marzio Gabbanini. Nome che era già emerso prima della scorsa campagna elettorale, poi rientrato per non spaccare la maggioranza uscente con il rischio di spianare la strada al centrodestra. Finiti i 10 anni di Capecchi, però, sarà diverso: pesano le correnti interne e la sensazione è che dietro a questa mossa – dimissioni volontarie o revoche decise dal sindaco che siano – ci sia, da un lato e dall’altro, la volontà di iniziare a gettare le basi di una futura campagna elettorale.

Da una parte i ‘gabbaniniani’, dall’altra i successori istituzionali di Capecchi più quotati, che stando a fonti informate potrebbero essere gli assessori Alessandro Varallo o Linda Vanni: entrambi al secondo mandato. Ed è in questo solco che si collocano i fatti di ieri: gli attriti tra Salvadori e altri membri della giunta sarebbero arrivati a un punto di non ritorno, tanto da far decidere Capecchi a “liberare il campo” da possibili competitor. Altri, invece, leggono gli eventi come un tentativo di Salvadori di smarcarsi dall’attuale esecutivo per iniziare a costruire qualcosa di strutturato e duraturo per il futuro. D’altra parte, secondo gli osservatori, le condizioni per cercare di emergere non mancano: nelle stanze del municipio in via Guicciardini ci sarebbe disappunto diffuso tra gli stessi esponenti della maggioranza consiliare, ma nessuno finora ha dato segnali concreti in tal senso. Difficile prevedere se lo stacco di Salvadori resterà isolato o se, come si dice in gergo, “si porterà dietro qualcuno”. Per adesso, l’unico dato politico che si registra, è quello del Partito democratico che assicura il proprio sostegno a Capecchi fino a fine legislatura.

Nominata assessore nel 2019, Salvadori era una delle due novità nella giunta Capecchi, insieme a Valerio Martinelli. Medico di sanità pubblica e nutrizionista di professione, il nome di Roberta Salvadori non era nuovo agli ambienti della politica, tanto che era saltato fuori già dal giorno dopo le elezioni con il ‘toto assessori’. La conferma delle previsioni l’ha poi portata in giunta, con le deleghe alla polizia municipale, alla sicurezza e al personale. Deleghe chiave per la gestione della macchina amministrativa.

Negli oltre due anni che è rimasta in carica, fino ad oggi, qualche traguardo l’ha raggiunto: a partire dall’assunzione di nuovi agenti di polizia locale e l’acquisto di un mezzo più moderno, fino al potenziamento degli occhi elettronici diffuso in tutto il territorio. Oltre alla videosorveglianza, Salvadori ha puntato anche a chiudere vecchie questioni aperte da tempo. Due su tutte, la viabilità in via delle Porte e la messa in sicurezza dell’incrocio in piazza Marconi a Montopoli, dove oggi sorge una rotatoria. Ci sono poi le attività ordinarie come il miglioramento della segnaletica, ma anche progetti con le scuole per l’educazione stradale e un nuovo sistema per il coordinamento dell’organico.

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