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Si vota per il presidente della Repubblica: in lizza due toscani… e mezzo

Fra i papabili ci sono Marcello Pera e Giuliano Amato. Grandi manovre per raggiungere la maggioranza di 505 fra parlamentari e delegati regionali

Quirinale, si scaldano i motori.

Da domani (24 gennaio) i 1009 grandi elettori sono convocati alla Camera per la scelta del successore di Sergio Mattarella. I grandi elettori non rappresentano la somma algebrica dei rappresentanti eletti alla Camera e dei senatori (eletti a vita). A questi, infatti, si aggiungono tre delegati per ogni Regione (uno per la Valle d’Aosta. Si tratta quindi di 630 deputati, 321 senatori (compresi i sei senatori a vita) e 58 delegati regionali. Dalla Toscana i delegati sono il governatore Eugenio Giani, il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo e il portavoce dell’opposizione Marco Landi.

tesserino Antonio Mazzeo Quirinale

Chi ha la maggioranza per queste elezioni? Sulla carta nessuno. Ma rispetto al momento del voto sono molte le modifiche che sono intervenute, tanto da aver arricchito il gruppo misto, che conta 116 parlamentari. Sono 236 i grandi elettori espressi dal Movimento Cinque Stelle, 212 quelli della Lega, 153 del Partito Democratico, 136 di Forza Italia, 116, come detto, del Gruppo Misto, 63 di Fratelli d’Italia, 44 di Italia Viva, 23 di Coraggio Italia, 12 di Liberi e Uguali, 8 di Per Le Autonomie, 4 di liste civiche o partiti regionali e 2 dell’Udc.

Escludendo l’ex premier Silvio Berlusconi, che si è chiamato fuori dalla ‘conta’ sono di diversa estrazione i nomi fatti per ricoprire la carica: dall’ex presidente della Corte Costituzionale Sabino Cassese, 86 anni, alla più ‘giovane’ Marta Cartabia, ministra della giustizia, 58enne. Gli altri nomi sono quelli di Gianni Letta, Giuliano Amato, Marcello Pera, Maria Elisabetta Alberti Casellati, dell’attuale premier Mario Draghi, Emma Bonino, Letizia Moratti, Rosy Bindi, Paolo Gentiloni, Pier Ferdinando Casini, oltre a un improbabile bis di Sergio Mattarella. Outsider, di area centrosinistra, anche Walter Veltroni e l’attuale ministro della cultura Dario Franceschini.

Per eleggere il presidente della Repubblica ai primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi dei 1009 grandi elettori. Dalla quarta votazione in poi servono 505 voti.

Sono 12, fin qui, i presidenti della Repubblica: dopo il capo dello stato provvisorio Enrico De Nicola, sono stati eletti Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella. Due di questi sono toscani: il pontederese Giovanni Gronchi e il livornese Carlo Azeglio Ciampi. Nella truppa dei favoriti della vigilia per la nuova elezione ci sono il lucchese Marcello Pera, presidente emerito del Senato, la senese di Sinalunga Rosy Bindi, ex ministro e un toscano di adozione Giuliano Amato, vicepresidente della Corte Costituzionale, torinese di nascita ma studente del liceo classico Machiavelli di Lucca e laureatosi all’università di Pisa.

Come ricorda l’analisi di Openpolis sul tema Quirinale dal 1949 a oggi solo 2 presidenti (Cossiga nel 1985 e Ciampi nel 1999) sono stati eletti entro le prime 3 votazioni. Quattro invece sono stati eletti al quarto scrutinio (Einaudi nel 1949, Gronchi nel 1955, Napolitano nel 2013 e Mattarella nel 2015). L’elezione più complicata in assoluto fu quella di Giovanni Leone nel 1971, per cui furono necessarie ben 23 votazioni.

Ad oggi, il presidente della repubblica eletto con il più ampio consenso è stato Sandro Pertini, con 832 voti sui 995 presenti e votanti (83,6%). Seguono Giovanni Gronchi (79%) e Francesco Cossiga (76,8%). Sergio Mattarella invece è stato eletto con il 66,8% dei voti, settimo per percentuale di consenso. Quattro sono stati i presidenti della repubblica eletti con meno del 60% dei consensi. Si tratta di Luigi Einaudi (59,4%), Giorgio Napolitano nel 2006 (54,3%), Antonio Segni (52,6%) e Giovanni Leone (52%).

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