No al riarmo, raccolte già 5mila firme: “L’aumento delle spese militari non ha a che vedere con l’Ucraina”

Contrarietà anche alla nuova base a Coltano

“L’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil non ha niente a che vedere con la piena solidarietà verso l’Ucraina aggredita. Questo incremento, se non inserito nel quadro di una difesa comune europea, è un inutile spreco che avrà come risultato solo quello di ridurre le spese per settori come sanità, istruzione, ambiente”.

È questa in sintesi la posizione espressa dai promotori dell’appello contro l’aumento delle spese militari e per la ratifica del trattato contro la proliferazione delle armi nucleari durante la conferenza stampa convocata oggi a Firenze, alla sede Arci di piazza dei Ciompi.

All’iniziativa hanno partecipato Rosy Bindi, Vannino Chiti, Izzedin Elzir, Claudio Martini, Enrico Rossi, Simone Siliani, don Armando Zappolini, Stefano Zecchi.

L’appello, diffuso una settimana fa sulla piattaforma Change.org ha ottenuto sin qui 5.300 firme. Hanno aderito associazioni, università, rappresentanti di realtà religiose, esponenti di varie realtà politiche e tanti cittadini.

Ma per i promotori è solo l’inizio. Oggi si sono infatti svolte le prime iniziative pubbliche per sostenerlo anche ad Ancona Crotone e Messina, mentre il 21 aprile sarà la volta di Napoli. Obiettivo dei promotori: consegnare le firme al Parlamento per chiedere di cambiare le decisioni sugli armamenti nella prossima legge finanziaria.

Nel corso della conferenza stampa i promotori hanno argomentato le ragioni dell’appello sottolineando coralmente che non è un documento di partito e che non deve essere strumentalizzato in tal senso: il suo compito è dare uno sbocco concreto a una domanda che si pongono tanti cittadini preoccupati dagli scenari di guerra. E di aprire una riflessione nei gruppi dirigenti dei vari partiti.

Sempre in quest’ottica, a margine dei contenuti dell’appello, hanno voluto esprimere la loro contrarietà rispetto alla ipotizzata realizzazione di una nuova base militare a Coltano, all’interno del Parco di San Rossore. “Ci facciamo interpreti anche noi delle posizioni di uno schieramento amplissimo di cittadini nel dire ‘no’ a questa decisione.  Pisa ha già rilevanti insediamenti militari. Il parco va valorizzato, non reso oggetto di un intervento pesantissimo. Auspichiamo che il governo ritorni su questa decisione che riteniamo sbagliata”.

Vannino Chiti ha aperto la serie degli interventi sintetizzando contenuti e obiettivi dell’appello: “Non serve aumentare le spese militari; la spesa per la sicurezza, che ci deve essere, va tenuta in un quadro europeo e soprattutto non deve condurre a ulteriori sacrifici sociali. Su queste posizioni contro il riarmo c’è un grande consenso tra i cittadini che vogliamo rappresentare attraverso questo appello e sostenendo le iniziative che vanno in questa direzione come la marcia della pace straordinaria Perugia-Assisi”.

Per Rosy Bindi “C’è anche una “ragione etica” contro l’aumento della spesa militare, perché crediamo che dopo due anni di pandemia sia assolutamente inaccettabile che a fronte dell’aumento delle disuguaglianze si diminuisca la spesa sanitaria, la spesa per l’istruzione, per la ricerca, per la lotta alla povertà, e aumenti la spesa militare”.

Enrico Rossi ha citato un dato a sostegno della necessità di una politica di sicurezza su scala europea: “La Russia – ha detto – spende 60 miliardi all’anno, l’Europa tutta insieme, Regno Unito escluso, ben 230. Questo ci mostra quanto la spesa sia già elevatissima e che se si facesse un unico esercito europeo si potrebbero addirittura realizzare molti risparmi”.

Simone Siliani è entrato anche nel merito della spesa militare: “Nella spesa militare italiana non c’è solo la spesa per la difesa italiana ma c’è una parte importante di esportazione di armi. Quell’aumento finanzia le spese di produzione militare delle imprese italiane due delle quali di proprietà statale, che esportano armi”.

“Il nostro – ha proseguito Claudio Martini – non è un appello di anime belle, che non vogliono misurarsi con la durezza del conflitto. Noi ci misuriamo dicendo parole chiare su aggressore, Putin, e aggredito, Ucraina. L’appello nasce per sottolineare la necessità di dare una spinta alla nascita di una nuova politica europea di sicurezza e di difesa basata non costruendo pezzi di risposta nazionalistica, ma con una politica di difesa comune.

Parole e motivazioni dei due esponenti religiosi presenti, don Armando Zappolini e Izzedin Elzir.

“Il riarmo – ha detto don Zappolini – è preparatorio alle guerre. Papa Francesco parla in modo chiaro e comprensibile di questi temi, mentre non sempre mi pare che questo accada nella Chiesa. Non ho sentito voci dei nostri vescovi ripetere con la chiarezza di Francesco che la guerra è un abominio e che commerciare le armi è un peccato”.

Izzedin Elzir ha evidenziato che “Oggi ogni cittadino deve dare il suo contributo come un atto di responsabilità verso la pace. Per questo è necessario non aumentare le spese militari e impedire che si taglino le risorse per la sanità e scuola, che toccano la vita di ogni persona. Torniamo – ha concluso – a riscoprire la nostra umanità”.

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