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Camp Darby, manifestazione davanti alla base militare. Gli organizzatori: “Deve chiudere” foto

Prc e Una città in Comune: "Deve essere riconvertito ad usi civili come previsto dalla richiesta approvata tempo fa dal consiglio comunale di Pisa"

Camp Darby, c’è chi grida no all’economia di guerra e lotta per la chiusura della base americana in provincia di Pisa. Sono Prc Rifondazione Comunista, Federazione di Pisa, Federazione di Livorno, Una città in Comune – Pisa che oggi (23 gennaio) si sono trovati davanti alla base militare per manifestare contro il progetto di potenziamento di Camp Darby copromosso dal ministero della difesa italiano. Hanno partecipato anche i segretari regionale e nazionale di Rifondazione comunista Alessandro Favilli e Maurizio Acerbo, oltre al segretario cittadino del Prc Giovanni Bruno e Tiziana Nadalutti, di Una Città in Comune.

“Nel 2017 scoprimmo e rendemmo pubblico il megaprogetto di potenziamento della base militare di Camp Darby, cosa che il Comune di Pisa, la Provincia di Pisa, la Regione Toscana a guida Pd e l’allora governo Gentiloni avevano cercato di tenere segreto – affermano gli organizzatori – La base americana è un nodo logistico determinante per il trasferimento e il trasporto delle armi verso settori strategici dell’area mediterranea in cui sono in corso conflitti alimentati dai governi europei e statunitense a difesa degli interessi forti (per il controllo delle fonti energetiche, per il controllo delle rotte commerciali e militari nel Mediterraneo, nel Mar Rosso…). Da qui il potenziamento di Camp Darby destinato così a diventare sempre più la polveriera del Mediterraneo, svolgendo così un ruolo sempre più importante insieme con il porto di Livorno che è ora collegato a quelli di Aqaba (Giordania) e Gedda (Arabia Saudita) da grandi navi della compagnia statunitense Liberty global logistics, che con un regolare servizio mensile trasportano le armi di Camp Darby in Medioriente per le guerre in Siria, Iraq e Yemen”.

“Infatti – proseguono – il progetto prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria che collegherà la stazione di Tombolo con un nuovo terminal di 18 metri di altezza all’interno della base e un altro terminal più piccolo che avrà le funzioni di controllo e sicurezza. La linea prevede anche la costruzione di un ponte girevole sul canale dei Navicelli e verrà ingrandito il molo esistente Tombolo dock: il tutto per poter gestire un traffico fino a 2 treni al giorno (oggi, di norma, si prevede un treno ogni 2/3 mesi)”.

“Il ministero della difesa del governo italiano – dicono – non solo si è fatto copromotore di questa operazione, ma ha steso un tappeto rosso agli americani definendola un’opera destinata alla difesa nazionale e che, per questa ragione, ha l’esonero dal controllo di conformità urbanistica. Quindi a nulla è valso che queste grandi strutture siano in contrasto con il piano territoriale del parco e con il piano di gestione delle tenute di Tombolo e Coltano! Non solo, anche la valutazione di incidenza, obbligatoria per il fatto che l’area interessata è all’interno di un habitat prioritario (Sic Selva Pisana) tutelato dalle direttive comunitarie 92/43/Cee (habitat) e 147/2009 (uccelli), non ha impedito la realizzazione dell’opera che, tanto per citarne una, prevede l’abbattimento di circa mille alberi nel cuore della riserva. È per la guerra che si vuole intaccare gravemente il prezioso sito natura 2000 Selva pisana – tutelato dalle direttive 92/43/Cee e 2009/147/Ce anche per la presenza di habitat prioritari e specie di elevato interesse -: l’infrastruttura occuperebbe circa 7 ettari con un coefficiente di disturbo su circa 36 ettari e avrebbe significativi impatti negativi su flora e fauna e con la creazione di effetti barriera. La valutazione di incidenza ha avuto infatti esito negativo: il progetto americano è in netto contrasto con gli obiettivi delle direttive e la pianificazione vigente”.

“D’altronde quale migliore motore, per la nostra economia colpita da una crisi sempre più forte anche a causa della pandemia, della guerra? L’Italia, con i governi di centro destra e centro sinistra fino a quello della grande coalizione che sostiene Draghi, si schiera in prima fila accanto agli Usa per garantire ancora una volta che pezzi interi del nostro territorio siano devastati ad uso e consumo degli affari di morte americani. Senza dimenticare inoltre, che dentro Camp Darby è insediato il Comfose (Comando delle forze speciali dell’esercito), per gentile concessione del comando dell’esercito statunitense, all’interno del parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli: esso rappresenta un organismo di formazione e addestramento per le missioni militari all’estero. In questi anni dentro e fuori tutte le istituzioni in cui siamo presenti, dal consiglio comunale di Pisa alla Regione Toscana fino al Parlamento europeo, ci siamo battuti per bloccare questi lavori e oggi rilanciamo la necessità di una mobilitazione che abbia questo obiettivo: fermare questo progetto”.

“Per noi Camp Darby deve chiudere – concludono Rifondazione e Una città in Comune – e quell’area deve essere da subito riconvertita ad usi civili. E’ questa d’altronde la richiesta approvata tempo fa dallo stesso consiglio comunale di Pisa. Non siamo disposti a tollerare che i nostri territori siano servitù per il trasporto di materiale bellico: nessuna infrastruttura civile deve essere messa a disposizione per queste attività. Per questo sosteniamo la battaglia dei portuali di diverse città da Livorno a Genova e la generalizzeremo anche su questo territorio- Facciamo appello a tutte le forze sociali, sindacali e politiche contro la guerra e la militarizzazione del territorio, affinché si costruisca una grande mobilitazione popolare per fermare la realizzazione di questa nuova ferrovia di morte e distruzione e ribadire che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” concludono.

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