San Miniato revoca cittadinanza a Mussolini, Lega: “Ora si pensi anche al Cencione”

Il gruppo: "Si tolga anche la targa falsa della strage del Duomo"

A San Miniato revocata la cittadinanza onoraria assegnata cento anni fa all’allora capo del governo Benito Mussolini. Una decisione che non sollevato le polemiche della Lega: “Ci auguriamo – scrivono – che prima o poi venga cancellata anche  un’altra pagina negativa della storia di San Miniato e finalmente  riconosciuta senza se e senza ma la verità sulla strage del Duomo”.

“Ci auguriamo – prosegue la Lega – che venga ‘revocata’ anche la lapide che raccontò e tuttora racconta una falsità, collocandola in  luogo idoneo che non può essere quello attuale nei loggiati di San Domenico, accanto alla lapide vera, quasi esistessero due verità”.

I problemi, secondo il gruppo, adesso son ben altri: “La solerzia dimostrata dal Comune di San Miniato nell’andare ad indagare nei propri archivi vicende di cento anni fa, non sembra essere stata praticata nella gestione di vicende ben più recenti e certamente più importanti per la incolumità dei cittadini, come dimostra  l’episodio dell’ascensore del parcheggio del Cencione”.

“Il  lungo  fermo dell’impianto, che tanti disagi ha provocato ai cittadini e tanti costi al Comune, poteva essere evitato se gli adeguamenti previsti dalle disposizioni di legge sulla sicurezza fossero stati applicati  per tempo – spiega la Lega – Ma in questa vicenda evidentemente la solerzia  non ha brillato. Oltre al mancato aggiornamento alle norme di sicurezza vigenti, anche l’accertato smarrimento  di importanti documenti  relativi alla gestione dell’ascensore la dice lunga sulla premura che il Comune mette nello svolgimento dei suoi compiti”.

“Documenti  – concludono – che l’Agenzia Nazionale  per al sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali  nella recente verifica  ispettiva effettuata all’ascensore  non ha rinvenuto né presso il locali tecnici dell’impianto né presso la Casa comunale, chiedendo specificatamente conto della grave mancanza”.

 

 

 

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