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Discussione a porte chiuse sulla mozione Condello, che alla fine non si vota

Tesi: "Mi verrebbe da dimettermi, tanta è la nausea che queste persone fanno venire"

Scontro Condello-Tesi, niente di fatto in consiglio comunale. E’ finita (per così dire) senza votazione al consiglio comunale di ieri sera 10 novembre il dibattito sulla richiesta di dimissioni del tecnico comunale avanzata dal gruppo di opposizione “Centrodestra per Montopoli” di Massimo Tesi.

A esasperare il dottore di San Romano e Marti fino a chiedere “la testa” di Fausto Condello, quanto meno dalla carica di responsabile del Centro operativo comunale (Coc), è la sua segnalazione di alcuni post facebook del 2020 sul profilo personale di Tesi all’ordine dei medici e alla prefettura, che hanno portato nei mesi scorsi all’apertura di un procedimento e alla necessità per il consigliere di centrodestra difendersi. Dopo oltre un anno, la vicenda si è chiusa con l’archiviazione della segnalazione l’agosto scorso da parte dell’ordine professionale e Tesi, adesso, vorrebbe chiuderla anche dal punto di vista “politico” (qui la vicenda).

Una discussione, durata circa un’ora, che ieri si è però tenuta rigorosamente a porte chiuse, su decisione della segretaria comunale e motivata dalla necessità di dibattere sulla moralità di un dipendente pubblico. Scontro che si sarebbe dovuto concludere con una votazione segreta, ma che alla fine ha visto la maggioranza dichiarare la volontà di astenersi dal voto in blocco, facendo quindi mancare il numero legale. Le opposizioni, compatte, hanno infine rifiutato anch’esse di proseguire nella votazione, che quindi non si è tenuta.

“Nel consiglio comunale farsa di ieri sera – è il commento del dottor Tesi – nemmeno un barlume di scuse per l’indegna denuncia nei miei confronti, soltanto una fredda e laconica dichiarazione di voto di astensione della maggioranza che di fatto avrebbe reso palese un voto che doveva essere segreto, trattandosi di persone. Anzi, nel corso della discussione il Sindaco stesso mi ha redarguito che non avrei dovuto scrivere quei post. Dopo il danno, le sofferenze, le beffe, ora anche la censura. E pensare che quella maggioranza è lì anche per mio involontario aiuto e infine come non fare spiacevoli illazioni di fronte al muro in difesa di un fatto indifendibile? Se non fosse per dovere istituzionale e rispetto nei confronti delle 900 persone che mi hanno votato, mi verrebbe da dimettermi, tanta è la nausea che queste persone fanno venire, ma siccome farebbe loro troppo piacere io resto a testimonianza delle loro bassezze”.

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