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Prima campanella, Guazzini (CambiaMenti): “Serve programmazione, non continuare a mettere toppe”

La capogruppo della lista civica di opposizione sottolinea le criticità per la mancanza di spazi adeguati dalle primarie alle superiori

Tutto pronto per il nuovo anno scolastico anche a San Miniato, ma CambiaMenti sottolinea alcune criticità legate al territorio, dopo aver inviato a studenti, alunni e famiglie un auguruo per un anno da svolgersi tutto in presenza e in sicurezza.

“Ma alcune situazioni di criticità  – ricorda la capogruppo Manola Guazzini – che avevamo denunciato si stanno puntualmente verificando. A Ponte a Egola una determina di giunta ha stabilito un pagamento annuo di circa 16mila euro per affittare locali di proprietà privata per ospitare una prima media: e, con una variazione di urgenza; ci vorranno altre 50mila euro per adattare, pur sempre provvisoriamente e precariamente a uso scolastico un ex panificio. Sempre a Ponte a Egola nessuna risposta abbiamo avuto sulla formazione di una prima elementare a tempo pieno con 27 alunni, che risultava da una comunicazione inviata ai genitori a inizio agosto. Ma è evidente che l’amministrazione comunale non è intervenuta, né per premere per ottenere un maggior numero di assegnazioni di tempo pieno, per poter meglio ripartire le iscrizioni, né per discutere con la dirigenza scolastica i criteri di formazione della classe”.

Alla scuola elementare della Serra – prosegue Guazzini – non ci sono stati quest’anno alunni in numero sufficiente da consentire la formazione di una prima classe della scuola primaria, e, nonostante le facili rassicurazioni del sindaco, questo pone un’ipoteca pesante sulle prospettive del servizio scolastico in tutta la Valdegola: noi ribadiamo che, se si vuole discutere, come l’amministrazione comunale pare intenzionata a fare, delle prospettive di consolidamento della funzione residenziale di La Serra e delle sue attività commerciali e associative, questo sarebbe il primo tema da cui cominciare”.

“La situazione è, ahimè, generalizzata – dice la nota – A leggere quello che riportano i giornali sulla situazione delle scuole medie superiori della provincia sembra di leggere un bollettino di guerra. E se alle situazioni di acuto disagio a Pisa e a Pontedera corrisponde, su questo fronte, una relativa calma a San Miniato, ciò avviene solo perché il Marconi vive da quasi vent’anni in una situazione di precarietà ordinaria, e questa ordinarietà viene pagata dall’amministrazione provinciale con l’ammortizzazione di un mutuo per un edificio di proprietà sempre più fatiscente e difficile perfino da svendere nell’Interporto di San Donato e di un canone d’affitto per la sede provvisoria della Scala, per una cifra complessiva di circa 100mila euro l’anno, a cui vanno aggiunti quelli per trasporto all’impianto sportivo di Fontevivo per fare ginnastica.”

“Ci sono sicuramente responsabilità dell’amministrazione provinciale in carica – commenta Guazzini – che dovrà essere chiamata a risponderne. C’è il fatto che, a ormai 10 anni dallo smantellamento delle Province come istituzioni democraticamente legittimate, si sono svuotate le loro risorse umane e finanziarie mentre le competenze, in particolare in materia di scuola media superiore sono rimaste invariate. C’è il fatto che, nella programmazione nazionale dell’attività di governo, la scuola continua a essere la cenerentola, e, ad esempio, di come eliminare le classi pollaio e di come adeguare di conseguenza la rete scolastica si parla pochissimo. Ma a noi interessa soprattutto ribadire che, a livello locale e provinciale, il principio “si apre un buco, ci metti una toppa” prevale nettamente su qualsiasi idea di programmazione, col risultato che di anno in anno i buchi si moltiplicano, le toppe non bastano più e costano un sacco di soldi”.

Noi proponiamo l’idea dei poli scolastici – è la proposta di CambiaMenti – Non si tratta di cattedrali nel deserto: quelle le vuole costruire Giglioli facendo progettare la sede del nuovo liceo da qualche parte tra Ponte a Egola e Molino d’Egola. Parliamo di programmare, di individuare alcune sedi da ristrutturare, potenziandole, ampliandole, mettendole a norma (visto che spesso non lo sono), adeguandole alle esigenze di una didattica di eccellenza e a quelle della sicurezza dopo l’esperienza della pandemia, promuovendo un uso integrato di spazi e attrezzature per diversi ordini di scuola. E tutto questo a partire dal patrimonio esistente e comunque sempre all’interno di ciò che è già costruito. E inoltre di qualificare e riutilizzazione a finalità culturali ed educative di spazi che eventualmente dovessero essere dismessi rispetto a una destinazione scolastica diversa. Questo implicherebbe progettare, programmare, fare la fatica di discutere con la gente frazione per frazione, assumersi la responsabilità di dire alcuni sì e anche alcuni no: si capisce quindi perché Giglioli preferisce continuare a mettere toppe, sperando che ancora per qualche anno bastino”.

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